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Le vendite di e-book superano quelli cartacei in Europa

agosto 14, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Edizione 2012 − No Comments

Nella corsa dell’editoria digitale che ormai da tempo vede sfidarsi l’ebook da una parte e il libro cartaceo dall’altra, sarebbe bene tenere a mente queste due date. Si tratta del momento in cui Amazon (che detiene tra il 70 e l’80% delle vendite totali di ebook nel mondo) ha annunciato che le sue vendite di libri elettronici hanno superato quelle delle carta. Prima negli Stati Uniti e poi – fatto assolutamente nuovo per il vecchio continente – nel Regno Unito.

L’inseguimento è stato rapido, feroce, non privo di tensioni e colpi di scena. L’ultimo, quello di inizio agosto: ogni 100 libri di carta venduti in Gran Bretagna da Amazon, gigante dell’e-commerce mondiale, 114 sono acquistati in formato digitale. In soli 2 anni, da quando nel 2010 la compagnia di Seattle ha aggredito il mercato britannico lanciando l’ eReader Kindle, le vendite di ebook non hanno fatto che aumentare e guadagnare quote di mercato, anche nel pieno della crisi economica. Amazon aveva raggiunto un risultato assai simile negli Usa, poco più di un anno fa. Allora, il 19 maggio del 2011, Jeff Bezos, amministratore delegato della società di Seattle, annunciava che su cento volumi cartacei comprati nel loro shopping online, 105 erano elettronici. Percentuale che oggi appare solo un ricordo visto che il totale del mercato di ebook negli Stati Uniti sta esplodendo. Se nel 2010 – secondo i dati raccolti dallo studio condotto da Rüdiger Wischenbart, The Global eBook Market – le quote di mercato degli ebook si attestavano sotto il 7% del totale, oggi viaggiano verso il 20% e Pricewaterhouse Coopers stima, in maniera assai ottimistica, che entro il 2016 raggiungeranno la cifra record del 50%.

Per capire come in America il mercato editoriale in formato digitale stia attraversando la sua massima espansione basta portare un significativo esempio. Se nel 2011 il fatturato annuo degli ebook rivolti ad un pubblico adulto si attestava sui 220 milioni di dollari e quello dei libri cartacei in prima edizione superava i 300 milioni, la Association of American Publisher deve prendere atto che nel giro di un anno le cifre si sono invertite. Letteralmente. Ora gli e-book per adulti raggiungono i 300 milioni di dollari di fatturato annuo, mentre le prime edizioni scendono sotto i 230 milioni. Il dato più interessante è però quello della letteratura per bambini e adolescenti (o Young Adult, come agli editori piace chiamare questa categoria commerciale). Nel giro di un anno il volume di affari di questo settore è aumentato del 475%, grazie anche prodotti studiati appositamente per i più piccoli.

Se l’espansione degli ebook negli Usa è sempre stata vivace, quella europea è finora stata assai timida. Ma esiste un momento in cui le cose hanno cominciato ad accelerare. Si tratta con precisione dell’agosto di due anni fa, quando Amazon fece sbarcare nel Regno di Elisabetta II il suo Kindle Store, iniettando nel mercato 400mila titoli digitali. Da allora il mercato britannico degli ebook è cresciuto in maniera non difforme da quello statunitense. A giovarne sono stati gli editori che proprio nell’eReader di Amazon hanno trovato il distributore perfetto. Penguin, la storica casa editrice fondata nel 1935 da Allen Lane a Londra, ha visto aumentare del 180% le vendite dei suoi libri digitali, che in due anni hanno conquistato il 14% di tutte le vendite del gruppo (controllato dalla Pearson PLC, proprietaria, tra le altre cose, del Financial Times). Anche un editore indipendente come Bloomsbury ha visto schizzare il suo “fatturato digitale”: da 131mila sterline (105mila euro) prima del 2010 agli oltre 2,3 milioni di pound odierni (1,8 milioni di euro). Oggi, secondo alcune stime di Futurebook, informatissimo blog sull’editoria digitale europea, il mercato britannico degli ebook nel 2011 avrebbe raggiunto i 105 milioni di sterline (132 milioni di euro): il 500% in più rispetto all’anno precedente.

