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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Comunicare significa prendere posizione in favore di…

maggio 19, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Cultura dell'incontro − No Comments

Si fa un gran parlare e scrivere di comunicazione, specialmente oggi che abbiamo a nostra disposizione le nuove tecnologie. Ma non sempre l’uso di esse migliora la prossimità, sia con i lontani che con i vicini. E ancora oggi rimane attuale il binomio “prossimo/estraneo” che richiama immediatamente alla memoria la Lettera pastorale (1985-86) “Farsi prossimo” di Carlo Maria Martini e l’omonimo convegno di Assago da cui emerse l’invito forte ad assumere con decisione la carità come metodo delle relazioni tra le persone e con la società.

In quegli anni, a partire da quella Lettera incentrata sulla parabola del Buon samaritano, abbondava la riflessione sul “farsi prossimo” nelle varie circostanze della vita. Quest’anno, papa Francesco ha riproposto l’icona evangelica del samaritano applicandola però alla comunicazione affermando che il buon comunicatore è colui che si fa prossimo (vedi Messaggio per la 48° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali).

La parabola evangelica racconta che un uomo incappa nei briganti che lo spogliano di tutto e lo lasciano mezzo morto sul ciglio della strada. Passano il sacerdote e il levita ma lo lasciano dov’è. Passa poi un samaritano (un estraneo), il quale si ferma e compie i gesti di uno che “prende posizione” in favore della vita. Vuole che il malcapitato possa continuare a vivere. Questo significa farsi prossimo verso gli altri: volere per loro la vita e volerla piena in tutti gli ambiti dell’esistenza (etica, umana, spirituale).

Esiste il paradosso per cui a molti conoscenti e parenti si vuole bene, ma loro restano estranei, o peggio, li si vuole come estranei. E’ come se si dicesse loro: ti rispetto ma non voglio condividere con te il bene di cui io godo e nemmeno la mia esperienza esistenziale; non voglio averti come fratello, sorella, amico, amica; non voglio che la mia crescita spirituale e intellettuale ti possa interessare; resta dove sei e come sei.

Ritenere una persona come “estranea” alla nostra vita gela il cuore, rinsecchisce le relazioni, lascia più povera la società, non aiuta l’umanità a crescere in sapienza.

di Cristina Beffa