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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Senza paura nei sagrati digitali

febbraio 28, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Di seguito riportiamo il commento di Rita Marchetti, Sociologa della comunicazione Università degli studi di Perugia, al messaggio di Benedetto XVI per la 47esima GMCS. 

“L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani”: lo dice con chiarezza Benedetto XVI nel messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali del 2013, fotografando una realtà che è ormai sotto gli occhi di tutti. La Rete è diventata uno dei tanti modi attraverso cui impariamo, organizziamo il nostro tempo e il nostro lavoro, ci relazioniamo con gli altri e viviamo anche l’esperienza religiosa. Per dirla con una nota metafora, “Internet è scesa dal firmamento ed è entrata nella vita quotidiana”.

Le reti sociali sono ormai la conformazione che domina Internet rispondendo a un bisogno fondamentale dell’uomo che è quello di relazionarsi con altri. Non è un caso che, guardando in particolare all’Italia, quasi i 2/3 di chi utilizza Internet ha un profilo Facebook (Fonte:www.internetworldstats.com). La crescita dell’accesso mobile poi ci rende sempre più connessi da qualunque luogo e in qualsiasi momento della giornata favorendo un intreccio inestricabile che ci coinvolge completamente.
In questo coinvolgimento totalizzante, Benedetto XVI ci invita a riflettere sul fatto che nei network sociali “si comunica se stessi”, ricordando quanto aveva già affermato nel messaggio del 2011 parlando dell’autenticità, di essere fedeli a se stessi nella ricerca di condivisione. Quando siamo online con il nostro profilo o il nostro account personale non siamo altro da noi. Quando pubblichiamo, twittiamo, tagghiamo, condividiamo, diciamo qualcosa di noi e offriamo una testimonianza, tanto che – prosegue il Papa – “si comunicano scelte, preferenze, giudizi profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita”.
Lo hanno capito, ad esempio, alcuni dei sacerdoti che hanno scelto di essere presenti nel web con un proprio account. Da una ricerca realizzata dall’Associazione Webmaster Cattolici Italiani (WeCa) sull’uso di Internet nelle parrocchie, è emerso che molti sacerdoti, oltre alla presenza più istituzionale e a forme di comunicazione espressamente dirette all’evangelizzazione, esprimono nel social network interessi più propriamente personali affrontando anche argomenti non esplicitamente riferiti al Vangelo: commenti a film, musica, eventi di cronaca o temi al centro del dibattito pubblico. Tale uso amplia le possibilità di incontrare altri, come in una sorta di sagrato digitale, su temi d’interesse per coloro che sono lontani dalla fede. Si tratta di una possibilità che è aumentata rispetto a qualche anno fa quando la presenza in Rete della chiesa parrocchiale era soprattutto di tipo istituzionale (mi riferisco in particolare ai siti parrocchiali).
Per far sì che le reti sociali siano però effettivamente “porte di verità e di fede”, occorre conoscere le dinamiche che regolano l’ambiente digitale. Tale comprensione, afferma Benedetto XVI, costituisce il necessario “prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso”. Essere innanzi tutto coscienti del fatto che i social network sono nuovi luoghi di aggregazione che le persone frequentano quotidianamente per rispondere ai propri bisogni di conoscenza e di condivisione. Che i social network somigliano un po’ alla vita comune dove per essere incisivi occorre essere credibili, generare fiducia. E che soprattutto non sono un mondo parallelo ma anzi la Rete è strettamente legata ai luoghi fisici in cui le persone vivono in un processo di interscambio reciproco continuo che può dar luogo a occasioni di incontro face to face in grado di far vivere pienamente anche l’esperienza di fede.
Tratto dal sito del Copercom del 25/02/2013