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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Italiani popolo di navigatori

maggio 07, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Nella nostra penisola che si affaccia sul mare il termine navigare ci è da sempre familiare. Naviga chi trasporta merci da un porto all’altro o chi esercita l’antico mestiere del pescatore e cala le proprie reti per la pesca, ma naviga anche chi per andare ad esplorare terre lontane s’imbarca in enormi transatlantici da crociera che trasportano milioni di passeggeri.

È su questa esperienza antica del navigare che gli operatori della comunicazione moderna hanno creato specifiche piattaforme digitali che, come “transatlantici digitali”, imbarcano milioni di internauti, offrendo loro la possibilità di navigare sul vasto oceano virtuale dove è possibile interlacciare rapporti, scambiarsi varie tipologie di contenuti con persone e mondi lontani, o – come si dice in gergo – “fare rete”.

Le reti sociali (in inglese social network) sono una delle forme più evolute e significative di comunicazione e condivisione, perché permettono a chi si iscrive di incontrarsi, stringere nuove amicizie, scambiarsi informazioni, pareri, consigli, idee, fotografie e video. Ma, possono diventare anche una piazza e un “giocatolone” per persone sole o malintenzionate che si divertono maldestramente con contenuti poco raccomandabili.

I dati ci dicono che a livello mondiale utilizzano Facebook, la rete sociale più popolare, quasi un miliardo di persone, seguito da Twitter e LinkedlIn. Secondo l’ultimo rapporto Censis/Ucsi, in Italia televisione e radio restano i mezzi di comunicazione più amati. Per quanto riguarda gli altri media, se da una parte la carta stampata è in calo, dall’altra le reti sociali proseguono la loro inarrestabile crescita: ormai più di metà degli italiani è su Facebook (ovvero il 62,1% di chi naviga, contro il 49% dello scorso anno: il 41,3% della popolazione totale, con un picco del 79,7% tra i giovani). Si difende bene anche Youtube, utilizzato dal 61,7% degli italiani che accedono al Web (38,3% del totale).

Per questo sono tre anni che Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni parla del mondo digitale che tocca in profondità la vita di tutti. E la Chiesa vuole essere lì dove sono gli uomini. Come a dire che la tecnologia non deve più essere vista come un mero strumento, ma ha che fare con la vita degli uomini e, conseguentemente, ha a che fare anche con la vita evangelica e con la vita spirituale.

Gesù, quando chiama gli apostoli, li invita a “diventare pescatori di uomini”. Li invita cioè a lasciare le reti da pesca e a inserirsi nella rete sociale, ad andare a due a due per le strade della Palestina ad annunciare che il Messia si era incarnato in Gesù di Nazareth, che la salvezza era arrivata e che loro ne erano stati testimoni.

Per il cristiano odierno la nuova Palestina è il mondo intero e le strade da frequentare sono le autostrade digitali che conducono a nuove piazze virtuali dove si possono aprire le porte della verità e della fede: «Esistono [già] reti sociali – sottolinea Benedetto XVI nel messaggio – che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede».

don Tarcisio Cesarato ssp, Massmediologo