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Amazon lancia “all you can read”. Ma ha senso?

luglio 22, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − Commenti disabilitati
La potente Amazon è intenzionata a cambiare per sempre il concetto di lettura digitale: come già avviene con la musica su siti come Spotify, Deezer o Gooogle Play Unlimited, è ora possibile accendere un abbonamento illimitato a centinaiadi migliaia di libri, scegliendo tra oltre 600mila titoli. Il servizio per ora è in via di sperimentazione solo negli Stati Uniti, ma nei prossimi mesi potrebbe arrivare anche in Europa.
In pratica, si tratta di pagare (nel caso del mercato americano) 9,99 dollari al mese, che equivalgono a circa 7 euro, e a quel punto si possono leggere tutti i libri che vogliono, ma rinunciando in questo modo a possedere la propria copia, seppure soltanto in versione digitale. In altre parole, si cambia prospettiva:basta acquistare e conservare nella propria biblioteca i libri, oppure “stoccarli” nel proprio computer o e-reader nella versione digitale. Il libro non sarà mai nostro, ma possiamo leggerlo (o rileggerlo) quando ci pare.
Anche Amazon, insomma, soprattutto agli acquirenti dei suoi lettori Kindle Paperwhite (questi sì, però, bisogna comprarli) consente di accedere a una vasta raccolta di libri pagando un abbonamento mensile. Il nome dell’operazione (in verità copiato da Google) è infatti “Kindle Unlimited”. L’offerta segue, come dicevamo l’esperienza ormai diffusa della musica e anche dei film, con cinema e serie Tv offerti in abbonamento mensile dalla statunitense Netflix, sbarcata in Europa e attesa a breve anche in Italia. Certamente, l’azienda fondata da Jeff Bezos ha dalla suauna dimensione e una diffusione tali da rendere questa nuova tendenza una pratica diffusa.

Ma ci domandiamo, e lo domandiamo ai lettori, se questa nuova modalità di fruizione per quanto riguarda la lettura è in grado di soppiantare il classico libro cartaceo e persino il moderno libro elettronico nella sua versione acquistabile, che si conservano nella biblioteca di casa o negli scaffali virtuali dei dispositivi hi-tech. Qualche anno fa un visionario saggio di Jeremy Rifkin, L’era dell’accesso, aveva già previsto tutto quanto: e cioè che saremmo arrivati a un’epoca nella quale non sarebbe stato più indispensabile avere le cose di proprietà, “possederle”, ma sarebbe bastato “accedervi” per soddisfare pienamente i propri bisogni. Ci viene un dubbio: se questo può avere senso con la musica – per cui uno paga un abbonamento e se l’ascolta tutte le volte che vuole senza il bisogno di esserne proprietario, proprio comese uno andasse in un negozio di musica e potesse ascoltare il disco che preferisce quante volte vuole sino alla nausea- ha ugualmente senso per un libro?

È verosimile che uno rilegga 4-5 vole lo stesso libro? Quante volte accade nella vita? E il piacere rassicurante di poter sfogliare le pagine (che già è minore con un file digitale), può essere annullato da un abbonamento? E ancora: non è questa novità un modo per ridurre la lettura e il libro come prodotto culturale a una merce estremamente impalpabile e inconsistente?

Pino Pignatta, FC