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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Comunicare la fede oggi: il web come provocazione, metodo e ambiente per la pastorale

maggio 10, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Evangelizzazione − No Comments

La “rivoluzione silenziosa”

– Il Festival della comunicazione è un’occasione provvidenziale per fermarci un attimo a riflettere sulla rivoluzione in cui siamo immersi, una rivoluzione silenziosa ma che sta sconvolgendo la nostra vita.

E’ la rivoluzione nel campo della comunicazione. Proviamo a pensare ai radicali mutamenti avvenuti in una decina di anni! Quanti nuovi strumenti per comunicare a nostra disposizione: cellulari di tutti i tipi, tv digitale e satellitare, computer e notebook, tablet e  smartphone… Se a questi aggiungiamo la ormai capillare diffusione della rete, ecco email, social group, facebook, youtube, skype…

In poco tempo è cambiato il nostro modo di comunicare. Ma, spesso senza rendercene conto, sono cambiate anche le nostre relazioni e la nostra vita quotidiana. Siamo sempre raggiungibili, sempre connessi, sempre… in rete! Abbiamo “amici” in tutto il mondo… ma rischiamo di non avere più tempo per scambiare due chiacchiere con il vicino di casa. L’essere in rete ormai è una necessità…

Il web ci sta portando non solo a un cambio delle nostre abitudini quotidiane, ma sta provocando grandi mutamenti culturali e sociali che interpella il nostro essere cristiani e scuote e interpella il nostro impegno pastorale.

Il web come provocazione

Gli studi recenti sul web e il mondo digitale sottolineano che il web è un ambiente comunicativo psicologicamente non facile. Se da una parte c’è ormai la necessità di una presenza costante on line per alimentare le relazioni, dall’altra emerge sempre più accentuato il “saltare” delle regole di una buona comunicazione. C’è infatti una crescente difficoltà di darsi dei limiti condivisi, c’è la tendenza ad una estremizzazione sregolata del dibattito, come pure la difficoltà a trasformare davvero le possibilità virtuali di confronto in occasioni di un incontro autenticamente umano.

Nell’uso del web, in generale, si costatano poi delle modalità comunicative, quali la tendenza al costante surfing (passaggio da un argomento all’altro) come pure il riprendere in modo meccanico i link e rilanciare in forma virale frasi fatte, messaggio “copiati”… che segnalano il rischio evidente di superficialità nei rapporti. Spesso inoltre c’è una tendenza ad una comunicazione estremamente sintetica e non necessariamente riflessiva.

E questo emerge ancora più estremizzato quando entriamo in temi “religiosi”. Una recente ricerca che come paolini abbiamo realizzato su ”Le parole della fede e il discorso religioso in facebook”, a cura di Lobina-Bourlot, ci ha rivelato che su argomenti spirituali c’è la tendenza spesso a una banalizzazione degli argomenti religiosi, come ad esempio l’uso del

termine “Dio”, utilizzato spesso in modo distorto (e certamente fastidioso) per esprimere l’intensità di un’esperienza vissuta come incondizionata,  staccando il linguaggio dell’assoluto da Dio. Come pure si notano prese di posizioni estreme, fino a trovare diffusa l’offesa dei valori religiosi, bestemmia compresa.

Al di là di ogni valutazione, l’imponenza di questi usi banali o imprecativi conferma, per quanto in modo negativo e paradossale, l’impossibilità di fare a meno di un qualche tipo di confronto con il divino. E più ancora rivela il perdurante “bisogno” di Dio e dell’incontro con lui, anche in un contesto sociale come il nostro largamente secolarizzato e apparentemente lontano.

Il web come metodo

Il web ha in sé delle peculiarità che stanno cambiando la comunicazione e i rapporti tra le persone, peculiarità che diventano in qualche modo paradigmatiche anche per il nostro operare: il web ci chiede e nello stesso tempo ci costringe a una progressiva trasformazione di strumenti tradizionali per una maggiore efficacia pastorale.

La ricchezza del “fare rete” e l’esperienza di condivisione come esigenza vitale oggi; il “mettere insieme” soggetti disparati, anche opposti, accettando la sfida di essere in piazza insieme ad altri e “alla pari”; il ritrovarsi e associarsi per interessi tematici; il “fare sistema” tra i tanti mezzi, gruppi, ambienti ed occasioni che il navigare in rete offre; l’importanza di avere qualcosa da dire e la qualità della “messa in scena”; la centralità della persona e della sua capacità di scelta;  la brevità come virtù comunicativa, necessaria per attirare l’attenzione e lasciare un’eco che possa diffondersi e magari trasformarsi… sono alcuni dei molti insegnamenti che il web ci offre.

Comunicare nel web sembra un’esperienza davvero simile a quella della parabola: si lancia il seme sulla terra, senza sapere dove esattamente andrà a cadere e se avrà la possibilità di attecchire. Tutto quello che si può fare è lavorare sul seme perché sia della migliore qualità; curare il gesto con cui lo si lancia in modo tale da raggiungere una terra la più ampia possibile.

Il web come ambiente di evangelizzazione

Già da questi veloci accenni ad alcune problematiche che il web ha in sé, ci rendiamo conto che il web è un ambiente comunicativo non facile per l’evangelizzazione, ma dove è necessario esserci visto anche il fluire instancabile del discorso religioso, come evidenziato dalla ricerca citata. Nel tempo del web e nel mondo del web, diventano fondamentali tre imperativi per il credente: devi esserci, devi essere visibile, devi essere credibile!

Ma cosa vuol dire questo per credente e per un operatore pastorale? Dobbiamo, come ci invita Benedetto XVI, “esserci nell’arena digitale” e nelle logiche sociali che il web ha diffuso; ma la nostra non può essere una presenza riduttiva, ma da protagonisti! Una presenza di servizio! Sempre alla ricerca del bene comune, rinunciando al bene privato!

E restarci, cercando di essere presenza di Cristo con il nostro impegno pastorale! Restarci consapevoli di quanto il Signore ci richiede; consapevoli di chi siamo! Restarci non da singoli, ma come comunità ecclesiale! Nella complementarietà delle ricchezze, non nell’appiattimento monocorde. Una grande orchestra, che suona la musica di Dio. Non tanti campanili orgogliosi delle loro campane…

E comunque essere visibili: sono chiamato a mostrare chi sono, non perdersi nella nebulosa del web, ma tramite il web manifestare la bellezza di Dio…

In un mondo che si allontana sempre più da Dio, dobbiamo saper “di tutto parlare cristianamente”… provvedere agli altri, alle necessità del mondo, con lo scopo di “fare a tutti la carità della verità” come amava esortarci il Beato Alberione, nostro fondatore.

Ma anche essere uomini autentici, capaci di dialogo, di confronto. “Ne consegue – ci ricorda Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata Mondiale della comunicazione 2011 – che esiste uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro. Comunicare il Vangelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiaratamente religiosi sulle piattaforme dei diversi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un messaggio senza una coerente testimonianza da parte di chi annuncia”.

Perché questo impegno in rete? Non è per fermarsi in questa piazza, dove avviene di tutto e passa di tutto, ma perché è luogo di incontro privilegiato, pur con tutti i rischi che porta in sé, e può diventare occasione e strumento per arrivare anche all’incontro faccia a faccia, che resta il luogo chiave dell’evangelizzazione. Siamo chiamati quindi ad abitare la rete per “andare oltre”.

don Ampelio Crema, paolino