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La Rete, un grande magazzino di idee

novembre 28, 2012 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

“La  Rete, per dirla con Karl Popper, viene usata come un ‘terzo mondo’ che vive per conto suo, come un grande magazzino di idee per l’uomo. Viene utilizzata anche per confermare e generare i rapporti tra le persone: nessuno di noi, infatti, penserebbe di abbracciarsi attraverso Internet perché c’è sempre bisogno della nostra corporeità”.

Così don Bruno Cescon, direttore del settimanale “Il popolo” di Pordenone e docente universitario, è intervenuto il 27 novembre 2012  alla diretta che ha inaugurato il secondo modulo 2012 del “laboratorio cultura e comunicazione” del Copercom su “Anno della fede e comunicazione”. L’appuntamento è stato dedicato al tema: “Il Vangelo e il tessuto culturale unitario: come rispondere ai frammenti della comunicazione digitale?”.

Per don Cescon “il mondo è quello in cui viviamo, che si interseca tra vita reale e virtuale. È un universo caleidoscopico composto di tanti mondi e noi ci stiamo abituando a questo rapporto molteplice. Dobbiamo cercare un ago per tessere queste diverse esperienze, come ad esempio quelle religiose. Un bambino, che finora non aveva grandi contatti con il mondo esterno, adesso è in grado di comunicare anche con coetanei di altre fedi e culture”.

“Siamo dinanzi ad un pluralismo totale. Un confronto di verità tra le diverse religioni perché ogni visione del mondo tiene per sé la verità. Questo confronto – ha aggiunto don Cescon – non può trovare una risposta in internet perché la Rete è un magazzino dove c’è tutto ma non c’è una gerarchia, non c’è un criterio di lettura dei fenomeni. Questo criterio di lettura deve venire dall’educazione. Il grande rischio, infatti, è il relativismo”. Confrontandosi con gli utenti collegati in chat, il direttore de “Il popolo” ha ricordato che “la tecnologia può essere usata in modo corretto o meno”: “Si tratta di uno strumento particolare e dipende da noi l’uso che ne facciamo, in base alle intenzioni che vi poniamo dentro. Possiamo usarla per la verità o per la falsità, per l’uomo o contro l’uomo. Cercare Cristo dentro internet significa cercare l’uomo, dentro a tutte le espressioni che emergono dalla Rete”. D’altra parte, “grazie all’interattività si possono scambiare opinioni ed esperienze tra credenti e non, ma è importante aver elaborato una propria convinzione ed una propria fede. Bisogna essere in grado di porsi in dialogo con le realtà culturali più diverse e questa relazione, in internet, può rafforzare i credenti”.

Secondo don Cescon, “la vera povertà oggi non è quella materiale ma quella di chi non può crescere nell’istruzione e nella cultura. È vero che Internet può rischiare di escludere qualcuno ma, per altri aspetti, la possibilità di collegarsi anche attraverso un telefonino agevola a tutti l’accesso all’informazione”. Facebook può aiutare anche a “raccontare il proprio credo, le proprie esperienze, senza scendere però nella propria intimità”: “Su Internet e sui social network si può parlare anche di Cristo. Può darsi che qualcuno non capisca, ma questo succede anche nelle relazioni dirette”.

Nella Rete, ha concluso don Cescon, “occorre utilizzare un linguaggio semplice e immediato, anche per raccontare la fede, traducendo le esperienze religiose con le parole della vita di tutti i giorni”.

di Riccardo Benotti – Copercom