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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Nell’era digitale arriva Bible World

dicembre 08, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Evangelizzazione − No Comments

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Bible World

La Parola… al centro

Sullo sfondo del significativo progetto Bible World che, non a caso, vede la luce nella cornice del Centenario della Famiglia Paolina (1914-2014), c’è un’idea di fondo importante, molto cara al nostro Fondatore, il beato Giacomo Alberione: la Parola deve essere al centro… della vita, del cammino di fede, della riflessione sull’uomo. Per tale ragione, durante l’uso dell’App, si avrà la percezione chiara che note, commenti, apparati, percorsi di navigazione, ricostruzioni, itinerari sono a servizio della Parola e non ne ostacolano la lettura. Tutti i percorsi partono dal testo biblico e portano ad esso, favorendone la comprensione e la lettura.

La Parola… in dialogo

In questo intreccio la Parola si apre al dialogo:

• con la storia (i testi vengono sempre contestualizzati nella storia in cui sono nati e nella storia che raccontano… storia che viene tra l’altro sintetizzata in una sorta di “galleria cronologica” in cui l’utente è invitato a percorrere la “strada del tempo” focalizzando i contesti che si intrecciano con la nascita dei singoli libri biblici);

• con l’archeologia (documentata da annotazioni e fotografie, l’archeologia pone domande al testo biblico, porta le tracce del suo sorgere, spinge a quell’opera di scavo che non ha come obiettivo quello di offrire certezze ma quello di percepire quanto il Mistero di Dio abiti la terra dell’uomo);

• con la geografia (l’atlante biblico offre percorsi da abitare, sui quali scorrere non solo le dita ma anche la mente, sostando sui punti rilevanti degli itinerari, scoprendo cosa si nasconde dietro le singole città, senza mai perdere di vista l’intero percorso e la terra in cui si snodano i percorsi);

• con l’arte (icone e dipinti, mosaici e simboli, architetture e spazi si uniscono ricordando che il primo commento al testo biblico, dopo il testo stesso, è stato il codice visivo, la cosiddetta “Biblia pauperum” accessibile a tutti e raggiungibile attraverso l’abbraccio dello sguardo e le riflessioni dell’intelligenza umana);

• con la spiritualità (la Parola non è un testo freddo, oggetto solo di studio e di ricerca, ma un testo chiamato a toccare la vita nei suoi snodi nevralgici. Da qui l’attenzione a non lasciar mancare commenti profondi, rispettosi dell’eredità ricevuta dall’ebraismo e delle ricche sollecitazioni maturate in seno alle diverse confessioni cristiane, rispettosi anche delle diverse culture a cui le lingue dell’App si rivolgono).

La Parola… da leggere e da vivere

Se la App si rivela interessante nei contenuti e facile da usare… ci si può chiedere se questo basti per favorire la lettura e la conoscenza del testo biblico? A nostro avviso sì, e proprio a tale scopo il progetto si accompagna ad una sfida che viene fatta all’utente: leggere l’intera Bibbia in un anno, con la possibilità di seguire un preciso calendario o di costruirsi un proprio programma di lettura… Tappa dopo tappa le porzioni lette vengono memorizzate, dando anche una percezione visito del progresso. Ogni giorno la lettura si apre con una porzione salmica, favorendo quel clima di raccoglimento e di rispetto che ha generato i testi e che ne garantisce la corretta trasmissione. Del resto, nella tradizione cristiana, dal suo sorgere, la lettura e la condivisione della Parola sono aspetti importanti: dà qui anche l’attenzione alla dimensione social… che permette all’utente di condividere versetti e riflessioni.

La Parola… nel suo contesto privilegiato

Un elemento significativo del progetto è la cosiddetta cattedrale virtuale che permette di scoprire la Bibbia immergendosi nei diversi ambienti di una cattedrale: il pavimento musivo, gli affreschi sulle pareti o sul soffitto, le sculture sull’ambone, l’area del presbiterio… Un tentativo nato dall’osservazione delle grandi cattedrali e dalla lettura liturgica che da sempre ha lo scopo di rendere viva la Parola, facendone la luce del tempo vissuto dall’uomo.

