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Jet lag digitale

settembre 10, 2015 − by settimanadellacomunicazione − in Avviso ai naviganti − Commenti disabilitati

Sono crescenti le definizioni che ruotano intorno alla galassia digitale. Attraverso il concetto diJet lag digitale cominciamo a parlare di costi emotivi legati all’uso, ma soprattutto all’abuso, dei device, un aspetto cruciale per i riflessi che proietta nella vita del mondo giovanile e, ovviamente, non soltanto in quello.

Sono diversi i profili coinvolti, partendo dal ragazzino che si sente frustrato per la mancanza di riscontri positivi alla sua produzione su Facebook, gli ambitissimi “mi piace”, vissuta come un indiretto giudizio di valore sulla sua persona. Possiamo continuare con i soggetti, un esercito, che usano tali dispositivi, immolando notevoli quantità di energie nervose attraverso canali di comunicazione sempre aperti o a videogiochi utilizzati con esasperata continuità. Senza trascurare gli effetti di logoramento in coloro che con l’uso della tecnologia devono fare in conti per ragioni professionali.

Per comprendere la dimensione degli “esborsi” energetici dobbiamo fare un passo indietro e incontrare il vecchio -a questo punto quasi amichevole- stress. Lo stress, detto in modo grossolano, è la quantità di lavoro che il nostro organismo compie per adattarsi ad una nuova situazione, dopo essere stato investito da uno stimolo impegnativo (stressor). Si tratta dell’energia che consumiamo per svolgere un compito, per lottare contro un nemico, presunto o concreto, o per fuggire da un pericolo. Nel mondo reale le cose sono piuttosto chiare, qui uno sforzo si può pesare, misurare, i fenomeni si vedono e si toccano. Se dobbiamo salire una rampa di scale sentiamo la fatica sulle nostre gambe, se facciamo una serie operazioni per arrivare puntuali al lavoro avvertiamo l’impegno che stiamo mettendo in atto, se durante la giornata lavorativa affrontiamo compiti molto impegnativi il nostro organismo ci avvisa che la benzina è agli sgoccioli. In altre parole qualunque operazione facciamo, avvertiremo chiaramente il suo peso, sul piano fisico, psichico, spirituale.

Nella dimensione virtuale, invece, le cose cambiano decisamente, per almeno due motivi. Il primo riguarda la quantità degli stimoli cui siamo chiamati a rispondere con dispendiose azioni di riadattamento, ossia investendo preziose energie fisiche e nervose. In questo caso essi sono potenzialmente sconfinati ma soprattutto, e questa mi sembra la vera novità, simultanei. Il secondo si riferisce alla scarsa tracciabilità di stimoli e risposte. Più meno ciò che accade quando entriamo in un’autostrada e decidiamo di pagare con il Telepass piuttosto che in contanti, in questo caso non avremo cognizione di quanto stiamo spendendo e tuttavia stiamo spendendo, ma la quantità di tale investimento ci sarà chiara solo quando alla fine del mese riceveremo l’estratto conto dalla nostra banca. Proprio questo differimento, con relativi effetti accumulo, che eludono i controlli, ci può “indebitare” oltre le risorse disponibili, causando un forte logoramento interiore. Il rapporto con la realtà potrebbe scapitarne, proprio a causa delle relative sensazioni di stanchezza e di estraniamento, così simili ai faticosi percorsi di recupero successivi a certi viaggi che prevedono l’attraversamento di diversi fusi orari.

Dunque il digitale rende potenzialmente illimitata e simultanea la quantità di stimoli in ingresso. Questi, a loro volta, pretendono di accoppiarsi con delle risposte. Disattendere la richiesta crea un senso di incompletezza, foriero di ansia. Assecondarla significa mettere a rischio i serbatoi dell’energia fisica e interiore. Tali opzioni alimentano lo sfasamento che abbiamo chiamato Jet lag digitale e i cui effetti riscontriamo nel comportamento di adulti, ragazzi e, sempre più spesso, bambini.

 

(da: https://correrepensando.wordpress.com/2015/09/06/jet-lag-digitale/#more-119)

Domenico Barrilà – 6 SETTEMBRE 2015