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I seminaristi di oggi? Figli del tempo e della vita digitale

maggio 01, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in Evangelizzazione − Commenti disabilitati

Cosa significa essere preti e suore del terzo millennio? È ormai indispensabile, nel percorso di formazione, imparare ad utilizzare le nuove tecnologie? E quali sono i rischi nell’annunciare il Vangelo in Rete? Di fronte ai nuovi scenari che si aprono per sacerdoti e consacrati, alle prese con un cambiamento culturale talvolta destabilizzante, l’Ufficio di pastorale della comunicazione della diocesi di Padova, in collaborazione con l’Associazione webmaster cattolici italiani (WeCa), ha realizzato un percorso di formazione online da proporre a seminaristi e religiosi e a tutte le persone impegnate in varie forme nella pastorale. Quattro moduli formativi sul possibile utilizzo pastorale dei media digitali, non tanto orientati alla tecnica quanto alla strategia da adottare per raggiungere le persone.

Tecnologia e fede. Ma chi sono i seminaristi di oggi? “Sono figli del tempo che stanno vivendo – spiega don Marco Sanavio, direttore dell’Ufficio comunicazione della diocesi di Padova e coordinatore del corso -, anche se non tutti sono grandi frequentatori dei social media. Hanno, comunque, bisogno di acquisire competenze che consentano loro di entrare in contatto profondo con giovani e adulti che vivono anche la dimensione digitale delle relazioni e di alcune indicazioni su come proporre una comunicazione più efficace”. Al sacerdote del terzo millennio, prosegue don Sanavio, “mi sembra venga chiesto di essere più accompagnatore che maestro, inserito in una dinamica permeata dalla tecnologia che ha ridefinito i concetti di autorità e relazione personale”. Per questo, “negli spunti inseriti nei contributi multimediali da noi curati, cerchiamo di spiegare che non riteniamo fondamentale essere esperti di elettronica ma sapere come la tecnologia stia cambiando anche l’approccio alla spiritualità e ai percorsi di fede”. Quanto ai rischi che si corrono nell’annunciare il Vangelo nel web, don Sanavio osserva che “ce ne sono pure nell’annunciarlo in altri ambiti della convivenza umana”. Bisogna però essere preparati: “La Rete comprime sino ad annullarli gli spazi di attesa, luoghi privilegiati per far emergere domande di senso personali. Proprio per evitare alcuni rischi, come la dispersione o la de-corporeizzazione, abbiamo suggerito di operare con una strategia ‘mista’, in parte sul web e in parte in presenza, così da potenziare rapporti umani e messaggi”. Virtuale, conclude il coordinatore del corso, deriva dal latino “virtus” ed indica “la forza che deriva da un ulteriore ambito di relazione attraverso il quale far transitare anche l’annuncio cristiano”.

Verso Firenze 2015.
Il corso è già disponibile per Seminari e Comunità religiose che ne fanno richiesta. Per gli altri operatori pastorali, invece, verrà messo a disposizione nei prossimi mesi. Insieme a don Sanavio, i moduli formativi sono stati condotti da Arianna Prevedello, responsabile dei progetti dell’Ufficio comunicazione patavino, e da Michele Visentin, dirigente scolastico e pedagogista. Per Giovanni Silvestri, presidente di WeCa, l’iniziativa della diocesi di Padova è in profonda sintonia con l’impegno dell’associazione: “Fin dalla nascita, WeCa favorisce la formazione alla comunicazione in Rete da parte di operatori pastorali, genitori, educatori. Vogliamo essere vicini ai ragazzi, ai giovani e alle persone che ‘abitano’ sempre di più l’ambiente digitale”. L’iniziativa si inserisce nel percorso indicato dal documento preparatorio del 5° Convegno ecclesiale nazionale sul tema “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo” (Firenze, 9-13 novembre). La proposta formativa, infatti, è stata pensata nella logica dell’uscire, non solo dai limiti imposti dalla geografia o dai contesti parrocchiali ma anche dagli schemi classici con i quali solitamente si comunica con lo scopo di annunciare il Vangelo. Da un paio d’anni i tre autori del corso sono impegnati a sondare come sia possibile oggi abitare le nuove relazioni di prossimità che adulti e giovani hanno costruito grazie alla mediazione digitale ed educare in un contesto profondamente mutato rispetto al passato recente. Il corso suggerisce anche la via della contemplazione e della trasfigurazione della realtà attraverso cinema e arte come itinerari che possono essere percorsi anche grazie alla mediazione della comunicazione digitale.

di Riccardo Benotti

Fonte:Agensir.it