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#TwitterEditoria: la ricerca AIE non è la prima in Italia #SalTo13

maggio 20, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Tratto dal blog Scrittori Precari del 15 maggio 2013

L’associazione italiana editori, AIE, annuncia la pubblicazione di una ricerca sull’uso di Twitter (e di altri social media) da parte degli editori. La ricerca segue un’altra indagine – sempre proposta dall’AIE – sul ruolo dei blog letterari nella promozione e nelle vendite di un romanzo. Nel sito dell’AIE si annuncia l’uscita dell’indagine su Twitter come “la prima in Italia e tra i primi in Europa”. La ricerca arriva in un momento in cui è evidente l’esplosione dei blog e di Twitter; risulta necessaria, quindi, per comprendere le dinamiche che stanno cambiando il modo di azione degli editori sui social media. In questo articolo vorrei però segnalare che una ricerca su Twitter ed editoria è stata già pubblicata ben due anni fa. L’affermazione dell’AIE quindi non solo è imprecisa (per usare un eufemismo), ma rivela anche una scarsa attenzione a ciò che è stato prodotto in precedenza.

Due anni fa succede qualcosa di unico nel panorama editoriale italiano. Undici book blogger, ognuno con competenze specifiche, si uniscono in occasione di Librinnovando 2011 (conferenza sul futuro dell’editoria) e pubblicano un saggio che analizza l’evoluzione dell’editoria spinta dalla diffusione del digitale. Il saggio si intitola La Lettura Digitale e il Web ed è “uno dei primissimi tentativi di sistematizzare una serie di nodi problematici che la lettura digitale pone ai lettori, agli autori ed agli editori”. Nella prefazione al saggio, Luca Conti scrive: “Gli autori di questo volume affrontano il tema della lettura digitale da diversi punti di vista, evidenziando questioni da affrontare e opportunità ancora da cogliere. Domande aperte, come quelle sul nuovo rapporto tra autori ed editori, tra chi si pubblica da solo a chi deve aggiornare i contratti sui diritti digitali. […] Un ecosistema in continuo mutamento, da seguire con attenzione e curiosità, soprattutto per gli effetti indiretti sul modo di conversare intorno al contenuto di un libro”.

Gli autori sono blogger e professionisti della filiera della produzione di un libro: scrittori, critici letterari, editori e redattori di riviste letterarie. Molti di quei blogger hanno poi conosciuto notorietà: penso ad eFFe, che ha animato negli ultimi mesi la discussione sull’etica dei book blog, a Noemi Cuffia, ora scrittrice esordiente, o ancora, a Critica Letteraria, punto di riferimento dei lettori italiani.

Gli undici blogger de La Lettura Digitale e il Web nei mesi successivi all’uscita avviano una discussione attorno a temi fondamentali relativi all’editoria e al digitale, in biblioteche, librerie, caffè letterari, ovunque, cioè, siano presenti i lettori, raccontando, con professionalità e capacità comunicative tipiche dei blogger, come il modo di leggere (e quindi di scrivere) stia cambiando.

Un esperimento unico in Italia, nella tempistica e nei modi di realizzazione, che riscuote un buon successo di critica, come si evidenzia dalla ricca rassegna stampa, e di pubblico: del libro ne sono state distribuite poco meno di 1500 copie, al netto della pirateria e delle molteplici copie omaggio.

Tra le pagine de La Lettura Digitale e il Web, è presente anche un mio contributo dal titolo Twitter per gli editori: come, quanto, perché?, una ricerca sull’uso di Twitter da parte delle case editrici che ho realizzato mettendo a frutto l’esperienza maturata negli anni come ricercatore universitario in chimica computazionale e che ho presentato a Librinnovando 2011.

Lo studio ha origine da una prima semplice analisi, pubblicata nel maggio 2011 sul mio blog, dal titolo Il Salone del Libro 2011 e Twitter: un’analisi, un manifesto, che ha rivelato come il successo dell’hashtag “salonelibro” fosse in realtà dovuto a blogger e a utenti di twitter e non alle case editrici o agli organizzatori dell’evento. Con quell’esperienza, quindi, mi apprestavo a monitorare Twitter per realizzare una prima indagine sistematica, poi inclusa ne La Lettura Digitale e il Web

L’indagine è costituita da due sezioni complementari: un’intervista a cinque case editrici, Isbn Edizioni, Edizioni E/O, 40k Italia, Apogeonline, Edizioni Quodlibet e uno studio quantitativo della presenza delle case editrici in Twitter. Basandomi sulle risposte alle interviste, domandavo: “Le case editrici sembrano quindi avere un’idea chiara dell’importanza di Twitter, delle potenzialità di questo mezzo e di come si debba usare. Qual è allora la reale attività delle case editrici su Twitter?” Per rispondere, ho integrato lo studio con una ricerca originale (uno studio descritto nei minimi particolari e quindi riproducibile) che aveva lo scopo di comprendere come e quanto le case editrici italiane utilizzassero Twitter.

