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Cos’è il data journalism

febbraio 27, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − No Comments

Il “data-journalism” è un filone in piena esplosione soprattutto negli Stati Uniti e in Gran Bretagna.

Tra i migliori esempi ci sono i lavori di Paul Bradshaw.

E quelli di ProPublica che con il suo Recovery Tracker ha organizzato i dati sulle misure anticrisi di stimolo all’economia rilasciati dal governo Usa, in un database liberamente consultabile dai cittadini, ma anche da altre testate che grazie ad esso hanno prodotto articoli più approfonditi ed è diventato un formidabile strumento di trasparenza e democrazia.

È un giornalismo per smanettoni? No. È un giornalismo che chiede di rispettare tutti i vecchi crismi (ipotesi, ricerca e verifica, e ovviamente anche olio di gomito…), ma si avvantaggia di software, spesso scritto ad hoc, per mettere in relazioni le masse di dati rese disponibili dalla digitalizzazione, ma spesso prive di senso se non le si affronta con strumenti abbastanza potenti. Un esempio recente e molto bello è l’inchiesta Dollar for Docs di ProPublica nella quale la potenza del software ha contestualizzato e localizzato geograficamente dove lavorano oltre 7 mila medici che, negli Usa, hanno accettato compensi dalle aziende farmaceutiche.

In questa prospettiva, il data-journalism non è un’arena riservata a giornalisti investigativi e maghi del codice.

In Italia non ci sono, purtroppo, repository di dati pubblici altrettanto ricchi come il data.gov statunitense e il data.gov.uk britannico e le norme che garantiscono l’accesso ai dati pubblici come le legge n. 241 del 1990 e i suoi aggiornamenti () sono ancora molto lontane da ciò che garantisce il diritto a Londra e a Washington.

Nella Penisola si moltiplicano però le esperienze open-data delle istituzioni. È il caso di Dati.Piemonte; e di Open Data lanciata dal Comune di Udine, oltre a iniziative come quella per la trasparenza delle spese del Parlamento lanciata da Radicali Italiani, Agorà Digitale e Valigia Blu.

In uno scenario nel quale la digitalizzazione dei dati è ancora troppo spesso percepita come un vulnus ai media l’utilizzo e la creazione di dati open source si profila come una grande occasione sia per l’informazione che per la democrazia perché, oltre a creare nuovi strumenti di lavoro per i giornalisti, sta spingendo a nuove dinamiche collaborative con e tra i lettori, aumentando il coinvolgimento della società civile e la trasparenza delle fonti.

Ma più pragmaticamente…se vuoi approfondire e partecipare segui il blog openData a cura di Guido Romeo.

Fonte: Fondazione Ahref