La Parola… aperta al domani

Il progetto è ovviamente destinato a crescere. Come la Scrittura cresce con chi la legge, la App di Bible World cresce con i suoi utenti. Le prospettive del domani sono quelle di potenziare i vari angoli prospettici dell’App, creando possibilità di sviluppo per gli studiosi (con tanto di testi antichi integrati), per le famiglie (con approfondimento ad hoc e parti di gioco in cui coinvolgere i più piccoli), con ulteriori linguaggi (si pensi alla forma del fumetto o del cartoon) e anche in altre lingue: attualmente la App è disponibile in italiano, inglese, spagnolo e francese, ma abbiamo già richieste per ulteriori aree linguistiche. Dietro tutto questo però i protagonisti, ce lo auguriamo, non saremo solo noi e la Parola di Dio, ma buona parte di coloro che, credendo nel progetto, daranno suggerimenti, faranno proposte, indicheranno integrazioni.

Don Giacomo Perego – Direttore Edizioni San Paolo 

sciortinoDon  Giacomo Alberione e la Bibbia

Cent’anni di impegno paolino nella diffusione della Parola di Dio 

“Bibbia” e “comunicazione” sono i due principali pilastri della missione paolina nella Chiesa e nel mondo. E proprio su questi due temi il beato Giacomo Alberione, fondatore della Società San Paolo e della Famiglia Paolina che celebra quest’anno il centenario di fondazione, è stato un profeta e un precursore del concilio Vaticano II. Primo, perché ha messo la comunicazione a servizio dell’annuncio della Parola di Dio; secondo, perché ha dedicato tutte le sue energie e “zelo apostolico” alla diffusione della Bibbia.

Tutti sappiamo che il primo documento approvato dai padri conciliari è stato l’Inter mirifica sui mezzi di comunicazione sociale. Ma contrariamente a quanto si pensa, i padri conciliari non avevano una grande sensibilità verso i mass media. E se questo testo fu approvato per primo, si deve alla necessità di togliersi di mezzo un documento che sembrava spurio rispetto ad altri temi ben più importanti. In effetti, l’Inter mirifica fu approvato con il più alto numero di voti contrari, 164 su quasi duemila padri votanti. E prima del Concilio, su diecimila proposte giunte da tutto il mondo per essere sottoposte all’attenzione dei padri conciliari solo 18 facevano riferimento ai mezzi di comunicazione sociale.

Ciò nonostante, quel che conta è che per la prima volta nella storia di un Concilio venivano presi in considerazione i mass media e si affermava, in modo solenne, il diritto e la responsabilità della Chiesa a possederli e a servirsene, nonché la necessità di formare i credenti a un uso corretto. Per il nostro fondatore fu il riconoscimento ufficiale della Chiesa della missione paolina, cominciata all’inizio del secolo scorso. Don Alberione, che aveva alle spalle cinquant’anni di esperienza concreta con i mass media, anche a livello mondiale, all’approvazione dell’Inter Mirifica esultò. “Il nostro apostolato”, scrisse, “è stato approvato, lodato e stabilito come dovere per tutta la Chiesa. L’attività paolina è dichiarata apostolato, accanto alla predicazione orale, dichiarata d’alta stima dinanzi alla Chiesa e al mondo”. E qualche anno dopo Paolo VI gli fece eco, nella Evangelii nuntiandi, scrivendo che “la Chiesa si sentirebbe colpevole di fronte al suo Signore se non adoperasse questi potenti mezzi, che l’intelligenza umana rende ogni giorno più perfezionati. Servendosi di essi la Chiesa ‘predica sui tetti’”.

E anche sulla Bibbia il nostro Fondatore ha saputo cogliere i “segni dei tempi” e farsi precursore del Vaticano II. Don Alberione partecipò assiduamente a tutti gli incontri nell’Aula conciliare, seduto nella tribuna dei padri Generali, e anche se non prese mai la parola, tra le proposte che inviò al Concilio va ricordata quella sulla Bibbia, da far leggere a tutti, accompagnata da note catechetiche, dogmatiche, morali e liturgiche. Una richiesta che rispecchiava il suo impegno e quello dei paolini nel diffondere la Parola di Dio e far arrivare i testi sacri in tutte le famiglie. In un tempo in cui leggere la Bibbia per i cattolici era quasi un tabù, la “lettura individuale” era vista con una certa diffidenza, e la Bibbia era considerata materia solo per esperti, studiosi e specialisti.

