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Morti per aver denunciato corruzione e traffico di droga

dicembre 30, 2013 − by settimanadellacomunicazione − in News − No Comments

Sono 70 i giornalisti morti quest’anno nel mondo, 29 dei quali  hanno perso la vita raccontando la guerra civile in Siria e 10 sono stati assassinati in Iraq. Lo sostiene il Committee to Protect Journalists, organizzazione indipendente con base a New York.

Tra i reporter morti in Siria ci sono anche alcuni “citizen journalist” che lavoravano per documentare i combattimenti nelle loro città natali, operatori radio e tv che lavoravano per media affiliati al governo o alle opposizioni e un gruppo di corrispondenti della stampa straniera, tra cui un reporter di Al-Jazeera, Mohamed al-Mesalma, che è stato ucciso da un cecchino.

Sei giornalisti sono stati uccisi in Egitto, tre dei quali sono stati uccisi il 14 agosto, durante la repressione delle forze di sicurezza nella destituzione del presidente Mohamed Morsi.

Il Medio Oriente è un campo di morte per i giornalisti. La comunità internazionale deve esigere che tutti i governi e i gruppi armati rispettino lo stato civile dei reporter e l’assassinio di un giornalista venga punito.

Molti giornalisti sono stati uccisi dopo aver denunciato casi di corruzione, traffico di droga e altre malefatte  in Brasile, Colombia, Filippine, India, Bangladesh, Pakistan e Russia. Due giornalisti radiofonici francesi sono stati rapiti e uccisi dopo aver incontrato un leader dei separatisti Tuareg nel Kidal, in Mali. In Iraq un gruppo di miliziani ha ucciso cinque membri del network Salaheddin TV in un attacco suicida a dicembre nella redazione del canale a Tikrit.