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28 maggio 2017
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Fede protagonista, anche su Facebook

maggio 28, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Elizabeth Drescher è l’autrice dei due unici manuali americani sui social media e la fede: Tweet if you love Jesus, (cinguetta se ami Gesù) e Click to save, fai click per salvare, dall’arguto doppio significato. Dall’Università cattolica di Santa Clara, dove insegna, Drescher monitora la presenza del messaggio cristiano su Facebook e Twitter praticamente dalla loro infanzia. E nel tempo ha fatto qualche importante scoperta.

Professoressa Drescher, quanto sono importanti le reti sociali come spazi di evangelizzazione?

“Molto importanti. Le faccio qualche esempio. Nel 2011, la pagina di Facebook ‘Jesus Daily’ ha superato per lettori e membri quelle di star del calcio e della musica pop come Lady Gaga e Justin Bieber. In spagnolo, fra le pagine che contano un maggior numero di ‘mi piace’ c’è ‘Dios Es Bueno’. Come ha scritto Benedetto XVI, è indubbio che chi ha fede desidera condividerla con le persone che incontra nell’ambiente digitale”.

Che cosa determina il successo di una pagina a contenuto religioso?

“La caratteristica comunque delle pagine più seguite è che sono state create spontaneamente dagli utenti di Facebook, non da istituzioni religiose, e che sono ‘coinvolgenti’. Questo significa che non si limitano a diffondere un messaggio o a pubblicare notizie, ma condividono contenuti che ispirano i partecipanti della rete sociale a interagire e a creare un dibattito. È interessante notare che su Facebook le pagine classificate come più coinvolgenti, vale a dire che hanno il maggior numero di partecipanti attivi sulla loro bacheca, sono religiose. Questa è una dimostrazione che i credenti avvertono sempre più che la loro fede è parte integrante della loro esperienza digitale”.

Succede lo stesso su Twitter?

“Un’osservazione rigorosa di Twitter è più difficile, ma hashtag come ‘prayer’ (preghiera), ‘spirituality’, ‘Bible’ (Bibbia) e ‘Jesus’ sono così onnipresenti da fare di Twitter un sito non meno significativo per l’esplorazione religiosa di Facebook. La partecipazione religiosa su Twitter è tale da aver catturato l’attenzione dei manager del sito, che corteggiano aggressivamente gli utenti che ‘cinguettano’ su temi religiosi, offrendo loro nuove piattaforme per facilitare la condivisione del contenuto che preferiscono. Questo mette in luce come le reti sociali siano spazi determinanti per la formazione religiosa, la cura e la testimonianza spirituale“.

La maggior parte delle organizzazioni religiose ha ormai una pagina di Facebook e sempre più sono presenti su Twitter. Che tipo di seguito hanno queste pagine istituzionali?

“Dipende, ma nonostante questi lodevoli sforzi continuo a credere che il grosso del coinvolgimento spirituale sui social network ruoterà ancora a lungo attorno alle pagine create dai credenti o da persone alla ricerca di una verità religiosa, che riversano sui social media i loro interessi, le loro domande e la loro pratica religiosa. Così come a livello locale gli edifici religiosi non sono più l’unico luogo di preghiera e di ricerca spirituale, non lo è nemmeno la pagina Facebook di una parrocchia o di una diocesi”.

Che consiglio dà alle diocesi e alle parrocchie che vogliono aumentare la loro presenza sui social media?

“A mano a mano che le reti sociali crescono come luoghi d’incontro per la distrazione e l’intrattenimento quotidiano, fornire un contenuto coinvolgente sarà sempre più determinante. Attenzione, però. Coinvolgente non è sinonimo di accattivante o urlato. Piuttosto, è un contenuto che mette alla prova in modo stimolante gli interessi delle persone nella stessa rete sociale, invita alla conversazione, incoraggia la condivisione. Se poi ispira alla connessione di persona, faccia a faccia, ancora meglio. Un’indagine d’opinione recente sostiene anche che la maggior parte degli americani si uniscono ai siti di rete sociale per rimanere in contatto con amici, familiari e altre persone della loro comunità. Creare su Facebook un rapporto individuale e un senso di appartenenza è quindi fondamentale. Chi contribuisce a pubblicare contenuto religioso dovrebbe tenere questo bene in mente. Non è abbastanza pubblicare un sermone se non è accompagnato da una domanda sincera, una piccola provocazione, un invito alla discussione”.

di Elena Molinari

da Avvenire del 12 maggio 2013