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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
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nel nostro tempo

Il Vaticano raccontato al tempo dei social network

marzo 13, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Intervista ad Andrea Gagliarducci

Classe 1982, cresciuto in un paesino nella provincia ciociara, una laurea in giornalismo alla Lumsa e tanta gavetta nella redazione romana del quotidiano La Sicilia.

E’ questo l’identikit di Andrea Gagliarducci, giovane vaticanista, collaboratore del quotidiano  Il Tempo e del sito cattolico Korazym.

Uno sguardo giovane verso oltre Tevere che vuole raccontare la Chiesa nella sua realtà e complessità e che grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, non si ferma alla lingua italiana.

Sì, perché Gagliarducci ha aperto qualche anno fa, coraggiosamente, il sito internet http://www.mondayvatican.com/, in lingua inglese, che cura da solo e che racconta quotidianamente la vita all’ombra del cupolone più famoso del mondo.

Gagliarducci come mai questa scelta, di aprire un sito internet in lingua inglese? “In realtà questo progetto è nato come una sfida, a margine di un periodo della mia vita in cui tutto sembrava in stallo. Confrontandomi con un amico, è maturata questa idea e così ho tentato, sapendo che scrivere in una lingua che non è tua, può essere difficile, ma al tempo stesso stimolante. Scrivere in inglese, significa conquistare una fetta di pubblico diversa da quella italiana, ma indubbiamente una fascia di lettori più giovani e comunque attenti alle evoluzioni della Chiesa di oggi. Inoltre penso che certo, l’avvento del web sta modificando il modo di fare e fruire dell’informazione, perché la carta stampata rappresenta ancora nell’immaginario collettivo ‘autorevolezza’, ma sono convinto, che se l’informazione non viene letta, quindi non gira, allora si snatura il fine stesso dell’informazione ”.

Prima di proseguire, facciamo un passo indietro. Ognuno di noi ha avuto dei maestri, chi è stata per lei la figura di riferimento? “Io sono stato fortunato, ho avuto un grande maestro, ovvero Benny Lai. Lai, considerato il decano dei vaticanisti, colui che coniò proprio questo termine, mi ha insegnato tanto, facendomi scoprire segreti e meccanismi di questo mestiere”.

Qual è secondo lei il limite di questa nuova generazione di vaticanisti? “Il limite grande della nostra generazione è che non studia. Purtroppo questo mestiere, ed in particolare quello del vaticanista, è un lavoro difficile oltre che complesso, perché non è facile carpire e conoscere la macchina della Chiesa. Poi purtroppo subiamo il confronto con la generazione precedente, che spesso non ama passare il testimone. Io nel mio piccolo, cerco sempre di non smettere di imparare e di confrontarmi con persone che penso possano arricchirmi”.

Infine, la Chiesa di oggi sa comunicare attraverso i social network? “E’ una sfida grande e continua. Credo che trasmettere la fede non sia semplice, ma in alcuni contesti, la chiesa, in particolare in Italia, dovrebbe smettere di affidare la gestione di questi mezzi, ai cosiddetti ‘migranti digitali’ e coinvolgere maggiormente i giovani”.

Possibili soluzioni? “Be’ ci sono tanti giovani preparati, sia dal punto di vista professionale sia spirituale, molti dei quali hanno studiato negli istituti di comunicazione presenti nelle università pontefice. Non dobbiamo sottovalutare l’importanza di questi mezzi, che richiedono, proprio per la loro caratteristica di sinteticità, anche una profondità di pensiero. Bastati pensare a Twitter, non è semplice raccontare il Vangelo in 140 caratteri!”

di Francesca Baldini