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Smartphone: cose dell’altro mondo

settembre 25, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Tutti pazzi per i telefoni cellulari dell’era digitale, che si collegano al web e ai social network, dove l’iPhone ha cambiato le regole de gioco. Il rschio di una tecno-dipendenza.

Da quando si è diffusa la notizia mi stanno facendo impazzire” dice Daniel Swartz manager del negozio dell’AT&T di Medford, Massachusetts. E come lui probabilmente stanno impazzendo tutti i suoi colleghi negli oltre 2,200 punti vendita che il principale operatore di telefonia mobile americano (a pari merito con il concorrente Verizon) possiede negli Stati Uniti. La “notizia” è l’uscita dell’iPhone5: un normalissimo aggiornamento di un ormai normalissimo e diffusissimo prodotto, lo smartphone, da parte dell’Apple, azienda leader del settore. Eppure quello che in qualsiasi altro campo non sarebbe altro che un comunicato stampa riportato da riviste specializzate qui ha dominato le aperture di tutti i telegiornali radio e TV, i giornali, i siti web, i blog e soprattutto l’ancora imbattibile (fisico o digitale che sia) passaparola. Inevitabile, e prevista, la pioggia di telefonate, anche perche’ racconta Swartze’ successa esattamente la stessa cosa prima dell’uscita dell’iPhone 2, 3 e 4.

Swartz iniziò a lavorare nel negozio che oggi dirige – all’incrocio di tre sobborghi di Boston ne troppo ricchi ne troppo poveri – 7 anni fa, quando l’unico smartphone (che non si chiamava nemmeno cosi’) era il Blackberry, usato fondamentalmente da chi viaggiava per affari e aveva bisogno di controllare spesso l’email. Prima c’erano i computer palmari, che all’inizio degli anni 2000 entusiasmarono gli appassionati del settore ma che in realta’ non decollarono mai del tutto. Al tempo l’America era ancora indietro in quanto a telefonia cellulare, con una rete piena di “buchi” (alcuni a tutt’oggi non ancora tappati) e una penetrazione dei cellulari sul mercato che superava di poco i due terzi. Nel dicembre 2006 infattii “subscribers” (gli abbonati) erano 230 milioni circa su una popolazione che considerando gli immigrati illegali superava di gran lunga i 320.

“L’iPhone ha cambiato totalmente le regole del gioco” ricorda Swartz un 35 enne dalla battuta pronta, la risposta rapida, e senza quella eccessiva, spesso falsa, gentilezza dei venditori americani. “A fare la differenza è stato il poter usare telefono per una serie di operazioni che primasi potevano fare solo con il computer, ed altre che non si potevano fare neanche con quello come scattare foto e girare video … il tutto toccando lo schermo.” Da allora, quando l’intuizione geniale del compianto patron dell’Apple Steve Jobs presentata da lui stesso il 28 giugno 2007 (quella si’ che fu una notizia!) divento’ un oggettino – per quanto costoso (600 dollari al tempo) alla portata di tutti – lo smartphone (o telefono intelligente) e’ entrato in modo dirompente nella vita degli americani, tutti gli americani, come l’automobile, il forno a microonde o il personal computer avevano fato in passato, ma con una diffusione il cui ritmo non ha precedenti nella storia economica degli USA.

Lo smartphone dell’Apple, (che fino a quel momento aveva prodotto solo computer) prese subito piede, e tutti cominciarono ad imitarlo più o meno legalmente (ne sa qualcosa la Samsung condannata due mesi fa a sborsare un miliardo di dollari per plagio e spionaggio industriale alla ditta di Cupertino) dando tanto per cominciare l‘ultima spinta al mercato dei cellulari – la cui penetrazione alla fine del 2011 era gia’ superiore al 100%: 330 milioni di abbonati circa su poco piu’ di 310 milioni di abitanti (legali) degli Stati Uniti, in altre parole più di un cellulare a testa per un giro d’afffari che, ha garantito agli operatori oltre 170 miliardi di dollari in fatturato. Di questi dallo scorso maggio secondo stime Nielsen (l’oracolo più affidabile della statistica commerciale USA) più della metà sono smartphones, un sorpasso che prelude a una rapida e pressoché totale scomparsa dei “vecchi” cellulari copmpresi i “flip-phones” come qui chiamano i telefoni con lo sportellino a fronte.“Le aziende lo fanno apposta, per far passare la voglia alla gente di comprarli gliene fanno trovare sempre di meno, e rendono sempre più problematica l’assistenza,” spiega Swartz. “In negozio ormai ne sono rimasti appena due o tre tipi e di questo passo prevedo che fra un anno non ce ne saranno piu’”.

Il trend, velocissimo e inarrestabile, ha fatto la fortuna ovviamente di Apple, della coreana Samsung appunto, che nonstante la recente batosta sembra tenere il passo, e nuovi operatori affacciatisi con successo su questo esplosivo mercato come la Cinese LG e la Taiwanese HTC, mentre rischia di segnare il declino di leader storici come Nokia e Motorola. Anche la ‘pioneristica’ BlackBerry con poco più di un 10% del mercato rimastogli, sembra in caduta libera – a causa (anche ma non solo) di un sistema operativo non compatibile con le due principali piattaforme: iOS, creata ed usata dall’Apple e Android, adottata praticamente da tutti gli altri.

“In realtà il 40% dei clienti che comprano uno smartphone da me, non ne ha veramente bisogno”, riflette Swartz con realismo, probabilmente anche un po’ smorzato dal bisogno e la voglia di vendere. “Molti novizi dello smartphone confessano di essere stati convinti dagli amici a fare il salto di  qualità. Molti altri invece, già parte della categoria, mi chiedono l’ultimo modello, senza aver ancora imparato ad usare gran parte delle funzioni di quello che hanno gia’ in tasca,” continua il direttore del negozio mentre dispone gli ultimi arrivi sugli esposoitori con una sincerita’ che a questo punto va palesemente contro il suo interesse, ma tant’e: lo smartphone e’ ormai, tra le altre cose, anche uno status symbol. Alla portata di tutti, però – legandosi a un contratto di due anni, in molti casi si prende anche gratis – e dunque perfetto per tempi di crisi come questi.

E mentre il telefono di Swartz (quello fisso dell’ufficio) continua a squillare, a Cupertino, si fanno i conti: dalle prime stime sembra addirittura che il lancio del nuovo iPhone, con tutto l’indotto che ne deriva, possa arrivare a incidere di mezzo punto percentuale sul PIL degli Stati Uniti. E prima di rispondere all’ennesimo cliente che – Swartz già lo sa – gli  chiederà di non scordarsi di lui (o di lei) quando arriverannoa giorni i nuovi oggetti del desiderio com il numero 5 stampato sopra mi congeda così: “Gli americani da sempre accumulano roba di cui, in realtà , potrebbero fare benissimo a meno. Non vedo perché il telefono debba fare eccezione”.

Stefano Salimbeni
Da Famiglia Cristiana del  24/09/2012