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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Medium, linguaggi ed evento: don Padrini ad Asti

settembre 06, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

“Il medium è un luogo abitato dall’uomo e da Dio. Qui il linguaggio “avviene” nel senso che si verifica un evento, una comunicazione: è un elemento misterico, perché è uno spazio abitato da Dio e dallo Spirito Santo” Così Don Paolo Padrini nell’incontro di venerdì 14 giugno ad Asti, quando, nell’ultimo degli incontri formativi sull’uso dei social network per la pastorale organizzato dall’Ufficio comunicazioni sociali diocesano, ha ricordato i fondamenti teologici, antropologici, pastorali nell’uso dei social network.

Non esiste uno strumento di comunicazione neutro: tutto comunica, dal forno elettrico/a gas al forno microonde, usati con diverse intenzioni e finalità; anzi, non esistono strumenti, ma luoghi, spazi, ambienti, linguaggi di esperienza. Così Mc Luhan affermava che il medium è il luogo dove il linguaggio avviene. Di qui discende la nostra responsabilità quando tocchiamo un medium, anzi per noi è uno stimolo a fare esperienza di comunicazione in una prospettiva umanistico-relazionale con gli altri. E quanto maggiore è la nostra competenza nel saper comunicare con i media (in cui siamo dentro), tanto più la tecnologia si fa da parte ed emergono le idee, i valori, l’esperienza che vogliamo trasmettere. Così viviamo intensamente la forza dell’affettività cristiana, perché quando preghiamo, meditiamo on line, magari in rete, è proprio lo strumento che trasmette la bellezza di incontrarci.

Nei social network bisogna esserci, perché qui può avvenire un’esperienza di salvezza e solo entrando nel luogo della comunicazione, possiamo affrontare un discorso pedagogico. Con i ragazzi bisogna essere educatori intelligenti, non demonizzare, ad esempio, facebook, ma informarci su quali sono i loro amici, di che cosa parlano o fanno normalmente, perchè pure per noi genitori, educatori quella piattaforma di relazione è significativa ed importante, anche se poi scegliamo di non esserci. Resta pur sempre una scelta di presenza, perché quel luogo vale anche per noi, adulti.

Non dire a tuo figlio “Non perder tempo su facebook!”, ma piuttosto: “Come l’hai acceso (il pc) ora spegnilo!”, dare cioè delle regole e norme di comportamento, stipulare, perciò, un patto educativo, perché… questo è il nostro tempo, in cui siamo e saremo sempre più connessi attraverso una tecnologia indossabile (occhiali, scarpe…) e impiantabile (nel nostro corpo…).

Il prof. Padrini ha comunque evidenziato per molti un ritardo dell’approccio mentale a queste realtà comunicative e in tal modo non si tiene presente che ad esempio, su facebook, possiamo vivere un pezzo della nostra vita relazionale anche ecclesiale, postando, magari, il parroco “pillole” dell’omelia domenicale, augurando “Buon appetito o buona serata!” ai parrocchiani, come ci insegna papa Francesco.

Per chi si occupa di comunicazione, questa è l’essenza dell’essere cristiano, perché noi siamo comunicazione, che richiede, però, preghiera e profonda spiritualità nella carità.

I video presentati con l’utilizzo dei vari linguaggi espressivi sono stati parte integrante della riflessione ed hanno avvalorato pienamente l’organicità e la coerenza di quanto affermato.

Paolo Padrini esperto di comunicazione e nuove tecnologie, autore di “Facebook internet e digital media-Una guida al mondo dei social network pensata per genitori ed educatori” ha lanciato iBreviary, applicazione che porta la preghiera cattolica del Breviario nel mondo in cinque lingue, su IPhone, Ipad e altre piattaforme.

di Adiana Marchia, dir. UCS diocesano di Asti