“Vi era una certa persuasione”, scriveva l’Alberione, “che non si potesse dare il Vangelo al popolo, tanto meno la Bibbia. Era il tempo dell’esilio della Parola. Tre cose, invece, occorrevano: a) che il Vangelo entrasse in ogni famiglia unitamente al catechismo; b) che il libro del Vangelo formasse il modello e l’ispiratore di ogni edizione cattolica; c) che al Vangelo si desse un culto. Occorre ritenerlo con venerazione. La predicazione deve assai più riportare il Vangelo e modellarsi sopra di esso soprattutto viverlo nella mente, nel cuore, nelle opere”.

La sua convinzione, che riprendeva un’espressione di san Gregorio Magno, era che “la Bibbia è la lettera di Dio agli uomini”, una lettera del padre che si deve leggere e rileggere. “A tutti Iddio indirizza questa lettera; e che cuore malfatto dimostrerebbe di avere colui che, ricevuta una lettera da suo padre lontano, non si curasse di leggerla”. Questo lo diceva negli anni ’30, quando la San Paolo aveva diffuso e stava diffondendo centinaia di migliaia di Vangeli e Bibbie, in un tempo in cui leggere la Bibbia e perfino il Vangelo sembrava ancora una prerogativa dei protestanti. Da allora la Bibbia, in varie vesti editoriali, completa o parziale, e soprattutto il Vangelo hanno sempre costituito per don Alberione e per i suoi figli la punta di diamante nell’opera di evangelizzazione con i mass media.

“L’apostolato della stampa si consideri come pane”, scriveva, “perciò arrivi a tutti e tutti nutra. Una particolarissima diffusione si deve fare della Bibbia, che dovrebbe essere fra le mani di tutti gli uomini, almeno la parte del Nuovo Testamento”. Negli anni ’30 una direttiva simile era davvero coraggiosa. Se si pensa poi che fin dagli anni ‘20 don Alberione aveva lanciato la campagna del Vangelo in ogni famiglia, e aveva avviato la stampa della Bibbia nelle principali lingue moderne, per diffonderla a tappeto, il suo spirito profetico emerge ancora più fortemente.

E così, nel corso degli anni, don Alberione ha spinto i suoi figli a organizzare le “Giornate” e le “Feste del Vangelo”, mostre stabili o itineranti sulla Bibbia, a fondare e promuovere la Società biblica cattolica internazionale (eretta giuridicamente da Giovanni XXIII nel 1960). Moltiplicherà le edizioni bibliche e parabibliche, e quelle specializzate per le diverse categorie di persone e nei diversi ambienti: famiglie e parrocchie in particolare. Ma non escluse le scuole, dall’asilo alle Università, convinto che Gesù Cristo è il migliore Maestro, e che era inconcepibile che la scuola potesse escludere Colui che è il solo Maestro. Cominciò allora una diffusione capillare che negli anni ’60 riuscì a portare il libro sacro quasi in tutte le famiglie italiane. Don Alberione voleva che il Vangelo nelle famiglie prendesse il posto del crocifisso, o gli si affiancasse ovunque, perché esso è “una cattedra viva e parlante”.

Milioni di Bibbie e di Vangeli furono diffuse grazie a edizioni economiche, tascabili, facili da consultare e da portare con sé facilmente. Nel 1923 uscì il primo Vangelo “paolino”, con tirature altissime al costo di una lira. Nel 1962 ci fu la diffusione capillare della famosa “Bibbia a mille lire”, per due anni oltre un milione di copie. Un’autentica “ossessione” apostolica, condivisa dai suoi figli, spinse don Alberione a fare la “carità della verità” – com’era solito dire – attraverso la diffusione della Parola di Dio ovunque, comunque e a qualunque costo.