Nel resto dell’Europa l’amore per la carta è più resistente e il mercato dei libri digitali ha una penetrazione assai più faticosa. Dalla Francia alla Germania, passando per la Spagna e l’Italia, le quote di mercato conquistate sono davvero esigue. Secondo le cifre del Global eBook Market si va dall’1% della Spagna e della Germania, fino ad un massimo dell’1,8% dei Transalpini, che però puntano a diventare il secondo mercato europeo dopo la Gran Bretagna e per il prossimo anno prevedono una crescita fino al 3%.

E l’Italia? Nel mercato dei libri elettronici siamo ancora il fanalino di coda, sebbene la richiesta stia crescendo rapidamente. Gli ultimi dati messi a disposizione dell’Associazione Editori Italiani, in termini assoluti, mostrano una crescita notevole. Se nel 2010, anno in cui Amazon arriva in Italia, soltanto lo 0,1% del mercato era rappresentato dagli ebook, oggi questa cifra raggiunge lo 0,9% del totale. I libri «commercialmente vivi» sono passati da poco più di 1600 nel 2009 (lo 0,2% del totale) agli oltre 30 mila di quest’anno, il 4,4% dei titoli in commercio. Anche l’acquisto di ebook è schizzato verso l’alto aumentando in un anno del 55%: nel 2010 solo lo 0,7% dei maggiori di 14 anni acquistava libri digitali, mentre alla fine del 2011 la percentuale è salita all’1,1% e genera un mercato che supera i 12 milioni di euro l’anno. Il mercato degli ebook è stato trainato da una impressionante crescita dei supporti digitali. Alla fine dell’anno scorso la spesa per gli eReader degli italiani ha superato i 130 milioni di euro, crescendo del 718% rispetto all’anno precedente. Il prezzo medio di un ebook è di 11 euro contro i 20,45 euro dei libri cartacei.

Il paradosso è che la vendita di eReader procede molto più velocemente della diffusione dei libri elettronici, ma non c’è da stupirsi. «L’Italia è di qualche anno indietro rispetto agli altri Paesi in quanto diffusione dei device per la lettura delle pubblicazioni digitali», spiega a Linkiesta Alfieri Lorenzon, direttore dell’Associazione Editori Italiani. «Il mercato italiano degli eReader è molto frammentato e genera problemi di compatibilità tra i vari formati di pubblicazione digitale. Cosa che nel mondo anglosassone è limitata dallo strapotere di Amazon». Ma il direttore dell’Aie è fiducioso: «La crescita del settore non è disprezzabile e nei prossimi 5 anni ci porterà sicuramente verso cifre importanti. In tempi brevi il mercato del libro digitale potrà raggiungere anche da noi il 10-15% del totale». Ma per realizzare questa impresa, avverte Lorenzon, «bisogna avere il coraggio di investire in un ripensamento globale del libro. L’ebook non potrà essere una semplice fotocopia delle pagine cartacee. Solo un prodotto con una sua identità e un valore aggiunto rispetto alla carta potrà guadagnare la stima dei lettori: altrimenti perché passare al digitale?».

Purtroppo, gli investimenti da parte delle case editrici sono ancora limitati. La Mondadori – leader nella produzione di ebook italiani – ha digitalizzato solo il 15% del suo catalogo, il Gruppo Mauri Spagnol il 13%, Rcs il 12%, Feltrinelli solo il 5%. Basti pensare che il 50% degli ebook italiani è prodotto da piccole e medie case editrici, anche con pochi, pochissimi titoli in commercio. «Ma è naturale che sia così», prosegue Lorenzon, «i grandi gruppi editoriali, per il momento, digitalizzano le novità e i titoli che vanno forte sul mercato per aumentare le vendite di ciò che già funziona. Con l’espansione del settore, però, nasceranno progetti di digitalizzazione estesa del catalogo, che differenzieranno l’offerta». E chiude con una nota polemica: «Se davvero crediamo negli ebook, sono due le cose da fare. La prima, di carattere culturale, consiste nel puntare sulla diffusione di materiali didattici e universitari in digitale. La seconda riguarda la natura stessa dell’ebook. Oggi l’Europa li considera semplici software, imponendo che siano soggetti all’Iva, che presto in Italia raggiungerà il 23%. Perché i libri che appoggiamo sugli scaffali sono considerati un bene culturale e possono godere di agevolazioni fiscali, mentre gli ebook sono trattati alla stregua di videogiochi?».

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