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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Computer e cemento

giugno 03, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Visto che la Chiesa ha ancora moltissimi “punti di presenza” sul territorio italiano, sono auspicabili (e in parte già sperimentate) esperienze che partano dai social network e che si realizzino in loco. Una pastorale mista da provare: avanti alle nuove iniziative!

“Click and mortar”, computer e cemento. Si tratta della denominazione anglosassone di un modello economico che prevede un’attività in Rete affiancata da punti vendita in presenza. L’idea è nata per rafforzare la fiducia degli acquirenti, soprattutto dei più incerti, che hanno scarsa dimestichezza con il Web e hanno la necessità di vedere e toccare il prodotto prima di acquistarlo. La merce desiderata, ad esempio, può essere scelta e ordinata tramite Internet, ma viene ritirata e pagata all’interno di un punto vendita, nel quale si può vedere e toccare il possibile acquisto e avere spiegazioni da parte del personale presente. È una difficoltà comprensibile: la smaterializzazione degli acquisti e del denaro può generare un senso di smarrimento, di poca fiducia nell’intera operazione, mentre il contatto fisico con il prodotto e con il venditore rassicura, restituisce una percezione di sicurezza e spinge più facilmente a concludere l’acquisto. Anche l’azione pastorale potrebbe ispirarsi al modello “click and mortar”, facilitato dai molti punti di presenza che la Chiesa ha sul territorio. IlWeb può essere utilizzato come primo strumento di contatto e rimandare poi a momenti in presenza. L’intuizione sembra quasi banale, semplice da concretizzare, ma le esperienze sul campo ci restituiscono una certa difficoltà a procedere con questo tipo di azione pastorale mista, che comprende relazioni mediate dall’elettronica e incontri in presenza. Vediamone un esempio.

Il modello “a pulsazione” In occasione della Giornata mondiale della gioventù di Tor Vergata, nel 2000, il Servizio nazionale di pastorale giovanile della Cei stimolò la nascita di un sito Internet dedicato ai giovani, preso in carico dal Forum degli oratori italiani. Uno dei primi strumenti di contatto con gli utenti fu una pagina denominata “Grata elettronica” che permetteva di comunicare in modo pubblico, quindi con messaggi visibili a tutti, oppure personale e privato con una monaca clarissa di un monastero umbro. La sua esperienza di clausura prevedeva un contatto con chi chiedeva un colloquio all’interno del parlatorio del monastero, nel quale tra lei e gli utenti che la incontravano vi era, a separazione, una grata in ferro battuto. Per analogia era nata la pagina Web destinata a confidenze personali e domande sulla fede. La monaca incaricata di questo servizio rilevò che dopo alcuni scambi di e-mail le persone sembravano bloccarsi nelle loro situazioni problematiche se non, addirittura, presentando involuzioni rispetto ai primi scambi. Ai gestori del sito venne così l’idea d’iniziare a inviare le persone che scrivevano alla monaca a operatori pastorali presenti sul territorio. Venne creato un indirizzario con una rete di monasteri e di conventi francescani dell’intera penisola e s’iniziò a stimolare gli utenti a intraprendere un percorso in presenza, dando comunicazione, tramite il sito, dei progressi o delle difficoltà incontrate. Questa sperimentazione venne denominata “modello a pulsazione” perché prevedeva un rimando costante e ritmico tra il Web e gli incontri dal vivo. L’esperienza diede i primi, timidi frutti: alcuni degli utenti accettarono d’intraprendere un percorso di ricerca personale, ma apparvero con chiarezza anche i limiti di questa esperienza, priva di una progettualità comune e di uno scambio costante e coordinato tra chi operava tramite Web e chi si rendeva disponibile in presenza. Era necessario un progetto integrato molto preciso; la proposta non poteva essere lasciata alla buona volontà dei singoli.

