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La Tv del dolore. I risultati di una ricerca

marzo 26, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

La “Tv del dolore” è quella incentrata su fatti di cronaca nera e giudiziaria o gravi disagi individuali e sociali, dove la sofferenza privata è oggetto di spettacolarizzazione pubblica. Un genere in ascesa nella tv italiana, come rivela una ricerca dell’Osservatorio di Pavia sulle “cattive pratiche televisive”, commissionata dall’Ordine dei giornalisti per puntare l’indice contro la spettacolarizzazione della sofferenza a scopo di audience. Tre mesi di osservazione, da settembre a dicembre 2014, sui programmi delle sette reti generaliste della Rai, di Mediaset e de La7.

La “Tv del dolore” enfatizzata la sofferenza  con ogni mezzo: dal gossip sulle persone, al racconto efferato di violenze e abusi, all’esposizione mediatica dei protagonisti, rei o vittime, oltre che di parenti, amici, avvocati, magistrati, ed esperti del caso,  al solo  fine di suscitare emozioni forti, indurre curiosità morbose, attrarre l’attenzione del pubblico per conquistare audience. Omicidi e scomparse, “serializzati” nel tempo, occupano l’80% cento di questa programmazione, 287 ore al mese, circa 3 ore al giorno. Rai 1 e Canale 5 – reti dedicate alla famiglia – da sole ne assorbono il 70%, concentrate in quattro trasmissioni “Storie Vere”, “La vita in diretta”, “Mattino Cinque”, “Pomeriggio Cinque/Domenica live”. Sul banco degli imputati anche “Quarto Grado”, “Amore criminale” e “Chi l’ha visto”, nonostante la professionalità e la sobrietà di gran parte dei servizi.

Meno problematiche “Uno mattina” e i “Fatti vostri”. Una ricerca parziale che esclude programmi spesso accusati di indulgere su delitti mediatici come “Porta a porta”, che nel periodo preso in esame non ha mostrato criticità.