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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Il silenzio: segreto dell’evangelizzazione e sigillo del mistero

maggio 02, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Edizione 2012 − No Comments

A commento del Messaggio di Benedetto XVI per la 46° Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, proponiamo un articolo di Mons. Domenico Pompili, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana e Direttore Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, che ben sottolinea le forti valenze del silenzio. La riflessione prende spunti dal testo del Messaggio, ma anche da Romano Guardini e  da Sant’Agostino.

0. Un ecosistema da interpretare

Con il suo Messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali 2012, Benedetto XVI invita a fare un esercizio di Gestalt: nella nostra esperienza quotidiana, la nostra percezione non “registra” semplicemente i dati, ma li seleziona, si concentra su alcuni aspetti, mentre altri, pur presenti, restano invisibili. La comunicazione, come la realtà, è un fenomeno complesso,  dove il il “tutto” è più della somma delle parti, e dove molti aspetti (come quelli “ambientali”) restano invisibili. Ma non sempre ciò che è più visibile è anche più importante. È dunque in modo quanto mai opportuno che il Papa ci invita a fare un esercizio di “disimmersione” dall’ovvietà della comunicazione, e a rovesciare l’abituale rapporto tra ciò che nella comunicazione sta in “primo piano” (la parola) e ciò che invece sta “sullo sfondo” (il silenzio), e che tuttavia la rende  possibile e  la “nutre”.  Tale esercizio consente di recuperare l’autenticità e la pienezza della comunicazione come fenomeno complesso e pienamente umano, che apre all’esperienza stessa del Mistero. Vorrei rileggere l’ecosistema che il Papa suggerisce all’incrocio tra silenzio e parola, facendo riferimento ad alcune parole provenienti dal silenzio di alcuni autori contemporanei.

1) Il silenzio non è l’opposto, ma l’altra faccia della parola

Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono parole dense di contenuto (Benedetto XVI).

Riconoscere questa unità e questa totalità è contribuire a superare la frammentazione, il regime delle false alternative, le riduzioni mortificanti che la cultura contemporanea continuamente ci sottopone come “dati di fatto”. Come scrive Guardini, il silenzio appartiene all’essenza del linguaggio:

“E’ proprio dell’essenza di ogni forma di linguaggio l’essere rapportata al silenzio. Solo dal confluire di queste due componenti risulta il fenomeno nella sua interezza. Esse si determinano reciprocamente, poiché solo chi sa tacere, può veramente parlare nello stesso modo che l’autentico silenzio è possibile solamente a chi sa parlare (R. Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, Brescia, Morcelliana, pp. 15-16).

In una lunga nota di “Mondo e persona”, sempre Guardini descrive parola e silenzio come le due componenti di un unico fenomeno, le due “tessere” che solo nel loro reciproco appartenersi formano l’unità, il “simbolo”. Forse si potrebbe dire che parola e silenzio nella loro unità reciprocamente costitutiva sono simbolo della verità, che è insieme detta e nascosta, luce e ombra, chiarezza e mistero inesauribile.“Per esistere personalmente, l’uomo deve anche tacere. Non essere muto; il mutismo è mancanza di parola, in cui la persona soffoca. Al contrario, il tacere presuppone la persona. Solo essa può  trovarsi in quella quiete raccolta che si chiama silenzio, così come solo la persona è in grado di volgersi verso l’altro e insieme con lui immergersi nella quiete. Anzi, il silenzio appartiene alla parola. Nel mutismo la persona soffoca; nella chiacchiera si corrompe” (R. Guardini, Mondo e persona, Brescia, Morcelliana, 2000 [1995], p.168 n.). Insomma,  silenzio e parola insieme formano una totalità, cioè un simbolo. Separati, al contrario, degenerano.

2) Se parola e silenzio si integrano la comunicazione si rigenera

“Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di espressione particolarmente intensa” (Benedetto XVI).

Cogliere l’unità profonda di parola e silenzio significa ripensarela comunicazione. Questanon può essere ridotta a pura “enunciazione”, ma è apertura all’alterità, cioè capacità di allestire lo spazio dell’incontro che è prima di tutto ascolto. Senza questo vuoto accogliente, questo fare spazio in cui l’io si ritira, non si può incontrare veramente l’altro, e soprattutto l’io non esce dalla prigione di se stesso.

Il silenzio si rivela come l’alterità senza la quale il parlare è chiacchiera: il silenzio è condizione per allestire spazi di incontro con l’altro, per l’ascolto dell’altro e dell’essere. Il silenzio rigenera la comunicazione perché:

– è condizione dell’ascolto dell’altro: “la persona sussiste ordinata all’altra persona nella forma del dialogo. Essa è determinata dall’essenza a divenire ‘io’ di un ‘tu'”(Guardini, Mondo e Persona, 172) ;

– crea il vuoto dell’attesa, la buona passività che ci prepara a riconoscere e accogliere ciò che deve arrivare, la discontinuità che introduce una differenza di valore e un ritmo laddove tende a  prevalere la collezione di istanti “riempiti” di stimoli dentro un presente assoluto e segnato dall’indistinzione  e dall’equivalenza.

