Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Un Concilio comunicativo. Intervista a Mons. Dario Vigano’ sul suo ultimo libro

gennaio 28, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Mons. Vigano’, il Concilio Vaticano II ha sancito non solo una svolta storica, donando alla Chiesa uno stile comunicativo, ma ha saputo soprattutto rendere il carattere ‘universale’ di essa. A 50 anni di distanza da quell’evento, la lezione del Concilio è ancora viva e pienamente attualizzata?

A meno di 100 giorni dalla elezione a Papa, Giovanni XXIII annuncia il Concilio Vaticano e la prima scelta è quella di affidare il lavoro di preparazione non al Sant’Uffizio ma alla Segreteria di Stato. La Segreteria di Stato è al corrente dei problemi delle Chiese locali sul territorio, come ad esempio l’andamento delle vocazioni, le questioni della libertà religiosa nel mondo, la possibilità della Chiesa di operare secondo il mandato di Gesù “andate e annunciate a tutti il mio Vangelo”. Insomma la preparazione del Concilio indicava la strada: una assise di Padri che dovevano cercare di comprendere come vivere la fedeltà alla Tradizione nei vari contesti culturali e sociali.

Inoltre il Concilio si celebra negli anni proprio negli anni in cui i mezzi di comunicazione di massa e in particolare la televisione si diffondono in maniera massiccia. A Roma dunque arrivarono giornalisti e cine-teleoperatori da tutto il mondo per raccontare a tutto il mondo il grande evento. L’opera della tv, della radio e, certamente anche dei giornali, fu importantissima per il Concilio.

Nel suo libro (Il Vaticano II e la comunicazione. Una rinnovata storia tra Vangelo e società’,  Paoline), lei fa un lungo excursus dei momenti salienti del Concilio, dando risalto anche a figure importanti, che fanno emergere il carattere poliedrico ed innovativo di quei momenti, ma soprattutto di come il carattere comunicativo, si sia evoluto anche grazie ai media di massa, come la televisione e si parlasse di ‘villaggio globale’. Sarebbe stato inevitabile quindi dar risalto alla comunicazione, considerato i tempi che si stavano vivendo? Ed oggi con l’avvento del web e dei social network, come possiamo declinare quella lezione?

Come detto l’annuncio e la celebrazione del Concilio Vaticano II avvengono negli anni dei grandi eventi mediali. Basti pensare al successo del primo grande evento della storia teletrasmesso, le Olimpiadi di Roma del 1960. Così in quegli anni, la Rai, insieme ai grandi circuiti cine-televisivi internazionali, si trova a mettere al centro del proprio interesse non lo sport quanto la religione, non città dei Giochi olimpici, bensì piazza ecumenica, piazza San Pietro. Se negli anni del Concilio, quindi, il centro del “Villaggio globale” è appunto piazza San Pietro, oggi probabilmente luogo a cui guarda il mondo è la Rete, è Internet. Come ha ricordato, infatti, papa Benedetto XVI, nel Messaggio per la 47ª giornata mondiale delle comunicazioni sociali, le reti sociali digitali “stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità”. Occorre, dunque, essere presenza attenta ma attiva, partecipe negli infiniti spazi digitali; dobbiamo prendere parte al vivace scambio socio-culturale che si svolge nell’odierno “Cortile dei gentili”.

Nel volume lei dà ampio spazio al documento dell’Inter Mirifica, sottolineando però come sia, sì un documento spartiacque, ma che non ha introdotto nella Chiesa la questione della comunicazione in assoluto, per che cosa questo documento è necessario introdurlo nella biblioteca di chi vuole lavorare con la comunicatore sociale? Qual è la marcia in più della Inter Mirifica?

Il documento Inter mirifica ha avuto una storia sia nel processo redazionale sia nella vita in aula conciliare, realmente complesso.  Comunque sia alla fine, tra le mille fatiche, il 4 dicembre 1963 venne approvato. La data di approvazione solenne indica anche il motivo, o almeno uno dei motivi, per cui il documento di fatto emerga come un piccolo documento rispetto al patrimonio dei grandi documenti del Concilio. Infatti siamo alla fine della seconda sessione e i padri conciliari avevano dato moltissimo tempo alla discussione sullo schema sulla liturgia. Il tema della liturgia è un tema sentito come intimamente connesso con il loro ministero: sanno bene di cosa si tratta, hanno studiato per anni la sacra liturgia e discutere su tale questione si sentono a proprio agio. Al termine della discussione rimane poco tempo prima della chiusura della sessione e non era possibile iniziare la discussione su un tema come ad esempio la Chiesa. Si preferì dunque avviare la discussione sulla comunicazione. Il poco tempo ma soprattutto la percezione che fosse un tema non così pertinente e specifico la missione della Chiesa, sono fattori che hanno creato un certo disinteresse e, a volte, anche violente contrapposizioni.

L’eredità dell’Inter Mirifica è fondamentale, poiché rappresenta l’avvio della teologia della comunicazione, che seguirà poi in Communio et progressio, e in generale un prendere atto dell’importanza della dimensione comunicativa per la Chiesa. Oggigiorno occorre probabilmente re-immergerci nel movimento dello Spirito che caratterizzò il Vaticano II e a vivere l’esperienza credente come “una ginnastica del desiderio”, come sottolinea Sant’Agostino, delle cose del Cielo. Come dire, la necessità di “rinascere dall’alto” (Gv 3,3) perché la nostra vita, la nostra testimonianza e la nostra comunicazione siano opera dello Spirito, unico capace di attrarre nel seno del Padre.

Per concludere è importante notare come al termine del libro, sia inserito anche un dvd, contenente materiale con documenti inediti. Come mai la scelta di arricchire il volume con questo supporto video?

Il DVD, contenente quattro filmati d’epoca sul Concilio Vaticano II, realizzato grazie al lavoro di recupero e di restauro svolto dall’Istituto Luce Cinecittà rappresenta non solo un prezioso supporto per immergersi nello spirito del tempo, per cogliere grazie alle immagini del Luce il contesto religioso, socio-culturale e mediale del Concilio Vaticano II tra il 1962 e il 1965, ma anche un vero e proprio supporto documentale.