In una prima parte dello studio, tutte le case editrici presenti su Twitter (ben 165!) sono state analizzate. In una seconda parte, le 15 case editrici più seguite su Twitter sono state monitorate in dettaglio. Tra queste figuravano grandi gruppi come Einaudi, Feltrinelli e Mondadori, ma anche case editrici con un mercato più ristretto come Minimum Fax, Edizioni E/O, Intermezzi e 40k Italia. Utilizzando applicazioni disponibili gratuitamente in rete, la ricerca analizzava una serie di parametri chiave: la data di apertura dell’account, il numero di followers e di following, il loro rapporto, il numero di tweet totale e medio (tweet/giorno), un indice di interazione con i followers, l’impatto dei tweet nella twittersfera, l’influence del profilo twitter e una previsione sull’incremento nei mesi successivi.

L’analisi dei dati, descritta in dettaglio e nella massima trasparenza, ha rivelato un panorama variegato: mentre alcune case editrici mostravano di aver compreso a pieno le dinamiche del mezzo, Einaudi in primis, altre, come Mondadori e Minimum Fax, rivelavano, nonostante i mezzi a propria disposizione, una scarsa capacità di comunicazione.

Nelle conclusioni dello studio, sulla base dei dati a mia disposizione, mi lasciavo andare a una previsione ottimistica: “I risultati di questa ricerca […] rappresentano bene un momento storico in cui è crescente l’attenzione delle case editrici verso Twitter e, probabilmente, verso gli altri Social Networks”.

Nei mesi successivi, tra dicembre 2011 e febbraio 2012, ho realizzato una serie di analisi, meno complesse e mirate ad alcune case editrici, che ho pubblicato sul mio blog e che sono state accolte positivamente sia dalla blogosfera, sia dalle case editrici interessate. L’articolo Einaudieditore, Librimondadori: good idea, bad idea indicava un buon esempio e un cattivo esempio nell’uso di Twitter da parte di due grandi case editrici italiane; gli articoli Minimum Fax: benvenuti su Twitter! e Libri Mondadori e Twitter: nuovo anno, nuova strategia hanno confermato che Mondadori e Minimum Fax, anche grazie agli esiti dello studio pubblicato nel saggio, avevano cambiato drasticamente il loro approccio nell’uso di Twitter.

L’analisi Twitter per gli editori: come, quanto, perché? pubblicata nel 2011 ne La Lettura Digitale e il Web e gli studi successivi pubblicati sul blog tra dicembre 2011 e febbraio 2012 sono di fatto ricerche sull’uso di Twitter da parte degli editori precedenti a quella dell’AIE.

Dalla pubblicazione sono trascorsi circa due anni, periodo in cui ho atteso che qualcuno con più mezzi e più tempo ripetesse l’indagine, monitorando con uno studio continuo l’attività, ormai frenetica, della twittersfera editoriale italiana.

Come si evince da questo articolo, è impensabile oggi che una persona sola realizzi una ricerca del genere: occorre un team di esperti che disponga dei giusti mezzi e delle adeguate risorse economiche. È quindi auspicabile che l’AIE abbia messo insieme quel team di esperti capace di proporre la ricerca di cui si ha bisogno.

Tuttavia definirsi “la prima ricerca in Italia” sull’uso di Twitter da parte degli editori mostra una scarsa attenzione alla rete, visto che la ricerca Twitter per gli editori: come, quanto, perché? è stata pubblicata in un saggio, presentata e discussa in giro per l’Italia e in una conferenza di rilievo nazionale.

L’AIE vanta dunque un primato che non ha: ecco perché mi è sembrato corretto ristabilire i fatti. Che l’AIE, seppure con qualche anno di ritardo, abbia messo a disposizione i suoi potenti mezzi per la comprensione del rapporto tra editoria e social media non può che essere una buona notizia.

Staremo a vedere se i risultati della ricerca saranno all’altezza dei loro roboanti annunci.

di Arturo Robertazzi