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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Internet: cliccate e vi sara’ aperto

febbraio 11, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − Commenti disabilitati

C’è un libro che suggerisco di leggere agli amici. “La rivoluzione incompiuta”, l’ultimo libro del grande Michael Dertouzos, scomparso prematuramente all’età di 64 anni il 27 agosto del 2001. Un saggio interessantissimo, per certi versi anche divertente, ma soprattutto provocatorio per il messaggio lanciato dall’autore: i Pc sono inutilmente complicati da usare e rischiano di creare più problemi di quanti non ne risolvano. Una presa di posizione a dir poco audace e temeraria se si considera che è stata formulata da colui che, sin dal 1974, ha ricoperto l’incarico di direttore del laboratorio di “Computer Science” del Massachusetts Institute of Technology di Boston (Mit). Insomma, se non fosse sufficientemente chiaro, l’autore in esame è stato il guru che ha formato i quadri dell’industria informatica statunitense. “Strani animali mi circondano in casa, a lavoro, in ogni luogo in cui mi trovi. Ogni giorno devo trascorrere ore a cibarli, curarli, aspettarli, senza dire delle liti che abbiamo! Anche voi – avverte Dertouzos – siete circondati da queste creature: sono i computer, i portatili, i palmari, le stampanti, e telefonini che si collegano alla Rete, gli apparecchi per ascoltare la musica digitale e altre meraviglie elettroniche. Sono dappertutto e si moltiplicano alla svelta. Eppure, invece di servire noi, siamo noi che serviamo loro”. Per carità, è trascorso più di un decennio da quando Dertouzos scrisse questo libro, eppure, nonostante l’accelerazione impressa dalla rivoluzione digitale, devo ammettere che molte delle sue considerazioni sono ancora attuali. Per i non addetti ai lavori, è forse bene rammentare che Dertouzos è considerato l’anti-Negroponte, avendo segnalato in maniera puntigliosa alcune contraddizioni della cosiddetta società cibernetica, quasi volesse smorzare l’euforia negropontiana. In particolare mi ha colpito la sua critica circa l’inadeguatezza dei Pc e dei programmi che li comandano, sempre più appesantiti da miriadi di funzioni che pochi eletti sanno utilizzare, per non parlare dei manuali difficili da decifrare. Ciò che trovo straordinariamente vero nelle pagine di Dertouzos è l’istanza di rendere l’informatica “digital immigrant”, (alla portata dell’uomo predigitale). Un esempio emblematico per Dertouzos riguarda l’inondazione delle e-mail nei nostri computer. A questo proposito consiglia la tecnica Dpl, ovvero Distruggere Prima di Leggere: “Alle 11 di sera – scrive nel primo capitolo – scarico la posta elettronica. Novantotto messaggi sono arrivati da ieri. A una media di 2-3 minuti per messaggio impiegherei circa 4 ore per sbrigarli tutti. Mi verrebbe molta voglia di assegnare loro il mio codice di massima sicurezza”. Come dargli torto! Di strada ne è stata fatta molta in questi anni, se si considera che oggi possiamo leggere le mail direttamente sul cellulare. Detto questo, però, la fissazione del professore rappresenta ancora una sfida se non vogliamo che sia sempre il povero mortale a doversi piegare all’innovazione digitale. D’accordo sarò anche un “digital immigrant”, ma la semplificazione vale anche per i “natives” (nativi) della Rete. Insomma, per dirla in termini biblici: è la Rete a servizio dell’uomo e non viceversa. Una cosa è certa: Internet ormai è entrato a far parte della nostra esistenza e dunque sarebbe un gravissimo errore essere oscurantisti. Qualcuno ha scritto che di questo passo l’uso della Rete cambierà il nostro cervello a livello neuronale, cognitivo ed emotivo. Su questo tema la comunità scientifica è divisa. Una quota consistente di ricercatori ritiene che sia troppo presto per esprimere dei giudizi, non foss’altro perché la prima generazione che ha subito l’effetto del digitale ora sta entrando nell’età adulta e non ci sono ancora abbastanza studi scientifici che dimostrino l’entità di questi cambiamenti. Di una cosa sono comunque convinto: Internet fa crescere l’interdipendenza tra i cervelli, costringendoci a leggere, vedere e constatare che il mondo reale è più grande delle nostre semplificazioni. Inoltre, possiamo anche scrivere e confrontarci, proprio come io sto facendo adesso attraverso questo post. Un’operazione che un tempo sarebbe stata possibile solo sborsando una valanga di quattrini per acquistare uno spazio sui giornali… Mi viene quasi da dire a questo punto: “Cliccate e vi sarà aperto”!

di Giulio Albanese*

Direttore del periodico “Popoli e Missioni”