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Ecco perche’ non troverete foto di mia figlia su Facebook

marzo 30, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − No Comments

“Ma vuoi tenerla social-free?” è stata la domanda un po’ stupita di chi si è reso conto che, a due mesi dalla nascita, non erano ancora comparse foto di mia figlia via Instagram, Twitter e naturalmente Facebook. La decisione di non pubblicarne era stata immediata. Non avevo previsto, però, di dovermene quasi giustificare. Quelle istantanee di occhioni spalancati e bavaglini umidicci sono davvero deliziose. La pioggia di like e commenti a cuoricino può essere davvero un bel conforto per quello zombie del neogenitore. Alla fine, che male può venirne, visto che poi così fan tutti?

Così fanno davvero quasi tutti. Secondo un ormai classico studio di AVG, più del 92% dei neonati americani sotto i due anni ha una presenza online. Un paio di anni fa in Italia e Europa ci si fermava al 73%, ma è probabile che le percentuali si siano avvicinate. La vita in rete dei nostri figli inizia con la prima ecografia (Belén e De Martino insegnano) e prosegue con decine di immagini che documentano tutto, dagli occhi ancora chiusi al momento della nascita fino al primo giorno di scuola. La condivisione non è mai stata così semplice: grazie a smartphone e tablet fare una foto e pubblicarla è questione di tre clic. Quattro al massimo.

Tuttavia, al di là della bellezza del momento, che fine fanno queste immagini? Nel caso le nostre impostazioni di privacy su Facebook siano basse esse diventano letteralmente pubbliche: chiunque, anche i non iscritti a Facebook, potrà visionare quel contenuto e associarlo a noi. E a nostro figlio. Non si tratta di un riferimento di poco conto, se si considera che tra i dati pubblici del profilo ci sono spesso il nostro nome e cognome reali e la città in cui viviamo. Quel bimbetto sorridente, di colpo, non è più così anonimo.

Anche nel caso in cui abbiamo scelto impostazioni di privacy elevate, c’è un altro luogo da cui i nostri neonati non se andranno più: i server di Facebook. Facebook infatti riconosce che l’utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate, ma sottolinea che l’utente concede al social network la licenza per l’utilizzo di qualsiasi contenuto. Tale licenza non è revocabile e scade solo nel momento in cui un utente elimina definitivamente il suo account. E la singola foto del pupo che vorremmo cancellare? Farla sparire dalla nostra bacheca è facile. Non altrettanto dalla memoria di Facebook, che ammette di conservare copie di backup dei contenuti rimossi per un lasso di tempo non precisato.

Dalla timeline suddivisa per anni ai video celebrativi A look back, la strategia di Facebook è chiara: il social network punta a essere il compagno di tutta la nostra vita, l’album dei ricordi che ci seguirà per decenni e sarà in grado di suscitare emozioni e nostalgie. Per farlo (e per aumentare i propri profitti in quanto azienda quotata in borsa) deve accumulare, accumulare il maggior numero di contenuti possibili. E cosa ci può essere di più bello di un diario che inizia con una nascita?

Per quanto mi riguarda, di più bello c’è la possibilità che mia figlia possa scegliere da sola, un giorno, quali dei suoi ritratti pubblicare. Che non cresca con una digital shadow su cui non ha, e non avrà, nessuna possibilità di intervenire. Che venga rispettata, in modo che sarà poi più facile spiegarle che la vita in rete richiede lo stesso rispetto di quella offline (e che, tra le due, non c’è una vera distinzione). Sì, perché quando sarà un pochino più grande ne parleremo insieme. Temo che quel momento non sia molto lontano. Già ora guarda il mio telefono con tanto, troppo interesse.

di Eugenia Burchi

Fonte: wired.it