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Orchi digitali, genitori distratti

luglio 14, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − Commenti disabilitati

Il bambino del 2014 ha una gran voglia di amici. Di più, ne ha un enorme bisogno. Anche il bambino del 1914, del 1814, del 1714 e giù, indietro nei secoli fino all’alba dei tempi. Tempi che cambiano, altrimenti non sarebbero tempi. Il bambino di oggi, rispetto al bambino di ieri, sta molto di più rinchiuso in casa. Gioca sempre meno in strada e in cortile, in piazza e all’oratorio; raramente esce da solo o con gli amici, specialmente nelle città. I genitori sono prudenti: fuori ci sono i pericoli. Automobili che sfrecciano. E anche gli orchi. Se un orco ti acchiappa, sei fritto. Ti accade tutto quel che di cattivo puoi immaginare, e soprattutto quello che non puoi. Orchi e streghe pullulano nelle fiabe propedeutiche, che un tempo servivano a mettere in allarme i bambini. Guardatevi bene attorno, figli. Non fidatevi degli sconosciuti (e pazienza se molti orchi erano perfettamente noti, perfino parenti). E attenti agli orchi, che sanno travestirsi da persone dabbene, miti, innocue; vi inteneriscono; e poi vi divorano. Strani genitori, quelli di una volta. Costruivano favole splatter con persone divorate e rigurgitate e bollite vive, per poi abbandonare nel bosco i figli in esubero. Ma non divaghiamo.

Strani sono anche molti genitori contemporanei. Mai i figli da soli fuori di casa. Ma, in casa, concedono ai figli il televisore in camera, così possono svegliarsi con i cartoni e guardare quel che pare a loro. Il pc pure. Ma gli orchi non sono stupidi e hanno imparato a spuntar fuori dal televisore e a infilarsi nel pc. Siamo comunque sempre in casa e un controllo è possibile. Ma quando a un bambino della scuola primaria consegni uno smartphone, tutto diventa fuori controllo. Gli orchi digitali si fregano le mani. Come quelli ammanettati dalla polizia postale, che li ha scovati al termine della solita serrata ‘caccia all’orco’. La rete immonda abbracciava 14 Paesi e molte regioni italiane. Gli orchi digitali, che alcuni si ostinano a definire elegantemente pedofili, hanno esperienza da vendere e conoscono a menadito le regole del mercato.

Tra i bambini c’è enorme domanda di amici? E loro offrono ‘amici’, tramutandosi in bambini, nascondendo le zanne e indossando panni innocenti e invitanti. I social network sono zeppi di mascherine, mascherone e mascheracce. Gente che si finge qualcun altro. Gli orchi si travestono da bambini per avvicinare i bambini, conquistarne la fiducia, scambiare fotografie, eccetera. E i bambini? Non sono loro il problema, loro sono da proteggere, ma nel modo giusto. Pochi anni fa si denunciava l’uso indiscriminato del pc da parte dei minori, con un controllo scarso o nullo di troppi genitori. Con la diffusione degli smart («ce l’hanno tutti, e io?») ogni argine salta. I genitori non possono controllare un bel niente, se pure lo volessero.

E allora? In questi casi, i genitori allarmati potrebbero chiedere all’esperto regole di comportamento. La stessa Polizia postale ne diffonde da anni e anni, e sono regole sensate stilate da chi è competente. Ma le regole potrebbero diventare un alibi per non pensare ma semplicemente fare, applicandole. Per i genitori la sfida – perché di questo si tratta – è conoscere bene, molto bene i propri figli. Perché bambini, ragazzi e adolescenti sono tutti diversi, proprio come gli adulti. Chi matura prima, chi dopo, Chi è responsabile e sa disciplinarsi, e chi no. Chi è fin troppo sveglio e chi è ancora ingenuo. Occorre saper discernere e decidere a chi dare fiducia e libertà, e chi invece proteggere maggiormente. Ma questo devono deciderlo loro, i genitori. Che spesso hanno gli occhi troppo impegnati a inseguire mille attività, immagini, cose e persone, per posarli sui propri figli e vederli per quello che sono veramente.

Intanto gli orchi, loro sì, i figli li scrutano fin troppo.

Di Umberto Folena

Fonte: Avvenire.it