Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

I Nativi digitali

agosto 24, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − Commenti disabilitati

Già nel titolo del suo celebre articolo “Digital natives, digital immigrants” (2001), Mark Prensky presenta le due espressioni di cui difficilmente avrebbe potuto immaginare la fortuna, nativi digitali e immigrati digitali.

Con la prima, nativi digitali, ormai di uso e abuso comune, Prensky si riferisce a bambini e ragazzi nati a partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, la cui caratteristica comune è quella di aver vissuto dalla nascita immersi nel magma delle tecnologie digitali.
Trattandosi di una caratteristica ambientale, dunque estremamente variabile a seconda del luogo cui ci riferiamo e della conseguente diversa diffusione tecnologica, è necessario notare che un ragazzo nato a fine anni Ottanta negli Stati Uniti potrebbe far parte della categoria mentre potrebbe non farne parte un coetaneo nato in Italia. Allo stesso modo, considerata la modalità a macchia di leopardo con cui si sono diffusi questi strumenti in aree diverse degli stessi paesi, è possibile che due ragazzi nati rispettivamente in città e in campagna non abbiano lo stesso grado di appartenenza al gruppo.

Per contrasto, immigrati digitali sono le persone nate prima di quell’incerto spartiacque, accomunate dall’aver vissuto l’arrivo delle tecnologie nella posizione di osservatori consapevoli, con la possibilità di indicare un prima e un dopo la loro implementazione. Per i nativi digitali tale possibilità non esiste giacché per loro le tecnologie sono sempre esistite come parte “naturale” dell’ambiente.

Nel suo scritto Prensky si spinge ancora oltre, sottolineando come il cambiamento avvenuto abbia tutte le caratteristiche per configurarsi come una vera e propria discontinuità, e non come una semplice evoluzione avvenuta per accumulo incrementale di competenze, modalità di pensiero e di azione da una generazione all’altra.

L’affermazione è impegnativa, e porta come conseguenza naturale il fatto che questa nuova specie avrebbe modalità di elaborazione delle informazioni strutturalmente diverse da quelle dei loro predecessori. Più nello specifico, i nativi digitali sarebbero abituati a gestire flussi rapidissimi di informazioni e a elaborare molteplici stimoli in maniera parallela, mettendo in pratica consuetudini comportamentali che li portano a privilegiare, in ogni situazione in cui è possibile scegliere, l’opzione digitale. L’autore, a mo’ di esempio, mette a confronto chi in un ufficio stampa le mail con chi si trova perfettamente a suo agio a consultarle su schermo.

Rinvio ad un altro momento la discussione approfondita riguardo l’esistenza o meno dei nativi digitali come singolarità evolutiva o novità antropologica, due termini forti che, come sostiene anche Paolo Ferri, indicherebbero nei nativi digitali una novità assoluta per la specie umana, frutto di un’evoluzione che l’arrivo delle tecnologie digitali ha portato su un binario non raggiungibile tramite la semplice somma di esperienze che ogni generazione trasmette alla successiva. Per adesso mi limito a considerare che le ricerche sul tema sono numerose e i risultati controversi, ma forse ciò dipende dal fatto che il tempo trascorso è ancora troppo breve per corroborare l’una o l’altra tesi. Solitamente l’evoluzione si muove su una scala temporale più rilassata, e forse i nativi digitali sono semplicemente persone come tutte le altre con l’unico vantaggio di aver goduto delle tecnologie digitali nel periodo più fondamentale per la formazione della loro personalità e della loro mente. Ma questo è accaduto anche alla generazione precedente con la televisione, e quindi mi viene più facile immaginare che, banalmente, ognuno sia nativo della propria epoca e delle tecnicalità che la caratterizzano, senza dover immaginare fondamentali differenze antropologiche, psicologiche o addirittura neuronali fra chi è nato prima o dopo gli anni Ottanta. (dal  blog: https://correrepensando.wordpress.com/)

(Luciano Barrilà, 8 agosto 2015)