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Chi comanda Internet?

dicembre 23, 2014 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati
Chi comanda su Internet? Fateci caso, pur usando il web quasi ogni giorno – e molti di noi, più volte al giorno – non ci facciamo quasi mai questa domanda. Uno dei motivi del nostro disinteresse è legato al fatto che, abituati come siamo a trovare sul web molte cose gratis, pensiamo che la Rete sia di tutti. Una specie di ‘servizio pubblico’.In realtà il web è dominato da una serie di colossi che hanno nelle prime posizioni Google, Amazon, Facebook e tutte le aziende da loro controllate (Instagram, WhatsApp eccetera). In prima fila ci sono anche quattro colossi cinesi come Alibaba, Tencent, Baidu e JD.com.
Ciò che ci interessa qui, però, non è la guerra commerciale in atto tra l’America e l’Asia per dominare il web, ma quali ricadute possa avere tutto questo sulle nostre vite.
Anche tenendo buona la tesi del sociologo Frédéric Martel, secondo la quale non esiste più un solo Internet ma più Internet ‘locali’ (in Cina, per esempio, non usano Twitter ma Weibo e così accade in Russia e nei Paesi Arabi con altri social) resta forte e urgente un problema di libertà. E con esso la nostra domanda iniziale: chi comanda su Internet? Aspettate a spaventarvi. Non vi faremo una lunga lista di nomi e numeri.
Benché possa esservi d’aiuto sapere che Google controlla il 55% della pubblicità web e quest’anno, nella sola Italia, fatturerà un miliardo e 100 milioni di euro.
Ciò che ci interessa è capire come si stanno comportando i colossi del web.
Qualche giorno fa, Google ha deciso di chiudere in Spagna il servizio Google News. Un atto di protesta contro una nuova legge spagnola sul copyright che impone, dal 1° gennaio 2015, a tutti gli editori di chiedere un contributo a chi usa i loro contenuti sul web. Il primo pensiero di molti italiani è stato: vabbè, non è certo una tragedia.
Errore. Partiamo dai dati. In poche ore dallo stop del servizio, i siti web dei media spagnoli hanno registrato un crollo a due cifre del traffico web. I più fortunati hanno perso il 10% dei lettori, i meno fortunati oltre il 15%.
È bastato un ‘clic’ di Google e sono spariti dalla vista di molti lettori.
Così come recentemente con un ‘clic’ Amazon ha chiuso i rapporti con San Marino e Facebook ha penalizzato molti concorrenti.
Cresciuti nell’era dell’anarchia di Internet, dove il web era un’enorme prateria libera, queste aziende si ritrovano ora nelle mani un potere enorme che impatta direttamente con la vita di tutti, spagnoli e non.
Potete pensare che sia fantascienza, ma fra pochi mesi – visto che è in lite con gli editori europei – Google potrebbe spegnere tutti i servizi Google News, togliendo ai media il 10-15% di traffico. Cioè di visibilità.
E in potenza, potrebbe perfino decidere di penalizzare (e persino far sparire) i contenuti dei media nelle ricerche del suo potentissimo motore. Basterebbe un ‘clic’ e questo e milioni di altri articoli sparirebbero.
Perché Internet, da tempo, non è più il regno di tutti. Ma un territorio estremamente proficuo controllato da pochi. Pensiamoci la prossima volta che ci verrà da pensare che sia tutto gratis. E cominciamo a ragionarci su.

Gigio Rancilio