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Connessi e liberi. Le reti sociali: nuovi spazi di condivisione e di evangelizzazione

gennaio 29, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

Il tema: “Connessi e liberi. Le reti sociali: nuovi spazi di condivisione e di evangelizzazione” era felicemente indicatore ed espressivo. Infatti, lo tsunami digitale che si è abbattuto sul pianeta ha ridisegnato gli spazi dell’informazione e del sapere, ha plasmato in modo nuovo le categorie cognitive e valoriali della persona umana e ha provocato conseguenze osservabili soprattutto attraverso i comportamenti di quei gruppi particolarmente permeabili alle nuove spinte della società on line. Numerosi aspetti dello scenario socioculturale sono mutati a causa degli effetti dei recenti sviluppi, prodotti dalla e nella Rete di internet, mediante i New media e i Social networks.

La diffusione su ampia scala della Rete, che sembra avvolgere senza precedenti il pianeta, mostra anche la possibilità di una nuova socialità e libertà che potenzialmente sembra offrire a tutti nuove opportunità di partecipazione alla vita civile, sociale e politica.

In una società sempre più connessa, internet ‘potrebbe’ essere una rete avvolgente, schiavizzante. E invece – comprese nella loro realtà e nei loro valori, nelle loro possibilità e gestite con sapienza, – le reti sociali suscitano e man mano accompagnano in una vita di relazione matura.

Ma che cos’è, effettivamente, una rete sociale?

Una rete sociale, o social network, è un gruppo di individui connessi tra di loro attraverso diversi tipi di legami sociali, che possono essere i vincoli familiari, i rapporti di lavoro o anche una conoscenza di tipo superficiale. L’antropologo J. A. Barnes descrive le reti sociali come un “insieme di punti congiunti da linee. I punti rappresentano le persone e anche i gruppi e le linee indicano quali persone stanno interagendo con ogni altra”. Facebook, Twitter, Linkedin, Youtube, non sono le reti sociali, “ma gli strumenti che permettono alle persone di ampliare le proprie reti sociali online”.

Le reti sociali: opportunità e sfide per la formazione dell’identità.

Il web, ossia la rete di Internet, ha favorito la creazione di un contesto esistenziale in cui l’azione dell’individuo ha un carattere dinamico e attivo nella costruzione di conoscenze e competenze. Con la nascita del web 2.0, ossia la “seconda versione del web”, l’utente ha cessato di essere solo lettore passivo; è divenuto creatore di contenuti e dunque autore, capace di contribuire e partecipare attivamente alla crescita della rete. Il web 2.0 ha accresciuto il grado di facilità con cui avviene sia lo scambio tra soggetto e rete sia la modalità dell’interazione sociale; ciò ha consentito agli utenti di iniziare forme, finora ignorate, di relazioni, di scoprire nuovi linguaggi comunicativi che non sono in contrasto con le interazioni che avvengono in un contesto di compresenza, ma arricchiscono la vita e l’esperienza dei cibernauti. La dimensione socio-relazionale, tipicamente umana, è entrata dentro la Rete delle reti, è divenuta rapidamente un luogo abitato da milioni di persone che possono esprimere la propria individualità nell’intreccio delle interrelazioni planetarie.

La rete, nelle sue varie espressioni, dà prova di aver recepito il bisogno costitutivo di ogni individuo: la relazionalità. Solo entrando in comunicazione con gli altri la persona umana si realizza in pienezza e costruisce la propria identità. Infatti «la vita nel senso vero non la si ha in sé da soli e neppure solo da sé: essa è una relazione».

Ogni essere umano, quando nasce, non è ancora se stesso, ma acquisisce la propria identità nella successione degli eventi e delle relazioni che instaura nel corso della sua esistenza. In tal senso il web è divenuto un enorme potenziale delle pratiche comunicative e relazionali.

Le reti sociali, pertanto, costituiscono un inedito territorio digitale, dinamico e in continua evoluzione. La rete di Facebook (dall’inglese: libro delle facce), ideata nel 2004, è nata con lo scopo di raccogliere on line i profili degli studenti dell’Università e collegarli tra loro per scambiare amicizia o fare nuove conoscenze. Su Facebook, il social network più frequentato al mondo, non viene messa in evidenza l’identità dell’utente quanto le sue relazioni. A sottolineare la sua forte componente di socializzazione è anche la creazione di gruppi di interesse a cui si può partecipare.

