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La macchinetta automatica per i fedeli

dicembre 21, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − No Comments

C’è una foto curiosa che rimbalza da qualche giorno in Rete, si tratta di un distributore automatico che contiene diversi tipi di ceri votivi. I commenti che ha suscitato sono i più vari: c’è chi grida alla simonia e chi non ci trova nulla di strano, si tratta solamente di un’alternativa alla vendita in negozio. In realtà questa tipologia di “vending machine” è nata soprattutto per consentire l’acquisto di candele all’interno dei cimiteri, luoghi in cui le persone desiderano lasciare una fiamma viva sulla tomba dei loro cari defunti e nelle vicinanze dei quali, spesso, non ci sono negozi o chioschi. Certo il cortocircuito tra la tipologia di vendita automatica, di solito riservata a merendine e gelati, e gli oggetti sacri offerti crea una sorta di “dissonanza interiore” che può generare disagio o addirittura fastidio in molti utenti.

Quella di utilizzare distributori automatici per la vendita di articoli religiosi è, in realtà, una pratica molto diffusa all’estero e non solo nell’ambito del cristianesimo. In buona parte dei casi chi li installa desidera offrire un servizio, un’alternativa alla vendita diretta che spesso per mancanza di personale non si può permettere. Nessuno, d’altronde, si meraviglia più se nei pressi dei santuari si trovano negozi di souvenir, oggetti sacri o erboristerie che propongono rimedi naturali per benessere e salute, anche se l’accostamento tra il sacro e il commercio può infastidire i fedeli.

Lo scorso anno il parroco della chiesa dei santi Filippo e Giacomo, a Cògolo di Pejo in Val di Sole aveva installato una vending machine alle porte della chiesa contenete libri, rosari e altri articoli religiosi. Interpellato da un giornalista del quotidiano locale “Trentino” ha spiegato che i fedeli prelevavano giornali e oggetti sacri esposti alle porte della chiesa senza lasciare il corrispettivo in denaro. Così, per aiutarli a non trasgredire il settimo comandamento, ha pensato al distributore automatico. «Con la poesia non si vive – ha spiegato al cronista- e io quel materiale lo devo in ogni caso pagare ai fornitori. Personalmente ero contrario all’idea di mettere un distributore automatico, ma non ho avuto altra scelta».

don Marco Sanavio (Famiglia Cristiana 24 settembre 2013)