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Chiesa e comunicazione, un rapporto in continua evoluzione

maggio 20, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Tratto da romasette.it del 17 maggio 2013 

Dalla nascita della Sala stampa vaticana alla figura del vaticanista, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove oramai i social network sono parte integrante dell’informazione quotidiana. Una serata, quella che si è svolta ieri, giovedì 16 maggio, presso il Centro giovanile Giovanni Paolo II (GP2), in cui si è ripercorso il rapporto Chiesa- comunicazione, grazie ad una carrellata a partire dal Concilio Vaticano II fino ad oggi.

«Il Concilio fu il primo grande evento mediatico non sportivo che la televisione raccontava», ha ricordato il professor Philippe Cheneaux, docente di Storia della Chiesa moderna alla Pontificia Università Lateranense, tra i relatori della serata insieme al vicedirettore della Civiltà Cattolica, il gesuita Francesco Occhetta, e al vaticanista Fabio Zavattaro. «Però non tutto inizia con il Concilio, perché la Chiesa si è sempre preoccupata di comunicare e comunicare bene il messaggio evangelico», ha proseguito il docente. Con il tempo poi «si è appropriata dei mezzi della modernità, ma i Papi che sono stati etichettati come quelli più reazionari sono stati anche quelli più tecnologici».

Riflessioni ma anche aneddoti e filmati si sono susseguiti durante la serata, organizzata da Ucsi Lazio e Centro Culturale San Paolo Roma e moderata dal giornalista Pier Luigi Gregori. In quegli anni, ha sottolineato padre Occhetta ricordando il passaggio epocale che portò alla nascita della Sala Stampa vaticana, si respirava un certo timore, «perché la Chiesa iniziava una maniera nuova di comunicare e nessuno sapeva bene come comportarsi. Il disgelo arrivò poco alla volta, grazie ai rapporti di fiducia che c’erano con i singoli operatori dell’informazione». Giornalisti, che hanno saputo anche anticipare gli eventi che la Chiesa viveva e raccontarli fuori dai luoghi istituzionali, come ha ricordato il vaticanista del Tg1 Zavattaro. «Il concilio stesso si raccontò attraverso i caffè o nelle librerie attorno a via della Conciliazione, dove i giornalisti potevano incontrare i prelati. Mentre la televisione, per il suo effetto immediato, aiutò ad anticipare le notizie, proprio come l’annuncio dell’apertura del Vaticano II, che fu possibile perché sul treno che portava papa Giovanni XXIII verso Loreto c’era anche un operatore televisivo».

Una storia che si ripete anche nelle azioni., attraverso le figure dei pontefici. «Si parla tanto dei gesti di papa Francesco – ha evidenziato Cheneaux – ma non dobbiamo dimenticare i gesti di Paolo VI, che depose la tiara e che comprese benissimo il potere dei mezzi di comunicazione e della stampa come mezzo per il bene comune, ma paradossalmente fu maltrattato dai media di allora ».

Guardando ai giorni nostri, l’attenzione dei relatori si è spostata sul mondo del web, che ha capovolto «il percorso comunicativo: da quello verticale, dove vigeva la gerarchia delle fonti, a quello orizzontale», come ha rilevato il docente della Lateranense. «La Chiesa di oggi – ha aggiunto – non deve solo preoccuparsi di sentirsi moderna, essendo presente sui social network, ma anche di difendere quei valori di cui è portatrice». «Questi strumenti devono essere utilizzati come tali», ha ribadito Zavattaro. Dopo un «primo passaggio», per il giornalista «c’è bisogno di un incontro personale». Ancora, «in un momento in cui vige l’egemonia dell’informazione online – ha continuato – , è fondamentale la formazione per chi fa questo mestiere, oltre alla capacità di continuare a stupirsi, quando si racconta». Ha parlato di preparazione anche padre Occhetta, evidenziando che «essere vaticanisti oggi richiede una adeguata formazione, sia personale sia spirituale, per non scadere nelle facili falsificazioni. Bisogna saper depositare il silenzio, e fare fronte a quello che il tempo di oggi ci chiede: vivere in un mondo in cui il messaggio evangelico corre con una nuova velocità».

di Francesca Baldini