Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Agenzie e televisioni la sfida del futuro è tutta sul digitale

dicembre 13, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

Condannati a sperimentare continuamente nuovi linguaggi e ad agire su piattaforme molto diverse fra di loro, i giornalisti vivono una forte crisi di identità. I lettori però continueranno a seguire i giornali e le agenzie credibili e autorevoli. Internet e i social media hanno sconvolto le regole stesse della narrazione giornalistica ma la fame di informazioni attendibili rimane molto forte. Segnali di allarme e di speranza sono emersi nelle relazioni ascoltate durante “The state and the future of media”, un convegno a porte chiuse al quale hanno partecipato alcuni dei nomi più noti e prestigiosi del giornalismo Usa. L’incontro si è svolto a Roma, nel Centro Studi Americani di Roma; vi hanno presto parte, fra gli altri, il presidente del Centro Studi Americani, Gianni De Gennaro, l’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America in Italia, John Philips. Jeff Fager, amministratore delegato di “CBS News” ed executive producer della trasmissione “60 Minutes” e Gerard Baker, direttore del “The Wall Street Journal”.

Agenzie ancora necessarie. “Credo che le agenzie di stampa abbiano ancora un ruolo incredibilmente importante”, ha detto Justin Smith, Ceo di “Bloomberg”, la più grande agenzia stampa dell’economia e della finanza mondiale. Il fondatore dell’agenzia, il miliardario omonimo, è stato Sindaco di New York ed è stato in predicato di correre anche per la Casa Bianca. Smith, ha le idee molto chiare, sul funzionamento delle agenzie di stampa. “Sono organizzate attorno a clienti specifici, amplificano e consentono a molti altri media di avere accesso a contenuti che altrimenti non potrebbero avere – ha spiegato -. La domanda non è tanto cosa succederà alle agenzie in sé, ma cosa succederà alle agenzie nel mondo digitale. E credo che entro certi limiti i trend che si vedono nei media digitali saranno assimilati anche dalle agenzie di stampa. Forse le agenzie cominceranno a raccontare le notizie in un modo più vicino agli interessi dei consumatori e ai loro comportamenti. Il web sta portando una rivoluzione nei contenuti brevi, quindi credo che si cercherà di adattarsi, come pure per le immagini, l’infografica, i dati visivi”. Secondo Smith ci sarà ancora molto spazio per il giornalismo investigativo. “C’è un grande dibattito, fra lo ‘scroll’ infinito di Twitter (scroll sta per scorrere, ndr) o Facebook, per cui continui a ‘scrollare’ all’infinito sulla pagina web. È come un’esperienza infinita di consumo. Un modello che non piace a tutti. In America diciamo che si sta cominciando a cercare un’esperienza mediatica completamente diversa, che dia la sensazione della ‘finibilità’. Si tratta di un neologismo, per indicare un’esperienza mediatica che ha un inizio e una fine, come una rivista. Per questo motivo continuano a moltiplicarsi i prodotti come le newsletter”.

Un grande assente.
All’appuntamento romano mancava uno dei più grandi player della nuova informazione digitale, Google News. Gli algoritmi del motore di ricerca, infatti, condizionano in modo pesante i consumi di informazione sul web. Lo sanno bene i giornali e le agenzie di tutto il mondo che fanno la fila per farsi accreditare dai tecnici di Google. Anche i social media, come Facebook o Youtube, però sono diventati sempre più rilevanti nei modi della produzione e del consumo giornalistico. Secondo il vicepresidente della Cnn, Ed O’Keefe, “bisogna andare dove sta il pubblico altrimenti si diventa irrilevanti e oggi sempre più persone s’informano sui social network. Alla Cnn – ha detto -, la sfida oggi non è tanto essere la prima azienda televisiva al mondo, ma la prima azienda digitale. Non a caso nel lavoro della Cnn sempre più si parte dalla domanda se un video andrà bene per il web e successivamente per la tv”. Per il direttore del Wall Street Journal, Gerard Baker, le chiavi vincenti per il successo di una testata vanno cercate nella “identità, specificità e distinguibilità” agli occhi del pubblico. “Dobbiamo essere ottimisti – ha detto -. La domanda di informazione a livello globale non potrà che crescere”. Secondo Smith della Bloomberg, “È impossibile immaginare compiutamente il futuro dei media ma l’importante è sperimentare e agire per primi, o qualcun altro agirà prima di te, senza avere paura di sbagliare”.

di Rino Farda

Fonte: Agensir.it