I Social media e il modello “misto” L’intuizione del “click and mortar” sembra avere una discreta efficacia, oggi, se applicata ai social network. Prenderemo in considerazione in questo articolo soprattutto Facebook, sia per la sua grande diffusione, sia per le possibilità d’interazione sincrona e asincrona che consente tra gli utenti. In molte comunità parrocchiali, soprattutto all’interno dei gruppi giovanili, Facebook sta diventando uno strumento di coordinamento dell’attività in presenza. Si può pubblicare un calendario degli incontri e appuntamenti, ci si può tenere aggiornati sul percorso del gruppo anche mediante contributi multimediali, si possono condividere foto e notizie sulla propria esperienza quotidiana. «Io lo utilizzo con i ragazzi del clan (dai 16/17 anni in su)», spiega un capo scout della Toscana, «per organizzare l’attività di settimana in settimana, ma anche per continuare a discutere degli argomenti proposti nel nostro incontro serale. All’inizio, devo confessarlo, avevo molti dubbi sul senso di questa operazione, ma sono stati i ragazzi stessi ad aprire il gruppo su Facebook e, bisogna ammetterlo, sottrae del tempo ma è molto efficace ». L’utilizzo dei social media sembra essere tanto più funzionale alla pastorale quanto più è completato, preceduto o seguito da esperienze dal vivo. Oggi la Rete è diventata anche e soprattutto luogo di relazione ed è proprio all’interno della relazione personale che può acquistare efficacia l’azione pastorale. Il kerigma, l’annuncio salvifico, ha necessità di transitare attraverso un rapporto umano, se ha come obiettivo quello di orientare l’esistenza, più che attraverso nozioni e informazioni. Molti utenti di Facebook e Twitter pubblicano frasi tratte dalla Scrittura, linkano articoli relativi ad argomenti religiosi o innescano interminabili discussioni su elementi dottrinali. Altri pubblicano brevi riflessioni condensate addirittura in frammenti da 140 caratteri: le twittomelie, come le ha denominate il vescovo di Soissons, Hervé Giraud.

Un attimo di pace Durante la scorsa Quaresima la diocesi di Padova ha attivato una proposta mista, in parte attraverso il Web e in parte in presenza, per verificare l’efficacia di questa strategia, suggerita anche dal messaggio del Santo Padre per la 47ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. L’iniziativa pastorale è stata fortemente voluta dal vescovo monsignor Antonio Mattiazzo, che si è ispirato alla proposta gestita ormai da una decina d’anni dai Domenicani di Lille. I frati predicatori d’Oltralpe hanno inventato una sorta di “ritiro nella città”: prevede la pubblicazione quotidiana di una breve riflessione su www.retraitedanslaville. org e alcuni incontri di spiritualità dal vivo nel loro convento. Lo schema è stato rivisto e ampliato dalla diocesi, che ha progettato una comunicazione multicanale sbarcata su Web, carta, radio e tv, diretta soprattutto a quanti hanno abbandonato la pratica cristiana, ma sono comunque sensibili a valori e percorsi legati alla spiritualità. Il messaggio centrale della proposta, denominata “Un attimo di pace”, è stato quello di prendere una pausa dallo stress e dalle occupazioni quotidiane. Un gruppo di lavoro composto da laici e preti e della diocesi, Gesuiti, Frati minori conventuali e religiose ha selezionato per ogni giorno di Quaresima un frammento “curioso” tratto dal vangelo e lo ha brevemente commentato. Le riflessioni sono state messe a disposizione sul sito www.unattimodipace. it, ma sono diventate anche podcast, trasmissione radiofonica e televisiva, pubblicazioni cartacee diffuse attraverso la stampa diocesana o fotocopiate e diffuse a mano nei gruppi informali. L’iniziativa è stata completata da quattro proposte di spiritualità “non convenzionale”: visite artistiche, concerti, la visione del film L’amore inatteso, storia di un quarantenne che ritrova la fede, e alcune proiezioni all’interno del planetario cittadino, commentate da un prete diocesano che è anche un astronomo della Specola vaticana. L’esperienza ha dato frutti al di sopra delle aspettative, registrando 20.000 iscritti alla newsletter quotidiana e il tutto esaurito agli appuntamenti dal vivo. «Con questa proposta», ha spiegato monsignor Renato Marangoni, vicario episcopale per la pastorale dei laici della diocesi patavina e coordinatore generale del progetto, «si è sconfinato oltre i nostri percorsi di fede preconfezionati. È diventato, invece, importante giungere lì dove le persone esprimono e realizzano l’innato bisogno di comunicare ».

