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Mass media: decimo Rapporto sulle crisi umanitarie

settembre 06, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

Negli ultimi dieci anni, ossia da quando Medici senza frontiere (Msf) e l’Osservatorio di Pavia indagano sulla copertura mediatica delle crisi umanitarie, lo spazio dedicato dai notiziari di prima serata ai contesti di crisi è crollato dal 16,5% nel 2004 al 2,7% nel primo semestre del 2014. Questo è il bilancio di Msf, in occasione della presentazione del 10° Rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” al Festival della Letteratura di Mantova.

“Se da un lato è indubbio che i telegiornali di prima serata siano sempre più chiusi nei confronti delle crisi umanitarie che avvengono più o meno lontane da noi, è altrettanto vero che in questo decennio il panorama dell’informazione televisiva è molto cambiato – dichiara Gabriele Eminente, direttore generale di Msf Italia -. Anche in Italia, infatti, sono nati dei canali tematici dedicati all’informazione, come Rainews o Tgcom24 ma la maggior parte delle persone continua a informarsi tramite i notiziari di prima serata”.

Da una recente indagine Eurisko, prosegue Eminente, “emerge che il 63% della popolazione italiana desidera ricevere dai media più informazioni sulle emergenze umanitarie. Per questo riteniamo che i Tg abbiano ancora una grande responsabilità e un importante ruolo da giocare sulla rappresentazione di crisi che hanno impatti gravissimi sulla vita di milioni di persone”.

L’indagine – che prende in esame la copertura delle crisi umanitarie nei principali notiziari di prima serata della televisione generalista (3 della tv pubblica e 4 della tv privata) nell’arco di un decennio – mostra che i riflettori “vengono puntati soprattutto su conflitti e atti terroristici (il 65,5% sul complessivo delle notizie sulle crisi), mentre l’attenzione maggiore è rivolta a fatti che riguardano il coinvolgimento di occidentali. La percentuale delle notizie dedicate a povertà e malnutrizione è invece pari all’1,5%; mentre quelle relative alle emergenze sanitarie sono solo 293 in 10 anni (pari all’1%). Queste crisi arrivano nei notiziari solo quando diventano allarmi internazionali, come è il caso dell’ebola quest’estate”.

Vi sono poi crisi continuamente visibili, che per la gravità e la rilevanza geopolitica hanno ampia visibilità (le guerre in Iraq e in Afghanistan, la crisi mediorientale e quella siriana); poi le crisi “a singhiozzo” su cui si accendono i riflettori in concomitanza di eventi significativi (come in Sud Sudan); infine le crisi invisibili, che non entrano nell’agenda dei tg, come nel caso della Repubblica Centrafricana. Il confronto con i notiziari di Francia, Germania, Gran Bretagna e Spagna fa emergere inoltre “la maggiore attenzione che i notiziari europei dedicano alle crisi umanitarie internazionali, rispetto a quelli italiani”.

(AgenSir 06-09-2014)