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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Antidoti alla bulimia digitale

maggio 10, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Edizione 2012 − No Comments

Il messaggio che il Papa ha consegnato il 24 gennaio, festa di S. Francesco di Sales, in vista della 46ª giornata mondiale delle comunicazioni sociali ha messo in evidenza gli squilibri che oggi esistono tra silenzio e parola. Troppe parole intasano la comunicazione, rischiano di svuotare il linguaggio della sua efficacia, non lasciano tempo e spazio all’ascolto (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html).

Anche la parola digitale ha iniziato da essere troppo invasiva e lo possono testimoniare con forza gli adulti che cercano di arginare il profluvio di messaggi che figli e nipoti inviano e ricevono in qualsiasi momento della giornata, anche di notte. «Talvolta – mi confida Mara, mamma di due adolescenti – sento il suono di ricezione dei messaggi alle due, tre di notte. Una volta mi sono alzata per andare a spegnere il cellulare di mia figlia, che lo tiene sotto il cuscino, ed ho scoperto che stava rispondendo ad un sms…». La bulimia digitale ha comunque effetti molto pesanti anche sugli adulti, che spesso continuano a lavorare al telefono invadendo gli spazi di ascolto domestici o gestiscono rapporti delicati tramite messaggi che limitano drasticamente le sfumature possibili nella comunicazione in presenza. Non è raro nemmeno che la tv li sequestri durante i pasti, riempiendo il loro vuoto relazionale a scapito della conversazione familiare. Come ristabilire un “ecosistema che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni”, si chiede il Papa nel messaggio consegnato in vista della giornata mondiale della comunicazioni sociali del 20 maggio prossimo.

Giuseppe Castelli, 70 anni, sacerdote, monaco e moderno eremita (fotografie di copertina e del servizio interno di Alberto Roveri).

Proviamo a indicare qualche antidoto, lasciando aperta la strada ad altri suggerimenti.

La contemplazione
E’ un livello di coinvolgimento altissimo, ma si raggiunge con un abbandono semplice che non richiede un grosso sforzo psicologico. Il riferimento è a quell’aggancio potente che scatta dopo l’osservazione delle meraviglie della natura, che provoca stupore, sorpresa, che genera gusto per la vita, non alla contemplazione strutturata o legata a tecniche di preghiera. L’individuo stesso è portato a silenziare i suoi dispositivi per non rovinare l’incanto.

La meditazione
Si tratta di una pratica che prevede un alto livello di concentrazione della mente e che può generare un benessere psicofisico della persona.

La tradizione cristiana beneficia da secoli dei frutti di questo itinerario interiore ma il suo esercizio è ancora riservato a pochi, purtroppo (http://www.meditazionecristiana.org/).

«La bellezza salverà il mondo», afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij. Nella costruzione russa della frase c’è un’anastrofe che potrebbe suggerirci un’altra interpretazione: sarà il mondo a salvare la bellezza. Dedicarsi a cose belle, oltre che utili e pratiche, può aprire canali di comunicazione nuovi dentro di noi. Fare spazio all’arte, alla musica, alla poesia, a una bellezza che non sia solo estetica ma gusto dell’armonia, del genio umano, apertura al trascendente può essere una via per preservare il gusto profondo di una vita troppo spesso stritolata dai ritmi del quotidiano.

Un po’ di digiuno digitale può far luce sui vuoti che ci portiamo dentro e che cerchiamo di colmare ingurgitando immagini, suoni, parole e messaggi senza misura.

di Don Marco Sanavio