E non solo in versione cartacea, economica o rilegata, o arricchita di bellissime miniature come La grande Bibbia del Giubileo, o a fascicoli riccamente illustrati e commentati, come quelli allegati per anni a Famiglia Cristiana, o la monumentale Nuovissima versione dai testi originali, con note critiche e ampi commenti, pubblicata in 46 volumi dalle Edizioni San Paolo. Ma anche incisa in dischi (con lettura di Carlo D’Angelo), e poi in dischetti per computer, interpretata in film biblici come I Patriarchi e Saul e Davide, e ora affidata agli strumenti più sofisticati della tecnologia e dell’elettronica, in versione multimediale, come quella che viene presentata oggi, perché la Parola di Dio possa arrivare dappertutto e il più rapidamente possibile.

“Dio soffre perché una moltitudine di uomini non può essere toccata dalla Parola sacra”, scriveva Gutenberg, inventore della stampa e della prima edizione stampata della Bibbia, “la verità è prigioniera in un piccolo numero di manoscritti che racchiudono tesori. Rompiamo il sigillo che li lega; diamo ali alla verità”. Forse don Alberione non ha conosciuto queste parole di Gutenberg, ma di sicuro gli sarebbero piaciute per quello slancio missionario che le impregna. Anch’egli ha dato “ali” alla Parola di Dio. E lo stesso hanno continuato e continuano a fare i suoi figli “paolini”, come dimostra questa Bibbia multimediale, che è un frutto apostolico, importante e maturo, nell’anno in cui la Società San Paolo celebra il suo centenario.

Don Antonio Sciortino

Direttore di Famiglia Cristiana

 

Gänswein_20131205La Chiesa e la diffusione della Bibbia.

Le indicazioni del Magistero e la crescente attenzione

alle nuove tecnologie. Che cosa ho provato navigando in BibleWorld

 Intervento di Mons. Georg Gänswein – Prefetto della Casa Pontificia

Il 4 dicembre 1963, cinquant’anni fa, papa Paolo VI firmava il Decreto Conciliare Inter Mirifica. Quel decreto è storicamente importante perché, per la prima volta, tutta la Chiesa cattolica riunita in Concilio prendeva in considerazione nella sua riflessione teorica i mass media1. Dal punto di vista operativo sappiamo che la Chiesa ha sempre usato, nel corso dei secoli, quelli che il documento conciliare definisce gli «strumenti della comunicazione sociale». Sappiamo anche che, nell’uso di quegli strumenti, gli stessi Pontefici si sono fatti spesso promotori in prima persona.

Basterebbe ricordare che, poco tempo dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili fatta da Johannes von Gutenberg, papa Pio IV, alla metà del Cinquecento, ha avviato a Roma la Tipografia Vaticana. O, più vicino a noi, papa Pio XI, che, nel 1931, ha fondatola Radio Vaticana, ma ha anche iniziato un cammino di riflessioni e valutazioni sul cinema, che in quegli anni stava diventando un vero fenomeno di massa. Mi riferisco, in particolare alle due encicliche Divini illius Magistris del 1929 e alla Vigilanti cura del 1936. In questa sede, parlando del cinema come fenomeno di massa, va ricordato anche papa Pio XII, che nel 1942 è stato regista e attore nel film Pastor Angelicus.

Tuttavia, nel testo conciliare si registra un fatto nuovo. Per la prima volta, i Vescovi di tutto il mondo vogliono riflettere sul proprio operare, come Chiesa, con i media, al di là e oltre il solo o prevalente aspetto di riflessione morale con le conseguenti indicazioni date alla comunità credente.

Si può correttamente sostenere che con questo Decreto la Chiesa del XX secolo esprime la propria intenzione di andare più a fondo, per cercare e vedere le radici del proprio vivere un rapporto efficace con gli strumenti della comunicazione sociale. Così il Concilio può affermare che «la Chiesa cattolica, essendo stata fondata da Cristo Signore per portare la salvezza a tutti gli uomini, ed essendo perciò spinta dall’obbligo di diffondere il messaggio evangelico, ritiene suo dovere servirsi anche degli strumenti di comunicazione sociale per predicare l’annuncio di questa salvezza e insegnare agli uomini il retto uso di questi strumenti»2. In quest’affermazione del Concilio si rivela chiaramente un interesse, potremmo dire «globale», per gli strumenti della comunicazione nel loro insieme. Non si tratta più solamente di osservare la stampa, o il cinema, o la radio nella loro singolarità. Ma li si considera nel loro insieme in relazione «all’obbligo di diffondere il messaggio evangelico».

