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La televisione italiana dovra’ fare i conti con il ciclone “Netflix”

gennaio 20, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Non c’è pace per le abitudini televisive degli italiani. In poco più di trent’anni, hanno dovuto cambiare i propri comportamenti tante volte da perdere il conto, dal monoscopio alle tv commerciali, dalla tv gratis agli abbonamenti del satellite. Adesso arriva una nuova rivoluzione. Si chiama “Netflix” ed è il più grande distributore di tv in “streaming” che esista al mondo. “Streaming”, che in inglese sta appunto per “scorrere” o “fluire”, è diventato in questi anni un termine tecnico che indica un flusso di dati audio e video che, attraverso la rete, giunge all’utente che ne abbia fatto richiesta. In termini più semplici: se vuoi vedere un film, spingi un tasto e le immagini iniziano a scorrere sullo schermo, come se fossero state mandate in onda proprio in quell’istante. Non ne rimane traccia nella memoria del proprio pc e quindi non occupano memoria inutile. Nello stesso tempo, con lo streaming, si evita anche che qualcuno possa fare copie illegali di quel prodotto.

“Netflix” potrebbe sbarcare in Italia nel 2014. I segnali sono inequivocabili. “Netflix” ha appena acquistato i diritti Internet per tutto il mondo di “Romanzo Criminale” (la serie tv) da Cattleya. Il colosso multimediale per il momento non conferma, ma gli esperti sono sicuri che il 2014 sarà l’anno della svolta.

Sono 50mila i titoli in catalogo pronti per lo streaming. “Netflix” ha più 50mila titoli in catalogo e 40 milioni di utenti. Il costo dell’abbonamento è sotto i 10 euro al mese, non prevede l’utilizzo di decoder e per scegliere un film (e goderselo) basta la sola connessione a Internet. Sono ormai molti i modelli di nuovi televisori che prevedono una connessione diretta a Internet proprio per usufruire in salotto dei servizi come quelli di “Netflix” e degli altri operatori che hanno scelto lo stesso segmento di mercato come “Google Tv”. “Netflix” adesso adesso è solo in Usa, Canada, Sud America, Uk, Irlanda, Svezia, Danimarca, Norvegia e Finlandia.

La storia di “Netflix”. Fondata nel 1997 dal 52enne Reed Hastings, “Netflix” cominciò distribuendo dvd per posta con un abbonamento mensile: l’idea era semplice. Si ordinava il dvd che arrivava per posta, una volta terminato il noleggio bastava imbucarlo in una qualsiasi buca delle lettere e sarebbe tornato automaticamente in sede. La catena “Blockbuster” in poco tempo fu costretta al fallimento. Il passaggio alla diffusione di video in streaming via Internet avvenne dopo dieci anni: con soli 7,99 dollari al mese e con l’opzione di interrompere l’abbonamento a piacere, ogni utente poteva accedere a un’ampia collezione di film e telefilm da qualsiasi apparecchio collegato al web.

Gli algoritmi che “indovinano” i gusti degli spettatori. La vera forza di “Netflix” è però nascosta negli algoritmi che riescono a intercettare i gusti dei singoli utenti consigliando con una buona approssimazione tutti i titoli più graditi. “Netflix”, ovviamente, non ha resistito ed è diventato anche produttore. La sua serie “House of cards” con Kevin Spacey è il fenomeno tv più seguito in Usa. Ha rivoluzionato il lavoro degli sceneggiatori. Con lo streaming, uno spettatore interessato può vedere tutti gli episodi in una volta sola e, quindi, fra una puntata e un’altra di una serie tv, non c’è più bisogno dei trucchi (riassunti, ganci per la puntata successiva) che sono stati il pane quotidiano degli autori tv da oltre cinquant’anni a questa parte.

La controfferta del mercato italiano e la morte del palinsesto. Il mercato televisivo italiano si sta attrezzando per questo nuovo cambiamento delle abitudini dei telespettatori. Mediaset ha così presentato “Infinity” (più di 5mila titoli in hd da vedere su tutti i dispositivi, tablet compresi). Sky invece sta lavorando su “River” (sempre il concetto del fiume che scorre) che dovrebbe debuttare a marzo per concedere ai nuovi clienti di avere una parte dell’offerta satellitare senza il fastidio della parabola e dell’abbonamento. C’è anche Telecom con “Cubovision” e “Chili Tv”, spin off di Fastweb. Come vadano le cose, gli studiosi del fenomeno televisivo non hanno dubbi. L’arrivo di un colosso mondiale come “Netflix” smuoverà di nuovo il mercato tv italiano. Il risultato è la morte del palinsesto. Prime time, fasce protette, periodi di garanzia, che sono i tre pilastri sui quali si è retta la tv italiana dal dopoguerra ad oggi, sono diventati, in un attimo, concetti desueti, morti e sepolti. Lo spettatore si vedrà la tv che più gli aggrada quando gli pare, alla faccia dei rigidi palinsesti della vecchia tv.

di Rino Farda

Fonte: Agensir del 18/01/2014