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Reporter senza frontiere: 100 eroi dell’informazione

gennaio 13, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

SONO giornalisti, blogger e attivisti che in misura diversa e in condizioni avverse, minacciati e perseguitati, si sono distinti per la difesa del diritto d’informazione, valore fondamentale (articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani e il diritto “di cercare, ricevere e impartire idee e informazioni attraverso ogni mezzo e senza riguardo a confini e frontiere).

Sono i 100 eroi dell’informazione”eletti” da Reporter senza frontiere che ha appena lanciato la sua nuova campagna per la libertà di stampa. Saranno celebrati in una serie di eventi in tutto il mondo durante il World Press Freedom Day del 3 maggio prossimo.
Nell’elenco, che spazia dal Pakistan all’Eritrea, dagli Usa alla Cina, la parte del leone la fanno l’Ucraina, Uzbekistan, Bielorussia, Azerbaigian, Tagikistan. Tre eroi dell’informazione sono giornalisti russi che hanno raccontato la guerra in Cecenia, gli abusi della polizia e lo strapotere dell’oligarchia del paese di Putin. Ci sono anche serbi e montenegrini a dimostrazione che persino nel cuore dell’Europa chi si batte per una corretta informazione non può stare tranquillo.
Tra questi eroi due sono italiani: Lirio Abbate e Giuseppe Maniaci.

Lirio Abbate vive sotto scorta per essersi sempre occupato di mafia e ha subito diverse intimidazioni per aver scoperto e scritto sul settimanale, prima degli inquirenti, delle infiltrazioni criminali nella capitale d’Italia. Nelle intercettazioni agli atti del processo per Mafia Capitale, Lirio Abbate è ancora nel mirino di quanti vorrebbero silenziare l’informazione uccidendo i giornalisti scomodi. “Le minacce nei miei confronti sono gravi perché avvengono nella capitale di un paese occidentale e non in uno a democrazia limitata, ma dimostrano che il potere criminale è sensibile alla forza e al coraggio del giornalismo d’inchiesta”.

Giuseppe, Pino, Maniaci, l’altro italiano è invece il tuttofare di Telejato, la televisione anti-mafia che lui stesso conduce da un piccolo appartamento di Partinico, nei sobborghi di Palermo. Indagato nel 2009 per l’esercizio abusivo della professione giornalistica, vinse invocando il diritto costituzionale alla libertà d’espressione. Anche lui ha subito fino a pochi mesi fa le ultime intimidazioni per le sue coraggiose inchieste giornalistiche.