Questa è veramente una prospettiva nuova. Lo sanno bene i Paolini che ci hanno convocato qui per la presentazione ufficiale di BibleWorld, una realtà che è pienamente in sintonia con il loro carisma.

Don Alberione, infatti, ha sempre avuto presente il quadro generale di riferimento cui ho appena accennato, tant’è che lo ha fatto proprio sin dagli inizi del suo «apostolato dell’edizione». Non si può ignorare, infatti, che già nelle Costituzioni del 1949 – quindi prima del Concilio Vaticano II – la prospettiva della comunicazione che il Beato Alberione proponeva come via di santità per i suoi discepoli, era quella cui si è detto. E le Costituzioni proiettano i Paolini da quello che veniva detto «apostolato delle edizioni», a dimensioni nuove, immense, a «tutti gli altri strumenti più efficaci e celeri che il progresso umano inventerà in qualsiasi momento, e che saranno richiesti dalle necessità e dalle condizioni dei tempi» – così si legge in dette Costituzioni3.

Si può ben dire, quindi, che una simile prospettiva anticipa non solo il Decreto Conciliare, ma anche gli stessi testi della Santa Sede. Qui faccio riferimento, in particolare, all’Enciclica di Pio XII, la Miranda prorsus del 1957, e due lettere inviate dalla Segreteria di Stato alle Settimane Sociali di Nancy e di Siena. La prima, quella di Nancy del 1955, rifletteva su Les techniques des diffusion dans la civilisation contemporaine, e la seconda, quella di Siena del 1962 prendeva in considerazione Le incidenze sociali dei mezzi audiovisivi.

Ma ho accennato sopra anche all’enciclica Miranda prorsus di Pio XII. Quel papa è stato molto attento ai media, nonostante il suo pontificato abbia attraversato tutta la Seconda guerra mondiale con i drammi che tutti ben conosciamo. Ebbene, lui così vigile e coinvolto, al punto da diventare lui stesso attore e regista, ha voluto affrontare nell’enciclica citata tre di quelli che definisce i «principali mezzi audiovisivi: il cinema, la radio e la televisione», in quanto li riteneva non solo «semplicemente mezzi di ricreazione e di svago, anche se una gran parte degli uditori e degli spettatori le considerano prevalentemente sotto questo aspetto, ma di vera e propria comunicazione di valori culturali ed educativi, che possono influire non poco nella retta istituzione e sviluppo della società odierna»4. Il suo testo, quindi, pur accennando alla stampa, ritiene che «i mezzi audiovisivi offrono possibilità di comunicazioni e di scambi tra gli uomini; essendo, quindi, strumenti diretti di civiltà fra tutte le genti del globo, la Chiesa, che per divina istituzione è universale, desidera che vengano adoperati nel propagare e promuovere valori autentici»5.

Insomma, la Chiesa con il testo conciliare del 1963 ha una percezione nuova dei mass media che, si nota chiaramente, non sono più solo cinema, radio, televisione, ma nemmeno solo stampa, fumetti e dischi. Tutto questo lo descrive molto bene Giovanni Paolo II in quella che è l’ultima lettera apostolica che ci ha lasciato, Il rapido sviluppo. Ma il beato Pontefice ne trae coraggiosamente anche le conseguenza: «Il fenomeno attuale delle comunicazioni sociali spinge la Chiesa ad una sorta di revisione pastorale e culturale così da essere in grado di affrontare in modo adeguato il passaggio epocale che stiamo vivendo»6. A questo invito di Giovanni Paolo II risponde Benedetto XVI l’anno dopo, affermando di essere stato spinto «a riflettere sul concetto dei media come rete in grado di facilitare la comunicazione, la comunione e la cooperazione»7.

Emerge sempre più evidente nella riflessione della Chiesa che occorre considerare la cultura della rete. È quella che lo stesso Benedetto XVI chiama «la cultura dei social network» dove «i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori»8.

