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28 maggio 2017
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Il “mood”? Sussurro di una brezza leggera

febbraio 18, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments
di Marco Sanavio*, tratto dal sito del Copercom
Giant Global Graph”, il “Grafo globale gigante” è un termine coniato nel 2007 da Tim Berners Lee, inventore del World Wide Web, per descrivere la mutazione avvenuta nella Rete dopo la comparsa del web semantico e il potenziamento dei social network. Per “grafo” si intende un livello astratto di rappresentazione delle relazioni sociali che gli utenti determinano tramite la loro interazione sul web. Nella logica del “Grafo globale gigante” (GGG) non è centrale lo scambio di informazioni e documenti tra gli utenti della Rete, come avveniva negli anni ’90, ma è fondamentale il valore che essi assumono nella relazione tra i cybernauti. È una ricerca di senso che si innesta dove prima c’era semplicemente un passaggio di nozioni. Benedetto XVI lo rileva con chiarezza nel suo messaggio per la 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sottolineando come anche il semplice “scambio di informazioni possa diventare vera comunicazione, i collegamenti possano maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione”.
Inserirsi in un tessuto relazionale così profondo e radicato come quello creato dal web, soprattutto per le ultime generazioni, significa incrociare anche le questioni fondamentali della vita e del suo senso che andrebbero colte in maniera coerente con la logica della Rete. “Internet – spiega suor Angela Ann Zukowksi di Dayton, una pioniera della pastorale mediata dall’elettronica – è un dialogo che permette di condividere beni spirituali, secondo la logica del mercato”. Le regole del gioco, quindi, richiederebbero di operare secondo strategie di domanda-offerta, anche se si ha a che fare con realtà spirituali, mentre si ha spesso l’impressione che ci sia un’offerta sovrabbondante di proposte pastorali on line che non hanno alla base una precisa domanda dell’utenza. Internet può trasformarsi in “porta della fede” se diventa innanzitutto luogo di testimonianza credibile in risposta a pregiudizi e critiche che incrostano la relazione mediata dall’elettronica. Il “mood” (stato d’animo), per usare un linguaggio tecnico di chi opera professionalmente nei social network, non può essere quello dei toni accesi, ma dell’ingresso umile all’interno di un tessuto già reso ipersensibile dalla mancanza di fisicità. “Sussurro di una brezza leggera” suggerisce Benedetto XVI nel messaggio “Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione”, ricordando come Dio si rivela al profeta Elia.
Come evitare, però, il miraggio ingenuo che un’interazione in Rete, anche molto caratterizzata con contenuti religiosi o testimonianze di fede, equivalga automaticamente a un’opera di evangelizzazione? La strategia più interessante, oggi, per rispondere a questo equivoco sembra quella “blended”, mista tra relazioni mediate dall’elettronica e incontri in presenza. Si coglie la domanda in Rete per suggerire un incontro in presenza, si propone un’esperienza dal vivo per poi far continuare il contatto attraverso la posta elettronica o i social network. Lo mette in rilievo anche il Papa nel messaggio sopra citato: “Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede”. Si tratta di un percorso interessante da esplorare che presuppone, però, una certa vicinanza fisica tra chi fa la proposta pastorale e chi ne coglie l’opportunità, con l’obiettivo di stabilire una relazione più completa possibile in tutte le sue dimensioni, anche quella elettronica.
*Direttore Ufficio comunicazioni sociali diocesi di Padova