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28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
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Una tavola rotonda per ricordare la nascita della sala stampa vaticana in occasione dei 50anni del Concilio Vaticano II.

novembre 08, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Con questo intento l’università Lumsa insieme ad Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana), hanno promosso a Roma il convegno “La nascita e lo sviluppo della Sala stampa vaticana: dal Concilio ad oggi”. “Una struttura moderna e sempre all’avanguardia, attenta alle esigenze dell’informazione laica e religiosa”, ha affermato in apertura il suo direttore, Padre Federico Lombardi, definendo così la Sala stampa della Santa Sede, che fu istituita nel 1966, sulla scia dei lavori conciliari e come evoluzione del servizio stampa, a supporto del lavoro dei giornalisti.

All’incontro, erano presenti il rettore della Lumsa, Giuseppe Dalla Torre, il presidente nazionale dell’Ucsi, Andrea Melodia, i vaticanisti Gianfranco Svidercoschi e Raniero La Valle, i docenti Lumsa, Giuseppe Ignesti e Gennaro Iasevoli, il direttore de “L’Osservatore Romano”, Gian Maria Vian, Mons. Pierfranco Pastore, ex vicedirettore della sala stampa vaticana e il già direttore della sala stampa vaticana, Joaquín Navarro-Valls.

Gli illustri comunicatori e giornalisti, che hanno vissuto quegli anni di grande fermento, nel corso della mattinata hanno raccontato come la Chiesa si aprì  al mondo, cambiando il suo modo di comunicare e sancendo non solo un momento di crescita, ma anche di incontro per essa.

Un ruolo, quello detenuto dalla Sala Stampa vaticana, che negli anni si è evoluto, tenendo il passo ad una comunicazione, in un epoca dominata dalla ricerca forsennata dello scoop, e che al tempo stesso richiedeva trasparenza. E proprio parlando di trasparenza Padre Lombardi afferma che “è una via obbligata da percorrere con coraggio per il bene e la credibilità della Santa Sede e della Chiesa”, ha rimarcato Lombardi, “La sala stampa è un luogo cruciale in cui, da una parte si tenta concretamente di crescere nella domanda di trasparenza, generale, ma anche rivolta specificatamente alla Chiesa e alle sue istituzioni”.

Mentre ricordando gli anni del Concilio, il vaticanista Raniero La Valle, ha evidenziato come uno degli aspetti più rilevanti che hanno caratterizzarono, almeno la prima parte della sessione del Concilio, era l’informazione legata al segreto. “Molti atti del Concilio erano coperti dal segreto e quindi noi spesso ci trovavamo nella condizione di sapere delle cose che non potevamo dire”, ha affermato La Valle. “Nessuno aveva ancora capito che cos’era veramente un Concilio, ma quando ne prendemmo tutti coscienza, quando intendemmo che la Chiesa, proprio attraverso il Concilio, era diventata di per sé notizia, alla fine si comprese che il segreto non poteva più essere mantenuto, salvo a continuare a dare adito a certa stampa di tipo laico”.

Decisivo nel far maturare l’organo della Santa Sede è stato il pontificato di Giovanni Paolo II. Al fianco del Papa comunicatore, il giornalista spagnolo Joaquin Navarro-Valls, che fin dall’inizio del suo servizio, cambiò l’assetto della sala atampa, puntando su chiarezza dell’informazione e diritto della gente ad essere informati, così come il relativo diritto di comunicare.

 “Il problema non era più  cosa dire, ma nel perché lo si faceva”, ricorda Navarro-Valls, che sottolinea come fu indispensabile caratterizzare il lavoro della sala stampa, facendo risaltare l’aspetto universale della Chiesa e soffermandosi non solo ai “pronunciamenti del Papa”, ma anche raccontare il ricco e complesso mondo della Santa Sede.

Francesca Baldini