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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
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Il potere delle (non) notizie

giugno 10, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Nella cacofonia e velocità di notizie, fonti, foto, messaggi, solo i lettori più attenti riescono a sopravvivere. Il materiale che circola sul Web si svincola dalla necessità di essere controllato nella sua veridicità. Chi ci rimette sono i giornali e i giornalisti veri…

Circola da tempo in Internet la foto di una manifestazione: l’immagine raffigura la testa del corteo del movimento Blockupy (un movimento di protesta ispirato alle posizioni delmovimento spagnolo degli indignados) e che ha sfilato sabato 19 maggio 2012 per le vie di Francoforte, in Germania. Una protesta pacifica: nell’immagine si vedono, davanti aimanifestanti, i poliziotti tedeschi, mentre scortano in tranquillità gli indignati lungo le vie della città (la nostra foto fa parte di quella serie, anche se mostra un bambino davanti ai poliziotti; ndr). La foto viene ripresa anche da alcuni siti di quotidiani internazionali, quasi a testimonianza di una «non violenza possibile anche quando si scende in piazza contro i poteri forti» (La Repubblica.it, 24 maggio 2012).

Fate girare!” Qualche giorno dopo la foto viene modificata e inizia a circolare sui social network con una nuova didascalia che stravolge il senso dell’immagine. Cosa scrive l’anonimo autore della didascalia? «La polizia tedesca si toglie i caschi e marcia insieme ai manifestanti, sgombrando loro la strada. Non vedrete mai quest’immagine sulla Cnn!». Nell’interpretazione fuorviante dell’anonimo redattore, la foto è testimonianza di una saldatura ideologica e politica tra poliziotti e manifestanti: in tempo di crisi, i poliziotti, smettono di essere al servizio del potere ma marciano insieme, rivoluzionariamente, alla testa dei manifestanti, contro le banche e i governi. La foto, a una prima visione, rischia infatti di trarre in inganno: i poliziotti sono tranquilli, non indossano i caschi e sembrano marciare alla testa del corteo che li segue. La capacità della didascalia di stravolgere il senso della foto ha favorito, in poche ore, la diffusione dell’immagine che è stata ripresa da decine di blog e di pagine Facebook in tutto il mondo, condivisa, commentata e ricommentata. Nonostante l’autore della fotografia avesse subito smentito l’interpretazione (e l’abbia continuato a fare nei giorni e settimane successivi), la foto ha circolato per mesi (e tutt’ora circola), con la medesima didascalia, con il medesimo significato: la foto è diventata la testimonianza di una realtà che i media ufficiali (la Cnn!) non possono mostrare perché rivoluzionaria.

Giornalismo e network. Ecco il centro della questione: la foto, perdendo la sua “paternità” e staccandosi dal “contesto” (del fotografo che può spiegarla, dei mezzi di comunicazione che possono inquadrarla, degli stessi soggetti fotografati che possono confermarla/ smentirla), si svincola dalla necessità di avere un autore responsabile, di essere controllata nella sua veridicità e di essere reale. Anzi, più è eccentrica, fuori dalle righe, in grado di rompere con le notizie fino ad ora avute, più potenzialmente può diventare popolare su Internet attraverso la distribuzione rapida e capillare sui social network. E se altri mezzi d’informazione snobbano la notizia (perché, come nel caso dell’esempio esposto, non vera) spesso in Internet tale comportamento diventa dimostrazione della censura dei media che non riportano tutto ciò che può essere potenzialmente pericoloso per il “potere” («Sulla Cnn non la vedrete mai», non perché la notizia è falsa, ma perché la Cnn complotta contro la libera informazione). Non solo, secondo tale interpretazione, l’anonimato della fonte su Internet è garanzia del fatto che non si è di fronte a una interpretazione di un giornalista (pagato per scrivere e non scrivere), di una testata (legata a poteri economici), di un media ufficiale (legato a logiche interne di produzione): è piuttosto una notizia che arriva dal basso, dalla gente, è vox populi: la verità di una cosa è quando il popolo è concorde nell’affermarla e, aggiungeremmo noi, nel condividerla sui social network. L’esempio riportato mostra come il rapporto nei social network tra processi di produzione e distribuzione non professionali delle notizie e comunicazione professionale giornalistica è assai complesso, specie nel campo del giornalismo politico. Cesare Martinetti, in un lucidissimoarticolo su La Stampa del 26 ottobre 2012 dal titolo “Giornalisti, perché i cittadini non tifano per noi”, commentando la discussione sulla legge anti-diffamazione in dibattimento in Parlamento in quel periodo, notava: «[In Italia] i giornali sono sempre stati vissuti come l’altra faccia della politica e mai come ora appaiono lontani da quel modello di “cane da guardia del potere” rappresentato dalla stampa americana o semplicemente da un modello liberale di informazione. Andate a leggere un po’ di blog sparsi, fate un tuffo nel “giornalismo cittadino” della nuova Webera. I giornalisti sono spesso considerati lecchini e carrieristi, non “cani da guardia”, bensì cani “da compagnia e spesso da riporto”, per l’appunto una casta accanto alla casta».

