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Giovani: emergenza cyber bullismo

febbraio 05, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − No Comments

Una ricerca promossa da Save The Children dimostra che per il 72 per cento di giovani e giovanissimi italiani il cyber bullismo è il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo.

Save The Children ha promosso un’indagine, realizzata da Ipsos, intitolata “I ragazzi e il cyber bullismo” e diffusa alla vigilia del Safer Internet Day, la Giornata istituita dalla Commissione europea per la promozione di un utilizzo sicuro e responsabile dei nuovi media tra i più giovani. E i dati emersi sono molto preoccupanti. A quanto pare, monitorando le modalità di fruizione del Web da parte dei più giovani, la ricerca ha messo in luce un’inclinazione sempre più frequente, tra giovani e giovanissimi, ad adottare una socialità aggressiva, denigratoria, discriminatoria e talvolta addirittura violenta.

I social network sarebbero, vista il loro diffuso utilizzo tra i più giovani, la modalità d’attacco prediletta dal cyber bullo (61%), che di solito infierisce sulla sua vittima con diffusione di foto o immagini denigratorie (59%) o creando dei gruppi “contro” la vittima (57%). 4 minori sui 10 sono risultati testimoni di atti di bullismo on line verso coetanei: le vittime dei cyber bulli sono state “individuate” e discriminate perché diverse per aspetto fisico (67%), orientamento sessuale (56%) o in quanto stranieri (43%). In generale, quindi, la “diversità” in tutte le sue declinazioni è risultata una componente principale nella selezione della vittima da parte del cyber bullo. Dato ancora più preoccupante, seppur prevedibile, la scuola è risultata il luogo d’elezione del bullismo, in particolar modo per i pre-adolescenti maschi (86%). 

“I ragazzi trascorrono gran parte del loro tempo tra i banchi ed è lì che sperimentano una buona fetta della loro socialità”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save The Children Italia. “Il ruolo della scuola è di primaria importanza per valutare e implementare interventi mirati contro il dilagare del cyber bullismo. L’insegnante deve essere parte attiva insieme alla scuola nella costruzione di strategie preventive e di contrasto al fenomeno. Ma il bullismo è un fenomeno assai complesso, quindi è necessario uscire da un’ottica emergenziale legata al singolo caso e prevedere interventi strutturali a lungo termine”.

Per la maggior parte dei ragazzi intervistati, gli episodi “virtuali” di bullismo sono in realtà assai più dolorosi, perché non esisterebbero limiti temporali alla minaccia del bullo  – potrebbe accadere a qualsiasi ora e continuare all’infinito – senza contare che l’anonimato permetterebbe in apparenza all’aggressore virtuale di sfuggire alle conseguenze penali (50%). Per la maggior parte degli intervistati, le conseguenze più gravi atterrebbero alla sfera della socialità, ma in molti sarebbe ben presente anche la possibilità di effetti più gravi, come depressione e prostrazione psicologica che potrebbe sfociare persino in atti di autolesionismo (44%). 

Dall’indagine di Save The Children emerge comunque un dato confortante: il ruolo dell’adulto è stato individuato dalla stragrande maggioranza degli intervistati come fondamentale per la ricerca di una soluzione al problema, che si tratti di un genitore o di un insegnante. Le contromisure più indicate, secondo i ragazzi, sarebbero attività di informazione,sensibilizzazione e prevenzione con il coinvolgimento di scuola, istituzioni, aziende e degli stessi genitori.

È esattamente in questa ottica che si è indirizzata finora l’attività di Save The Children, che, all’interno del Comitato per la promozione e la tutela dei diritti on line dei minori, l’anno scorso ha realizzato un cartoon dedicato al fenomeno, disponibile anche in un’applicazione per Apple e Android (www.sicurinrete/superkids.it), ma ha anche presentato un’agenda strategica alla Camera dei deputati in occasione del Safer Internet Day.

“Nel 2007 furono istituiti gli Osservatori regionali sul bullismo che garantivano un monitoraggio costante del fenomeno, nonché il supporto agli interventi riparativi”, conclude Valerio Neri. “Inoltre era stata prevista una valutazione in itinere dell’operato degli osservatori. È stata fatta? Con quali risultati? In caso contrario, prima di rispondere sull’onda dell’emotività determinata dalla sempre maggior frequenza degli episodi, sarebbe opportuno verificare ciò che è stato già fatto, per non ripartire ogni volta da zero e promuovere le modifiche che rendano gli interventi più efficaci”.

Per maggiori informazioni consultare il sito: www.savethechildren.it

Francesco Rosati, FC 05/02/2013