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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Una Chiesa che ascolta e sa farsi ascoltare

agosto 13, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

dall’Osservatore Romano dell’11 agosto 2013 

La Chiesa ha bisogno di una nuova politica comunicativa per adattare la propria presenza nel mondo digitale. Da anni ormai è partecipe nel mondo dei social media come un soggetto universale. Tuttavia proprio per la sua natura, la Chiesa è anche una realtà fortemente localizzata, cioè radicata sul territorio. «Ed è proprio questa la nuova sfida da raccogliere — dice monsignor Paul Tighe, segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali — di sviluppare una struttura comunicativa che rifletta la multidimensionalità della Chiesa in quanto rete, come una comunità di comunità». La struttura millenaria della Chiesa già riflette la natura “glocal” di internet, di cui spesso parlano i grandi esperti, ossia una realtà che è allo stesso tempo globale e locale. «Oggi — spiega infatti monsignore — dobbiamo far leva proprio su questa struttura per creare una strategia comunicativa che integri le singole iniziative ecclesiali. Al Consiglio siamo a conoscenza di numerosi progetti creativi e dinamici in grado di portare il Vangelo nel mondo digitale. La nostra speranza è di facilitare una maggiore connettività fra questi attori per aiutarli a condividere le loro esperienze. Questo argomento sarà al centro della plenaria del dicastero, in programma dal 19 al 21 settembre prossimo».

Monsignor Tighe riflette poi sull’uso dei “new media” nel contesto della gmg a Rio de Janeiro. Propone innanzitutto una distinzione: «I “new media” sono “new” solo per la nostra generazione perché per i giovani sono semplicemente “i media” e li usano normalmente. Poi c’è da tener presente che per loro questi media non creano un evento parallelo o virtuale, ma consentono piuttosto un coinvolgimento diretto agli eventi messi in rete ed è questa una delle caratteristiche che li attrae maggiormente; infatti, anche se non presenti fisicamente laddove si svolgono gli eventi, possono comunque parteciparvi, avvertendo le stesse emozioni di quelli che li vivono dal vero». Questi media consentono di raggiungere anche quelle estreme periferie che per la Chiesa coincidono non solo con quanti non hanno mai ricevuto il Vangelo o comunque non conoscono la religione cristiana, ma anche con coloro che se ne sono allontanati. «Questo perché — spiega ancora monsignor Tighe — si tratta di una comunicazione che ha, per questi obiettivi, una connotazione particolare: è soprattutto una comunicazione orizzontale e non verticale, cioè non viene dall’alto ma viene dallo stesso gradino sul quale tutti si trovano. Forse è proprio questa partecipazione diretta agli avvenimenti, questo ascoltare il messaggio cristiano trasmesso da uno come noi, che aiuta certamente ad allargare la comprensione e consente all’entusiasmo suscitato dagli eventi di raggiungere un pubblico così vasto».

«Nel caso di Papa Francesco poi — aggiunge monsignore — c’è un elemento in più da considerare. Il suo è un linguaggio particolarmente efficace perché è fatto anche e forse soprattutto di gesti che toccano la gente. Ma c’è di più: proprio perché fatto di gesti, si adatta più di altri proprio a questi nuovi media che, lo ricordiamo, non sono fatti di solo testo ma contengono molte immagini. Abbiamo già visto che in facebook, per esempio, sono le foto del Papa insieme ai bambini o con i malati a ricevere maggiori condivisioni e commenti di apprezzamento.»

Questo è stato un dato evidente proprio nei giorni della gmg di Rio. Del resto per questa giornata il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali aveva adottato diverse iniziative per facilitare l’uso dei social media nel seguire l’evento. «Il mezzo privilegiato — spiega il Segretario del dicastero — è stato naturalmente il sito News.va che, come è noto, è un portale che aggrega tutto il contenuto dei diversi media tradizionali del Vaticano, dalla radio, al giornale, alla televisione. News.va offre questo in forma multimediale e facilmente condivisibile, anche grazie alla sua presenza su facebook».

«Io stesso — dice ancora monsignore — ho potuto seguire gli avvenimenti di Rio in qualunque momento e dovunque mi trovassi grazie alla “PopeApp”, una applicazione che permette di collegarsi a News.va tramite il proprio smartphone e di vedere in diretta tutti gli appuntamenti del Papa». Lo sviluppo dell’app è stata un’iniziativa molto importante perché lo smartphone è il mezzo preferito dai giovani per entrare in rete, per comunicare tra loro e per condividere immagini e opinioni. È stato proprio con questo mezzo che molti giovani che non hanno potuto partecipare alla gmg, hanno comunque potuto assistere agli avvenimenti grazie all’impegno dei loro compagni che hanno ripreso e ritrasmesso le immagini con i propri cellulari. Il Pontificio Consiglio si è anche attivato attraverso il sito www.pope2you.net — sviluppato già da tempo — allacciando un rapporto con il «Corriere della Sera online», che ha pubblicato dei video girati da un gruppo di giovani operatori. Inoltre, il sito ha permesso la raccolta e la condivisione di foto e di testimonianze usando la piattaforma Pinterest.

Anche twitter ha avuto un suo ruolo importante. Il Papa ha inviato moltissimi tweets tanto da attirare l’attenzione di un numero sempre crescente di followers, che oggi hanno abbondantemente superato gli otto milioni. «Non è tanto il numero di followers che è significativo — dice Tighe — ma il fatto che questi condividano i tweets. In questi giorni, Twitter ha pubblicato una ricerca secondo la quale il Papa è il personaggio pubblico più ritwittato al mondo. Ciò significa che chi ha scelto di seguire il Papa lo ritiene tanto importante da condividerne i tweets con i propri followers e così via in una catena incredibile. Così cresce a dismisura il numero delle persone che ricevono i messaggi del Papa». Qui entra in gioco l’importanza della comunicazione orizzontale: con i loro retweets molti fedeli diventano essi stessi propagatori della parola del Papa e del Vangelo». «I tweets del Papa — informa monsignore — spesso provocano delle discussioni e dei commenti anche a livello dottrinale ed è importante l’impegno di quei credenti che si mettono in dialogo con quanti vogliano approfondire le tematiche. Così la Chiesa è presente nel mondo dei social networks in modo partecipativo e interattivo. L’uso degli hashtags #JMJ e #Rio2013 ha focalizzato le discussioni e la partecipazione di tante persone che, secondo Twitter, sono stati tra gli argomenti più seguiti in assoluto nei social media durante questo periodo».

Tornano alla mente le parole di Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali del 2013 nel quale ha scritto, tra l’altro, che tocca ai cristiani presenti nei social media di condividere la propria fede in modo spontaneo e naturale. Ma cosa significa testimoniare nei social media? «La nostra testimonianza, le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento sono spesso più eloquenti di ogni parola per dire chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, Benedetto XVI ha suggerito che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti, può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti».

Cosa fare ora? «Certo ora dovremo analizzare tutto ciò che è successo in questi giorni» dice ancora il segretario del dicastero delle Comunicazioni Sociali, «dovremo ripercorrere attentamente tutto il cammino fatto e scoprire quali sono le tematiche che suscitano un maggiore interesse del popolo digitale, capire su quali preoccupazioni si concentra maggiormente l’attenzione, quali sono le domande più ricorrenti. Importante è soprattutto ascoltare le conversazioni fatte, per comprendere le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini di oggi». Dunque una Chiesa che ascolta per entrare in dialogo e testimoniare il Vangelo.

di MARIO PONZI