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Sì, la rete cambia l’azione sociale

marzo 05, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Riportiamo di seguito il commento di Gianni Bottalico, Presidente delle Associazioni cristiane lavoratori italiani, sul messaggio di Benedetto XVI per la 47esima GMCS.

La Rete cambia il modo di pensare e vivere l’associazionismo? E quindi, per le Acli, il modo di organizzare la cittadinanza attiva, la partecipazione politica e la solidarietà? Ormai la risposta – anche alla luce del messaggio del Santo Padre per la 47esima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (12 maggio 2013), Reti sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione – è praticamente scontata: essere o non essere in Rete, piattaforme sociali incluse, anche per i soggetti ecclesiali e le organizzazioni sociali non è più una questione da dibattere.
La questione è da tempo spostata sul “come” più che sul “se”. Ed è una questione impegnativa, sia in termini di risorse che di riflessione. Scrive appunto Benedetto XVI: “Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze”.
Nella Rete non viaggiano solo futilità e superficialità, chiacchieroni da bar e narcisisti più o meno interessanti. In Rete ci sono anche persone che cercano aiuto e domande che richiedono almeno ascolto se non risposte definitive e immediate, perché “l’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani”, spiega Sua Santità.

L’ansia per il come, l’amnesia del dove
Anni fa, quando ci fu l’ingresso del marketing nel mondo delle associazioni e del terzo settore o, meglio, del terzo settore nel mercato (dei fondi pubblici e comunitari, degli sponsor, delle donazioni…) assistemmo, da un lato, all’irrigidimento di molti attivisti e volontari; dall’altro, a un’ansia un po’ maldestra di pura applicazione delle tecniche mutuate dal mondo profit.
In troppi e per troppo tempo non ci siamo accorti che la novità non stava tanto o non solo nel “come”, nell’imparare a padroneggiare con scioltezza espressioni di tendenza come target,stakeholder o nel sapere fare una “segmentazione di mercato”.
La novità stava nel rendersi conto che anche “i buoni” si trovavano a vivere nei fatti in un “mercato”, appunto, un luogo – come la Rete – con le sue regole e i suoi abitanti che per vari motivi vogliono sapere chi sei e valutano il tuo operato. E se non ci sei tu a spiegarlo, qualcun altro, bene o male, lo farà per te.
La sfida che oggi ci pone la nostra presenza in Rete, tanto più per chi è chiamato a testimoniare il Vangelo, è per certi versi simile.
“Fare le Acli” sul web e sui social
Le Acli sono una realtà associativa e di promozione dei diritti nata prima della fine dell’ultima guerra, in un preciso contesto storico e sociale, in determinate condizioni e con specifici gruppi di portatori d’interesse a cui dare ascolto e offrire sostegno. Oggi, come suggerisce all’inizio del messaggio Benedetto XVI, anche noi siamo dunque chiamati a soffermarci “a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova ‘agorà’, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità”.
Credo che nel nostro specifico siamo chiamati ad abitare più e meglio questa piazza. E credo che il nostro specifico sia soprattutto migliorare la nostra capacità di ascolto, di “integrazione” e mediazioni di idee e iniziative sociali di chi ci segue e di chi ci ascolta. Che poi è proprio quello che noi abbiamo sempre chiamato “fare le Acli”: nei circoli e nelle piazze di paese come nelle nuove piazze digitali ma non meno reali della Rete.
Tratto dal sito del Copercom