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Una “lettera circolare” a misura di Web

dicembre 21, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − No Comments

Sul regionale veloce mi stanno di fronte due professionisti che armeggiano sul tablet. Colgo involontariamente brani dei loro discorsi e capisco che stanno discutendo sul rapporto tra fede e famiglia. Sono meravigliato, non mi aspettavo un argomento tanto impegnativo all’interno del treno dei pendolari. I loro discorsi sono partiti da un quotidiano online che riporta, con toni polemici, qualche brano della“Lumen fidei”, l’enciclica dei due papi. Poche ore dopo un educatore che fa rifermento ad un oratorio veneto mi chiede un consiglio tecnologico. Sta costruendo un prodotto multimediale sul tema della luce perchè vuole presentare alcuni contenuti salienti dell’enciclica nel corso di un’esperienza estiva per giovani.

Se da un lato l’azione di astrarre, spezzettare, tagliare e cucire mina l’integrità del testo, dall’altro è pur vero che oggi non possiamo sottrarci alla dispersione multimediale di ciò che mettiamo in Rete, anche se si tratta di documenti ufficiali che fanno della coerenza interna un loro punto di forza.

La “Lumen fidei” è anche un file, un e-book che viene copiato, incollato, trasformato secondo la logica digitale in “meme” (immagine e testo) e venendo filtrato, in questo modo, attraverso l’esperienza quotidiana degli utenti.

Chi considera solo la carta potrebbe gridare al tradimento, chi è immerso tutto il giorno nel web è più propenso ad affare mare che, in questo modo, l’enciclica prende una nuova vita. Troppe volte ho visto i testi delle encicliche ricoperti da dita di polvere nelle librerie personali. «La consulto in caso di necessità» si giustifica l’utente medio che l’ha acquistata per dimostrare che comunque aderisce ad un certo modello.

Eugenio Scalfari ha pubblicato un ampio commento su “la Repubblica” online di domenica scorsasegnalando come, dal testo, emergano alcune domande che restano irrisolte.

Scopo di un’enciclica non è quello di dare risposte dottrinali ma di orientare la vita dei cristiani, di tracciare itinerari che poi ciascuno è invitato a percorrere secondo le sue possibilità e capacità. Nella sua precisa analisi Scalfari segnala come l’incarnazione, elemento fondante per il cristianesimo, non sia necessariamente sorgente di fede. Altre religioni che non hanno un dio incarnato o non possono rappresentarlo hanno ugualmente fedeli molto ferventi e devoti.

«L’assenza di un Unigenito incarnato non impedisce dunque la fede» commenta Scalfari segnalando come il rapporto vitale con Dio non sia determinato necessariamente da una sua presenza puntuale e incarnata in questa nostra dimensione. L’enciclica, però, parte proprio da un punto di vista opposto: «Chi crede, vede». E il centro vitale non è l’incarnazione, pur importante, ma la Risurrezione.

Il dibattito continua in Rete, l’enciclica fa discutere. La stampa miope si ferma solo sul cenno al rapporto uomo e donna nel matrimonio. La Chiesa è già oltre questo sterile dibattito, non vuole imporre nulla, ci mancherebbe, ma non può nemmeno rinunciare ad una sua visione sull’esistenza umana.

Enciclica significa proprio questo: lettera circolare.
E mai come in questa epoca del web lettere e parole sono state messe in circolo.

don Marco Sanavio (Famiglia Cristiana 11 luglio 2013)