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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Web: essere ovunque e in tempo reale

giugno 03, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Cultura dell'incontro − Commenti disabilitati

Omelia del 1 giugno 2014 di mons.Domenico Pompili 

“E una nube lo sottrasse al loro sguardo”. L’Ascensione e’ davvero un bel mistero, quasi un rompicapo, verrebbe da dire!

Come far festa, infatti, per uno che se ne va, sottraendosi definitivamente al nostro sguardo? Normalmente si gioisce quando qualcuno arriva e non quando parte, quando qualcosa compare e non quando scompare dall’orizzonte. L’Ascensione, di cui il testo degli Atti ci offre la descrizione più ricca, senza peraltro nulla concedere alla fantasia, inaugura di fatto una forma nuova di presenza. Ormai Risorto, Gesù dilata la sua vicinanza proprio nel momento in cui si sottrae allo sguardo dei suoi. Le parole riportate da Matteo suonano convincenti e pure sorprendenti: ”Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Gesù non e’ più ‘accanto’, ma ‘dentro’, non semplicemente ‘insieme’ ma ‘in’ noi.

Come intendere questa possibilità senza abdicare alla nostra intelligenza e ancor prima ai nostri sensi, visto che gli stessi discepoli “continuano a dubitare”?

Forse, paradossalmente, può aiutare proprio la nuova condizione del web che consente di sperimentare di essere ovunque e in tempo reale. Questa possibilità inedita mostra che non e’ vero solo ciò che è tangibile ed offre un prezioso punto di accesso per sperimentare una realtà non materiale. Godersi via Skype il nipotino che vive lontano o tenere vive e alimentare le proprie relazioni via internet non e’ una esperienza fittizia. Semplicemente e’ differente da quella faccia a faccia. Esiste dunque un’altra possibilità non meno reale che dilata e non diminuisce la nostra esperienza umana. In fondo, a pensarci, l’ascensione di Gesù conferma, su un piano più alto e definitivo, questa esperienza e ci aiuta a leggerla nella sua giusta luce: la realtà e’ più complessa e più ricca di quella che cade sotto i nostri sensi. Ci sono molte più cose in cielo di quelle che passano per la nostra testa. Ma quel che più conta non esiste separazione. Con L’Ascensione di Gesù un pezzo di terra e’ ormai definitivamente in cielo, ma e’ vero anche il contrario e cioè che un pezzo di cielo e’ ormai entrato dentro la sfera dell’umano: la terra e’ fatta di cielo, come scriveva Pessoa. Il confine tra cielo e terra non e’ più così marcato, ma e’ paragonabile al profilo dell’orizzonte in cui si stenta a percepire dove finisce la terra e dove inizi il cielo. In tal modo la terra acquista prospettiva e profondità. Non e’ piatta e senza un’apertura e si trasforma nell’invisibile armonia di uno spazio in cui interno ed esterno, morte e vita, prossimità e lontananza cessano di essere esperienze contrapposte.

Proprio le parole del Maestro confermano questa possibile armonia. “Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.

Comunicare non e’ anzitutto trasferire delle conoscenze, trasmettere informazioni, ma stabilire un contatto, assicurare una presenza. Il Maestro questo intende, dopo aver dato tutto se stesso fino alla morte e alla morte di croce. Infatti dire e’ già un po’ darsi perché non si comunica veramente se non ci si coinvolge. Anche in questo caso ciò che fa la differenza e’ la qualità della persona e non la quantità dei suoi mezzi a disposizione. L’uomo Gesù di Nazareth che rappresenta il punto di contatto tra l’umanità e Dio ci prende per mano e ci mostra che non c’è separazione tra noi e Dio: ma facendosi incontro a ciascuno di noi con la sua sapienza discreta e il suo fascino irresistibile. Toccando il nostro cuore indurito e risvegliandolo.

C’è solo un atteggiamento preciso da coltivare: ”Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Ciò che da’ a pensare e’ il fatto che la promessa della presenza sia strettamente legata al mandato missionario, cosicché Gesù e’ presente se ci si mette per strada verso gli altri, in una parola se si diventa prossimi. “Andate” dice con forza. Occorre andare e non aspettare al varco. Questa modalità di approccio decide della comunicazione. Anche di quella del Vangelo, stando al Messaggio per la Giornata di oggi. Papa Francesco e’ esplicito: “Chi si fa prossimo comunica”, come a dire per testimoniare il Vangelo non bisogna giocare di rimessa, ma prendere l’iniziativa. Diversamente l’incontro non si accende. Incontrare, dunque, e’ il mandato. Anche sulle strade digitali: che non producono l’incontro, ne’ tantomeno lo impediscono, ma sono pronte a ospitare la nostra libera iniziativa di ridurre le distanze, di prenderci cura l’uno dell’altro, di medicare a vicenda le nostre ferite. In una parola, di essere pienamente umani. Ma con un desiderio che ci mette continuamente in movimento, come traspare dalla professione di fede di un credente dei nostri giorni che sembra contemplare in anticipo la sua ascensione:

“Verrà un giorno, il giorno della mia ascensione, il giorno della gioia in cui i miei occhi incontreranno gli occhi del mio Signore Gesù. Lo vedrò faccia a faccia. E allora gli dirò… Che cosa gli dirò? No, non gli dirò nulla. Perché leggerò tutto nei suoi occhi. Leggero’ la mia propria gioia. Vi leggerò il posto che il suo amore, da tutta l’eternità, ha preparato per me” (Lucien Deiss).

Mons. Domenico Pompili