La frequentazione del mondo digitale, in particolare delle reti sociali, incide sulla costruzione dell’identità poiché influisce sulla personale capacità e maturità relazionale, sulle posizioni, sui punti di vista personali e ciò va a confluire nel processo formativo della personalità. Le dinamiche partecipative dell’esistenza on line possono arricchire quella off line (e viceversa); in tal senso lo scambio armonico tra di esse consente l’evoluzione personale, la crescita e la maturazione del sé. Come altri fenomeni della realtà umana, per l’immenso potenziale che sprigiona nel momento in cui è nelle mani di una persona, il web è avvolto non solo da luci, ma anche da ombre.

Se le esperienze effettuate nel contesto on line e in quello off line non vengono integrate, e le relazioni digitali hanno il sopravvento sul mondo fisico, si cominciano a vivere delle esistenze parallele che escludono in partenza la possibilità di un arricchimento reciproco. Si attua, cioè, una sorta di virtualizzazione dei rapporti personali che strumentalizzano l’altro incontrato in rete. Ci si può permettere, con un semplice click del mouse, di recidere il legame in un attimo; ciò significa eliminare l’altro dalla propria rete di relazioni, e dunque dalla propria esperienza di vita, per passare in seguito velocemente al contatto successivo. Queste dinamiche tendono poi ad uscire dalla logica stretta del mondo on line e ad attivarsi anche come modus vivendi quotidiano.

È notevole anche il rischio di perdere la propria privacy, poiché per fruire del servizio gratuito offerto dalle reti sociali, si devono fornire i propri dati personali che vanno certamente ad ampliare i database di quanti si occupano di pubblicità e di marketing. Inoltre, come sottolinea Pier Cesare Rivoltella, direttore del CREMIT (Centro di Ricerca sull’Educazione ai Media, all’Informazione e alla Tecnologia), Facebook contiene informazioni e contenuti informali riguardanti la vita privata dell’utente che, a motivo della struttura del servizio, finiscono per essere condivisi con altri soggetti con i quali non si ha la stessa familiarità di rapporto.

Un’altra questione – per quanti trascorrono tempi prolungati nelle reti sociali – è quella relativa alla possibilità di identificarsi prevalentemente con la propria immagine digitale, e, quindi, di un vero e proprio isolamento dalla realtà, con la perdita del contatto con l’esperienza relazionale non mediata dallo schermo. Per questo, nella vita consacrata, la dimensione della vita comunitaria richiede una particolare attenzione. La comunità è l’ambito in cui si gioca maggiormente la verità, la maturità della propria capacità di relazione/comunicazione.

Da un lato le reti sociali offrono inaspettate opportunità per l’annuncio della fede; possono essere utilizzate come luoghi di evangelizzazione, di condivisione della Parola di Dio, di animazione giovanile e vocazionale, di catechesi, per un’azione pastorale rinnovata, creativa e propositiva.

Dall’altro lato si può rischiare di restringere il contatto umano a quello digitale arrivando a vere e proprie forme di isolamento comunitario, sintomo di problematiche legate, a volte, al disadattamento comunitario.

Un’attenzione particolare merita il fattore tempo. Qua e là si fa strada l’opinione che molti religiosi e religiose “sprecano” del tempo nel navigare o meglio fanno un uso esagerato della rete, disperdendo energie preziose per la propria missione. Per una fruizione corretta dei media occorre un dosaggio equilibrato dei tempi, una accorta valutazione dei luoghi in cui connettersi, il mantenere gli spazi personali per non estromettere il silenzio interiore e la riflessività dal proprio quotidiano e, soprattutto, l’attivazione di una coscienza critica per non rischiare di smarrirsi nel seducente metamondo.

Le differenti oscillazioni tra rischio e opportunità, insidia e risorsa, minaccia e vantaggi delle reti sociali, e ancor più del Web, interpellano la vita consacrata; essa è chiamata a non indietreggiare di fronte al mondo digitale che avanza, a guardare con occhi di speranza il nuovo continente; anzi, la spingono a incoraggiare, i giovani e i meno giovani, a un impegno quotidiano di autoformazione, vissuto personalmente e comunitariamente, che attinge alla sapienza evangelica, per individuare e valorizzare nei media digitali quel «potenziale che, se ben utilizzato, è un autentico dono» per la vita e la missione di ogni consacrato e consacrata nell’attuale epoca.

I formatori e le formatrici delle nuove generazioni sono interpellati a individuare percorsi di crescita per favorire l’acquisizione – da confermare nel tempo – di una solida identità personale e vocazionale. Questa è la password ossia la chiave d’accesso per accrescere gli spazi di libertà e di responsabilità nelle proprie decisioni di fronte alle innumerevoli e sempre mutevoli proposte.

(a cura di Biancarosa Magliano)