Qui, a mio parere, si inserisce in modo riuscito BibleWorld che altro non è che rendere fruibile, in modo attraente, interattivo e affascinate, la Bibbia ai giovani che vivono la cultura dei social network. Questo, lo posso presumere, è anche un’ardua impresa economica e non solo. D’altra parte è il modo per rendere vero quanto ha scritto il Concilio e cioè che: «Sarebbe evidentemente disonorante per i figli della Chiesa tollerare che la parola della salvezza resti inceppata e ostacolata da difficoltà tecniche o dalle spese, indubbiamente ingentissime, che questi strumenti richiedono»9.

E qui, con BibleWorld veramente la parola è tutt’altro che inceppata. Anzi! Lo scorrere dell’Antico e del Nuovo Testamento, la storia sacra con le sue immagini, il ripercorrere nell’atlante biblico il cammino di Abramo, lo scoprire nella cronologia i popoli e le culture che accompagnano la vicenda dei patriarchi fino a Gesù, tutto questo non sfocia solo in quella «cattedrale virtuale» che l’iPad offre ai suoi fruitori, ma va oltre. Il prenderlo tra le mani, il passare in rassegna le varie voci, il lasciare che, nelle modalità diverse, il testo parli e si faccia presente all’interlocutore, permette «la rinuncia a qualsiasi scappatoia e il fermo permanere nel mistero, che per l’uomo è insondabile»10.

Prendendo tra le mani l’iPad, giocandoci, passando da un’icona all’altra, osservando la Roma imperiale ricostruita e vedendola scorrere sullo schermo, ripercorrendo i viaggi di Paolo – lasciando che Luca, così come lo scrive negli Atti, me li racconti in ogni suo tratto – ho ripensato a quanto papa Francesco ha detto recentemente nell’incontro con i Membri della Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali: «Questo non è un settore, ma una dimensione esistenziale… la comunicazione non è uno strumento! È un’altra cosa…»11.

Ecco, BibleWorld è un’altra cosa! Non è uno strumento per leggere la Bibbia, è entrare nella Bibbia. Incontrare il mondo della Bibbia, essere contemporaneo di un tempo che è passato, di una storia che è di altri e che ora faccio pienamente mia. Tempo e spazio sono annullati e io sono lì, la Bibbia è il presente nel quale vivo e che mi fa vivere ed è inserita nel mio tempo, in questo tempo, in dialogo con le donne e gli uomini di oggi. Scoprire e toccare con mano– proprio così, toccare con mano – che i popoli della Cina, dell’India, della Persia, dell’Egitto, della Grecia camminano a fianco di Abramo, di Mosè, di Davide, di Salomone, di Gesù, di Pietro non solo mi aiuta a capire meglio, ma mi fa pregare meglio. Veramente posso dire la preghiera dell’orante che sosta davanti al mistero di Dio, di un Dio uno e trino che dice all’uomo d’oggi: «Non annullerò il mio amore e alla mia fedeltà non verrò mai meno»12.

1 Al riguardo cfr. A. Scelzo, La penna di Pietro. Storia (e cronaca) della Comunicazione Vaticana dal Concilio a Papa Francesco. Mezzo secolo dall’Inter Mirifica al Web, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013, pp. 3-69.

2 Cfr. Concilio Vaticano II, Inter mirifica, 1963, n. 3.

3 Cfr. E. Baragli, Don Alberione alla luce dell’Inter Mirifica, in L’Osservatore Romano, 29-30 novembre 1971.

4 Cfr. Pio XII, Miranda prorsus, 1957.

5 Ibidem.

6 Cfr. Giovanni Paolo II, Il Rapido sviluppo, 2005, n. 8. Cfr. al riguardo anche A. Scelzo, op. cit., pp. 149-175.

7 Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la 42ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2006, n. 1; cfr. al riguardo anche A. Scelzo, op. cit., pp. 205-271.

8 Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la 47ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2013.

9 Cfr. Concilio Vaticano II, Inter mirifica, 1963, n. 7.

10 Cfr. Benedetto XVI, Il cuore della fede, Rizzoli, Milano 2013.

11 Cf. Francesco, Plenaria del PCCS, 21 settembre 2013. Cfr. al riguardo anche Angelo Scelzo, op. cit., pp. 275-289.

12 Cf. Ps. 89