– consente di lasciare spazio e valorizzare altri linguaggi che non necessariamente usano la parola, ma non per questo sono meno comunicativi: il linguaggio della tenerezza, della vicinanza attenta, dei gesti di sollecitudine. Gli studi sulla comunicazione non verbale (ma anche, per esempio, l’esperienza dei monaci) mostrano che più il legame è stretto (compresa l’intimità con Dio) meno importanti sono le parole.

In un mondo in cui tutto è quantità, il silenzio ci aiuta a riscoprire la qualità.

3) Il silenzio fa scendere nel più profondo di se stesso

Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o accessorio (…)

(Benedetto XVI).

Il silenzio ê condizione dell’ascolto di sé, della contemplazione, del discernimento, senza i quali non c’è  libertà, ma si resta risucchiati dall’ambiente, “massaggiati” e anestetizzati dalle sue sollecitazioni caotiche. Soprattutto oggi l’overdose informativa rischia di disorientare e di creare una sorta di saturazione del giudizio critico che è come sopraffatto dalla mole di dati in nostro possesso. A ciò si aggiunga un altro elemento che è la capacità del silenzio di rendere corposa la parola che utilizziamo. Senza spazi prolungati di riflessione che decantino i nostri stati d’animo e selezionino i nostri criteri di valutazione si rischia di adeguarsi al fluttuare delle opinioni e di cedere fatalmente alla dittatura del relativismo. Lo aveva ben intuito un gesuita tutto d’un pezzo che a proposito di un certo clima dilettantesco nell’immediato post-Concilio, ha lasciato scritto a proposito di cosa è dialogo.

E un lasciarsi

dondolare

pigramente

sullaltalena del pensiero

e ragnatele di argomenti

che pencolano

nel vuoto.

E un bere

a grandi sorsi

ingordamente

nebbia con fumo.

Cercatori senza ideale,

avventurieri senza eroismo,

eunuchi dello spirito.

Sono stufo

di tante parole

senza idee.

Sono stufo

di tante idee

senza cose.

(p. Mario Rosin S.J.)

4) il silenzio è la condizione dell’ascolto di Dio

“L’uomo scopre nel silenzio la possibilità di parlare con Dio e di Dio”.

Il silenzio è il vuoto che ci consente di accogliere la pienezza che Dio ci offre.

S. Agostino, nel commento alla Prima lettera di Giovanni, usa un’espressione molto bella: Dio “scava” le nostre anime per meglio riempirle:

“Con l’attesa, Dio accresce il desiderio. Con il desiderio, scava le anime. Scavandole, le rende più capaci di riceverlo”. Il silenzio ci aiuta così a rigenerare la stessa esperienza religiosa, mentre il frastuono contemporaneo, l’ansia da silenzio digitale e non, ma anche la deriva intellettualizzante, o all’opposto quella puramente devozionale ne pregiudicano le condizioni di possibilità: “Il silenzio costituisce la prima premessa di ogni esperienza religiosa. Una simile esperienza non si realizza ove manchi un volgersi verso l’intimo (…); solo nel silenzio l’uomo è un grado di predisporsi all’intenzione con cui la sfera religiosa si rivolge a lui. ( Guardini, Linguaggio, poesia, interpretazione, 16).

5)  Il silenzio è il segreto dell’evangelizzazione

A Maria, il cui silenzio “ascolta e fa fiorire la Parola”, affido tutta l’opera di evangelizzazione che la Chiesa compie tramite i mezzi di comunicazione sociale

Il messaggio del Papa si colloca nella riflessione sul linguaggio (che non è pura espressione di concetti) e su ciò che ci insegna la logica della rete (la reciprocità; che la comunicazione non è prima di tutto emittenza, ma condivisione); qui si fa un passo avanti: la condizione della parola è il silenzio, il fare spazio. Parola e silenzio sono media; in particolare il silenzio è il medium che dà visibilità al protagonismo debole del “far essere”, dell’accogliere. Come il linguaggio non è uno strumento funzionale, così il silenzio non è un vuoto di comunicazione (disfunzionale), ma la sua condizione.

L’icona del silenzio attivo è Maria, abitata dalla parola-carne e giustamente richiamata in chiusura del messaggio. Solo il silenzio dà corpo,  peso e carne alla parola che altrimenti è chiacchiera, riempitivo, inconsistenza.

C’è una bella poesia di Emily Dickinson sul silenzio, che lo contrappone al “parlare a voce alta”, che è generalmente il modo in cui chi non ha niente di importante e di vero da dire cerca di affermarsi. Di fronte allo ‘spaesamento’ che caratterizza il rapporto con Dio, e alla nostra ottusità che diventa incapacità di relazione tra di noi e con Dio, è nel silenzio che vanno cercate la verità, la pienezza del mistero inesauribile che anche noi siamo invitati ad abitare, le premesse dell’alleanza.

“L’imbarazzo dell’uno con l’altro

E con Dio

È il limite della Rivelazione,

Ad alta voce

Nulla che sia essenziale,

Ma in silenzio,

La Divinità risiede sotto il Sigillo”.

 

Il silenzio è il sigillo del mistero che non è qualcosa di incomprensibile, ma la fonte inesauribile della nostra speranza.

Don Domenico Pompili