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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
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Dal pennino con inchiostro nero al computer

febbraio 19, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

Qual è il rapporto con il digitale di Roberto Piumini, scrittore e affermato autore di libri per bambini? A questa domanda, Piumini risponde: “Per darmi arie da personaggio superepocale, dico a volte di aver attraversato, riguardo alle tecniche di scrittura, tutto il percorso dal medioevo alla postmodernità. In effetti i miei quaderni di poesie adolescenziali e, per parecchi anni, le storie da pubblicare furono scritte a penna, rigorosamente in inchiostro nero, e solo poi trascritte a macchina. Seguì, per la prosa, il passaggio alla scrittura meccanica, poi ai primi sistemi di scrittura elettronica, poi al computer, macchina che ancora oggi (felicemente scevro dai faticosissimi, imbarazzanti social) uso principalmente per tre cose: la scrittura, l’informazione leggera e certi viaggi santexuperiani con Google Earth per le plaghe sperdute del mondo, persino dentro i crateri dei vulcani.

Ultima a cedere alla scrittura a macchina è stata la poesia: andai a lungo predicando a me stesso che, corporale com’è, non poteva rinunciare alla fisicità, al gesto del braccio e della mano, alla grafia in quanto sigla antropologica, eccetera. Poi cedetti anche in quello, perdendo certo in intimità gestuale, ma guadagnando, ad esempio, in possibilità di creazione tipografica, nell’impostazione visiva di quel magico pacchetto che sono i testi di poesia (ai poeti interessa anche questo…).

Quanto ai cambiamenti del mezzo, a parte quanto detto ora e prima, parlando di Manzoni, la scrittura elettronica mi permette il sempre più il gioco della correzione-subito-efficace, il delizioso accorciamento. La stessa scelta del font è un altro gioco di cui parlerei a lungo: prima di ogni testo c’è un attimo di pregustante scelta sul “carattere” tipografico da usare: una specie di pre-scrittura in cui, con nuovo e più astratto tipo di “materialità”, scelgo il tipo, il segno, il “tono” visivo di una certa azione verbale. Queste note, per esempio, sono scritte in “Garamond”: il font più istituzionalmente culturale e sapienziale”.

(da http://correrepensando.net/2016/01/17/tre-domande-a-roberto-piumini/#more-296)