I principali social network

Utilizzano Facebook quasi un miliardo di persone, seguono Twitter e Linkedin. In Italia, secondo l’ultimo rapporto Censis/Ucsi, più di metà degli italiani è su Facebook (ovvero il 62,1% di chi naviga, contro il 49% dell’anno precedente: il 41,3% della popolazione totale, con un picco del 79,7% tra i giovani). YouTube è utilizzato dal 61,7% degli italiani che accedono al Web (38,3% del totale). Ma a farla da padrone è sempre lui, l’inossidabile piccolo schermo, che calamita la quasi totalità della popolazione italiana (98,3 per cento), anche se risulta sempre più evidente che la fruizione televisiva si va progressivamente sganciando dal noto elettrodomestico a tubo catodico o a cristalli liquidi. È aumentato, infatti, dell’1,2% l’utilizzo della Web tv e dell’1,6% quello della mobile tv, ovvero la visione di programmi che possono essere fruiti tramite dispositivi mobili come cellulari e tablet. Meno conosciuto in Italia,ma ugualmente presente, è Pinterest, il social newtork più popolare negli Stati Uniti dopo Facebook e Twitter, basato sulla condivisione d’immagini e sulla contiguità d’interessi che catalizzano gli utenti su contenuti “ispirazionali”. La crescita del social network è in costante incremento: tra luglio 2011 e luglio 2012 le visite a Pinterest in America del Nord sono aumentate del 5124%, del 798% in Australia, del 2373% a Hong Kong, del 643% in Nuova Zelanda, del 623% a Singapore e del 1489% in Gran Bretagna (fonte Experian). L’agenzia “com- Score” ha stimato che ad agosto 2012 gli utenti di Pinterest abbiano superato i 25 milioni. Tornando all’indagine Censis/Ucsi, va rilevato che per buona parte degli utenti risulta sempre più naturale la sovrapposizione tra Internet e Facebook, ovvero: chi accede alla Rete, per il 66,6%, ha anche un profilo all’interno del popolare social network, percentuale che corrisponde al 41,3% dell’intera popolazione e al 79,7% dei giovani. Di pari passo con questa crescita costante della presenza degli italiani in Rete e della loro fruizione mediatica, si segnala una consistente emorragia dei lettori della carta stampata: erano il 67% della popolazione nazionale nel 2007 e sono diventati il 45,5% nel 2012. La dieta mediatica, ovvero la fruizione e la scelta dei media utilizzati dalla persona, ma anche la rete di relazioni e interazioni determinate dai mezzi scelti da ciascuno, è oggi molto più orientata a Internet che ai mezzi audiovisivi tradizionali. Solo un quarto della popolazione si nutre attraverso i media audiovisivi classici, segnale che in Italia il digital divide è un solco sempre meno profondo. L’indagine Censis/Ucsi prende in considerazione anche la privacy, in un’epoca segnata fortemente dalla condivisione all’interno dei social media. È ancora percepita come un valore? Fino a che punto la persona è disposta a cedere i suoi dati personali in cambio di servizi? I timori più forti degli utenti si rilevano nei confronti di soggetti che operano nel mercato e potrebbero utilizzare i dati personali a scopo di marketing. Gli italiani temono, inoltre, che vengano memorizzate le parole inserite all’interno dei motori di ricerca o vengano registrati i percorsi di navigazione. Ci sono, poi, un paio di dati abbastanza curiosi: poco più di metà della popolazione ritiene che sia opportuno tutelare la privacy degli utenti che accedono a Internet anche a mezzo di norme e sanzioni più severe, ma il 29% è anche convinto che in Rete non sia più possibile distinguere chiaramente ciò che è privato da ciò che è pubblico. C’è poi un risvolto che oggi trova consenso in più del 70% degli italiani: il diritto all’oblio, ovvero la possibilità di poter cancellare dalla Rete informazioni che riguardano la propria persona e che non si ritiene più opportuno rendere pubbliche. Un cenno, infine, al confronto in Rete prima di effettuare un acquisto: per il 62,6% è una pratica comune che consente, attraverso le opinioni pubblicate su forum dedicati da parte di clienti ed esperti, di effettuare spese più sicure e oculate. Pratica che, in tempo di crisi, non guasta affatto.

don Marco Sanavio

Direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della diocesi di Padova