Il rapporto fiduciario Cosa è successo nel rapporto fiduciario tra giornalisti e cittadini? Diremmo sostanzialmente tre cose: 1 La qualità del giornalismo: il giornalismo è in crisi perché sono in crisi i “supporti” con i quali i giornalisti lavorano. L’editoria, i quotidiani, i periodici (ma anche emittenti televisive, radio) sono da tempo in forte difficoltà economiche, con un calo delle vendite di giornali e riviste (e di raccolta pubblicitaria) drammatico, dovuto in primis alla gratuità dell’informazione reperibile in Internet in grado di fare una concorrenza spietata ai vecchi quotidiani e mezzi di comunicazione. Numerosi sono i giornalisti precari, in prepensionamento, in mobilità, in regime di solidarietà: la non stabilità economica, la mancanza di risorse all’interno delle redazioni ha fortemente indebolito il ruolo del giornalista e in generale del giornalismo come strumento di controllo e bilanciamento dei poteri. Gli osservatori più acuti (uno su tutti Luca Sofri, giornalista e blogger) notano come, nella sfida al moltiplicarsi delle fonti gratuite di informazioni presenti in Internet, il sistema giornalistico abbia fatto una sorta di “gara al ribasso” in termini di offerta. La qualità del lavoro giornalistico nel panorama editoriale spesso non è all’altezza delle aspettative dei lettori: la necessità di produrre e commentare notizie in maniera sempre più veloce, una concorrenza sempre più ampia e risorse economiche sempre più scarse, rendono il lavoro del giornalista professionista sempre più difficile. La non qualità di certa informazione ha indebolito il rapporto fiduciario tra lettori e testate giornalistiche: di fronte all’indifferenziazione di un’offerta troppo ampia e di non qualità, di fronte all’eccesso di informazioni e fonti, i giornalisti diventano invisibili. 2 La fiducia e la responsabilità dei giornalisti: ciò che stiamo vivendo, in particolare in Italia, è un periodo caratterizzato da processi di sfiducia nelle istituzioni. Se si guardano i dati europei circa il grado di fiducia che hanno i cittadini nei confronti delle istituzioni (parlamento, governo, capo dello Stato, ecc.), l’Italia è tra i Paesi che meno si fidano delle proprie istituzioni. In questo crollo di credito nelle istituzioni, il sistema informativo è stato trascinato anch’esso nella sfiducia: i cittadini italiani si fidano sempre meno dei giornalisti (considerati non in grado di essere dalla parte delle persone comuni, ma spesso solo dalla parte dei potenti) e sono sempre più alla ricerca di nuove fonti e modalità per rimanere informati e da “affiancare”, in una sorta di continuo contrappunto, ai mezzi di comunicazione ufficiali. Il potenziale informativo, il moltiplicarsi delle fonti e dei soggetti erogatori di informazioni (a diversi gradi di professionalità e autorevolezza) hanno creato un ambiente informativo potenzialmente ricco e completo per i cittadini. In verità, la moltiplicazione delle fonti non sembra aver consentito un aumento dell’informazione, ma piuttosto un aumento del rumore, costruendo un mondo informativo liquido, dove autorevolezza, professionalità, capacità critica, responsabilità, diritto di cronaca, diritto di smentita sembrano vivere in un’unica medesima indistinta dimensione digitale. Ecco che esperti, premi Nobel, reporter di quartiere, firme storiche, blogger da poltrona, complottisti, fonti discutibili, fonti ufficiali, comici, giornalisti onesti, giornalisti disonesti, media ufficiali e alternativi concorrono, quasi ad armi pari, nel mare magnum di una informazione sempre più difficile da etichettare e qualificare. 3 L’esplosione dei social network: nel nostro Paese, come in quasi tutto il mondo digitalizzato, sempre più persone rimangono connesse e si scambiano informazioni e contenuti attraverso dei servizi di social network in Internet. In Italia si parla di quasi 21 milioni di utenti su Facebook, ma è anche in rapida crescita il numero di utenti di Twitter, la piattaforma sociale di scambio di brevi messaggi di testo. I social network hanno costruito un’enorme rete di collegamenti tra persone che sempre di più sono impegnate nello scambiarsi emozioni, sentimenti, informazioni, commenti, retroscena della realtà che li circonda. I social network, oltre a rappresentare uno straordinario luogo di condivisione e narrazione della propria identità e delle proprie passioni e gusti, diventano, grazie alla loro natura reticolare, luoghi in grado di far circolare con una velocità incredibile le informazioni. Link a blog e notizie trovate in Internet, commenti a video, condivisione di articoli: sempre di più i social network sembrano diventare luoghi dove i soggetti si costruiscono la propria rassegna stampa quotidiana, dove organizzano e commentano i contenuti informativi, a partire dalle proprie esigenze, gusti, necessità (ma anche paure, irrazionalità, mode, manie), in parte bypassando la classica funzione di selezione operata dal giornalista professionista. Ecco che nelle bacheche dei social network delle persone scorre un mondo veloce, connesso e spesso affastellato di notizie diverse, con registri diversi e soprattutto livelli di professionalità diversi. La voce incontrollata su Internet si affianca all’ultimo articolo di fondo del famoso giornalista, commenti degli amici con commenti degli editorialisti, notizie segnalate e riprese dai portali di informazione con notizie scovate in rete da un proprio amico. In questa cacofonia di notizie, fonti, piani, credibilità, solo i lettori più attenti riescono a sopravvivere: le persone più ingenue rischiano di confondere la bulimia di stimoli offerta da Internet con la reale necessità di essere consapevolmente informati.

di Simone Carlo Università cattolica di Milano

Tratto dal Dossier che il mensile Vita Pastorale di maggio ha dedicato al messaggio per la 47esima GMCS