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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Giaccardi (Univ.Cattolica), dal Papa “Tre indicazioni”

gennaio 23, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Cultura dell'incontro − No Comments

“Papa Francesco ci offre almeno tre indicazioni chiare per interpretare e abitare il mondo contemporaneo, dove i media, in particolate quelli digitali, sono così pervasivamente presenti”. Lo ha affermato Chiara Giaccardi, sociologa e docente all’Università Cattolica, intervenendo questa mattina in sala stampa vaticana alla presentazione del messaggio per la prossima Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Innanzitutto ‘la comunicazione è in definitiva una conquista umana più che tecnologica’. La tecnologia – ha parafrasato Giaccardi – può facilitare od ostacolare, ma non ci determina. Il tecnologico agevola la connessione (riduce le distanze) ma non crea di per sé comunione e prossimità: la libertà, l’iniziativa, la disponibilità a entrare nella reciprocità dell’incontro ne sono condizioni indispensabili”. In secondo luogo Francesco invita a “capire la comunicazione in termini di prossimità”. Dire, ad avviso della sociologa, “che la comunicazione non è prima di tutto trasmissione di contenuti, ma riduzione di distanze, è una piccola rivoluzione copernicana rispetto al senso comune. Non sono le strategie, il marketing, gli effetti speciali che fanno la comunicazione. È superare ciò che ci divide, far crescere ciò che ci è comune; è farsi reciprocamente dono di sé”. “Comprendere la comunicazione come prossimità – ha precisato – e non come trasmissione (che può avvenire più tranquillamente a distanza) ha profonde implicazioni anche su educazione, formazione, istruzione, catechesi”.

Terza indicazione, “essere cristiani è condividere”. “Quando la parola e la vita – ha precisato Giaccardi – sono in sintonia profonda, percheì il cuore si ė lasciato toccare e trasformare dall’incontro”, come ricorda nella “Evangelii Gaudium” (“la fede nasce sempre da un incontro”), “il comunicatore è autorevole. La testimonianza, ovvero la parola incarnata, porta calore e bellezza su tutte le strade, anche quelle digitali”. “Un messaggio – ha aggiunto – che non scaturisce da noi, se non nel senso che ne siamo stati ‘fecondati’; né è mosso da un dover essere, bensì da una bellezza e una gioia grandi che non possiamo tenere per noi: essere cristiani è condividere. E in questo, la logica del web è più un aiuto che un ostacolo. Il fatto, poi, che in rete il corpo non c‘è, non produce per forza disincarnazione delle relazioni. Se siamo capaci di accarezzare, siamo capaci anche di ‘carezze digitali’”.

Fonte: Agensir.it