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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

La comunicazione piu’ importante resta la relazione umana

marzo 24, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

Parla suor Cristina Beffa, esperta su scala nazionale di mass media e modalità comunicative, che è stata relatrice in un incontro promosso dall’Usmi il 15 marzo a Taranto. L’intervista è di Marina Luzzi  per i settimanale Nuovo Dialogo (20 marzo 2015) dell’Arcidiocesi tarantina.

Suor Cristina Beffa è un’istituzione della comunicazione sociale. Qualche primavera in più dei sessanta, giornalista professionista, laureata in filosofia, storica direttrice di Novaradio e vicedirettrice della rivista ‘Famiglia Oggi’, con tanta esperienza nell’Editoriale Paoline Audiovisivi e come responsabile del Centro Comunicazione delle Paoline, oggi è membro della Commissione organizzativa della Settimana della Comunicazione. Qualche giorno fa, nell’istituto Maria Immacolata, ha tenuto un incontro sul tema “Comunicazione e vita consacrata, sentinelle pronte a cogliere germi di novità” a cura dell’Usmi (Unione Superiori maggiori d’Italia).

Tante le suore che hanno partecipato, dibattendo anche delle nuove possibilità di evangelizzazione che offre la Rete, che per lei “non vanno temute ma accolte”.

Suor Cristina, lei è il singolare esempio di una consacrata giornalista professionista, non più giovanissima. Questo amore per la comunicazione, in tempi in cui non era al centro dell’attenzione come oggi, è nato prima della scelta radicale di Dio?

“Devo riconoscere di sì. Fin dalla tenera età amavo comunicare. Un mondo che mi attirava tantissimo era quello del teatro. Un altro desiderio era diventare conferenziere. Ovviamente ho capito dopo, che per tenere degli incontri bisogna cimentarsi con una dura preparazione, avere un equilibrio tra esperienza umana e conoscenza intellettuale. Credo che non avrei potuto scegliere un altro istituto, se non quello delle paoline. Lì ho trovato il mio ambiente naturale, la mia vocazione”.

E poi com’è andata avanti la sua storia?

“Sono diventata suora paolina. L’iscrizione all’ordine dei giornalisti professionisti è venuta dopo, lavorando nel gruppo periodici di Famiglia Cristiana. Ai tempi ero giornalista radiofonica ed annunciatrice, presso la radio dei Paolini. Poi hanno avuto bisogno di me in un altro settore, che è quello della rivista, ed io per un anno intero mi sono adeguata ad un passaggio molto brusco, dalla radiofonia al giornalismo scritto. A me la radio dava allegria, con la musica, le notizie da dare in tempo reale, i commenti. Dentro questa rivista scientifica sulla famiglia, che si chiama “Famiglia Oggi”, però ho trovato spazi di ricerca ed approfondimento che mi hanno arricchito veramente tanto”.

Qual è il suo rapporto con le nuove tecnologie?

“Anche qui ho dovuto fare un bel cammino. Io vengo dall’Università, dalla ricerca, dallo studio. Ho faticato molto più che nel passaggio da radio a carta stampata. Mi sentivo inadeguata, avvertivo il mio limite ma piano piano mi sono detta che per me era missione, era un incarico che Dio mi ha dato, e così lentamente ho cominciato a navigare in internet, collegarmi a dei siti, e mi sono attribuita l’impegno, con il placet dei miei superiori, di gestirne uno.  Allora non mi sono più fermata, sperimentandomi con i social network. E così ho fatto il mio percorso su Facebook, Twitter, Instagram, WhatsApp. Non conosco ancora tutto. Ad esempio so che in Brasile ci sono dei social network più seguiti rispetto a Facebook, che invece spopola in Italia. Ho ancora molto da scoprire e di cui informarmi ma ho una bella prospettiva di vita”.

Che consiglio vuole dare ai genitori nel rapportarsi ai figli, circa l’uso dei social network?

“Vorrei dire loro che sgridare i figli perché sono eternamente connessi non è la via educativa che io ritengo migliore. Bisogna prima conoscere questi strumenti dall’interno, per poi poter dare delle norme. Per esempio una regola potrebbe essere quella di salvaguardare il momento della condivisione del pasto o altri momenti in cui si dialoga insieme”.

E quando gli ‘eterni’ connessi invece sono gli adulti?

“Viceversa, i genitori devono immediatamente dare ascolto alle esigenze del figlio, anche se sono connessi o stanno per farlo. La nostra vita diventa più saporita, più umana, se salvaguardiamo le relazioni interpersonali”.

La prima forma di comunicazione è proprio la relazione, ha ribadito all’inizio del suo intervento.  “La relazione tra individui è la forma di comunicazione basilare per la convivenza civile e sociale, anzi le mamme sanno bene che già quando hanno in grembo il proprio figlio, comunicano con lui. Dimostrazione più chiara non c’è”.