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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Le vie dell’informazione per comunicare il bene

giugno 05, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

C’è una grande città senza confini, disegnata su un pentagramma di sole note acute o gravi. È una città in cui convivono gli uomini d’affari e le ombre dei clochard, il vocìo confuso degli happy hour e la silenziosa disperazione degli uomini delle donne ai margini delle strade e della vita. Una città in cui le complessità sono state frammentate, ridotte a slogan, formule, sciocchezze. E che talvolta si dimentica chi è in difficoltà.

È su questa grande città che si sono accesi i riflettori del Festival della Comunicazione di Lodi all’Auditorium Tiziano Zalli nell’incontro con i direttori del “Corriere della Sera”, Ferruccio De Bortoli, di “Famiglia Cristiana”, don Antonio Sciortino e di “Avvenire”, Marco Tarquinio, invitati dal direttore de “il Cittadino”, Ferruccio Pallavera, a rispondere alla domanda “Come comunicare la presenza del povero o del “diverso” della porta accanto?”. Ed è stato un dibattito che è volato “alto” sugli slogan e i luoghi comuni quello offerto al pubblico in sala. «È vero – ha osservato Ferruccio De Bortoli – noi fatichiamo a raccontare il bene. Eppure in questo Paese, nonostante tutto, non mancano elementi di positività. Mi domando perché i freddi estensori di statistiche non diano mai conto anche dello straordinario capitale sociale di questo Paese, fatto di volontariato, di economia civile, di persone che sentono il dovere morale di fare del bene”.
Si dice che un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce. Eppure, ha avvertito don Antonio Sciortino, l’informazione dovrebbe imparare a raccontare il silenzio della foresta: “Dobbiamo imparare a raccontare la vita perché non tutto è buio, non tutto è disperazione – ha detto il direttore di «Famiglia Cristiana» -. Dobbiamo dire basta alla pornografia mediatica, a quello che io chiamo il turismo dell’orrore, cioè di chi va a farsi fotografare sul luogo della tragedia. Questa non è informazione”.  “Possibile che gli stranieri facciano notizia solo se sono autori di efferati delitti? Eppure ci sono tante storie di integrazione che potrebbero essere raccontate”, ha aggiunto Sciortino. Raccontare le storie di povertà significa denunciare queste situazioni. Per farlo ci vuole coraggio”.
Concetti condivisi da Marco Tarquinio: “I giornali che in tutti questi anni hanno esasperato i titoli hanno involgarito la stampa italiana, hanno bruciato la credibilità di chi fa questo mestiere – ha riflettuto il direttore di «Avvenire» -. C’è un modo di informare frettoloso, superficiale, che quasi mai prende in considerazione ciò che di positivo può contenere anche una brutta vicenda”.
(estratto da un articolo di Andrea Soffiantini)