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XIX congresso nazionale Ucsi: Vania De Luca presidente

marzo 08, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in News − Commenti disabilitati

È Vania De Luca, vaticanista di Rainews24, la nuova presidente dell’Unione cattolica stampa italiana (Ucsi). Prima donna a guidare l’associazione nei quasi 60 anni di storia, De Luca è stata eletta il 6 marzo a Matera a larga maggioranza dai delegati, a conclusione del XIX congresso nazionale sul tema “Le sfide del giornalismo al tempo di Papa Francesco”. Succede ad Andrea Melodia che ha completato due mandati consecutivi.

Che cosa significa essere la prima donna presidente?

Si tratta di una responsabilità in più. Nella nostra associazione sono state sempre presenti donne di qualità e di spessore, ma essere la prima presidente rappresenta certamente un inedito.  Oggi, grazie alle nuove tecnologie, si può fare informazione anche dietro una scrivania, ma nulla può sostituire la prossimità fisica, lo stare dentro le storie da raccontare. Alcuni miei colleghi hanno seguito i movimenti migratori lungo le rotte che dalle coste dell’Africa portano verso l’Europa, e camminare con questi profughi ha fatto loro cogliere cose che altrimenti non avrebbero afferrato.

Quali le priorità e le linee d’azione dell’Ucsi?

Il presidente ha certamente un ruolo di guida e di sintesi, ma lavoreremo in squadra. Parole chiave formazione e aggiornamento. Continueremo il cammino in corso con l’appuntamento annuale della scuola di formazione, anche scuola di aggiornamento professionale da quando l’Ordine richiede i crediti formativi obbligatori.

La Rai sta cambiando, come va ripensata la sua mission?

Con la fedeltà alle proprie origini di servizio pubblico e al proprio Dna, per continuare ad essere dalla parte dei cittadini. Un’informazione libera, plurale, che risponda all’esigenza di saper raccontare tutto a tutti secondo l’intuizione di Emilio Rossi, già presidente Ucsi e primo direttore del Tg1. Con i linguaggi più adatti e gli strumenti più adeguati.

A proposito della fusione Repubblica-Stampa, questa concentrazione editoriale mette in discussione il modo di essere giornalisti?

Bisogna vedere che cosa succederà nel concreto. Quando c’è una concentrazione bisogna domandarsi quale ne sia la finalità, se a guidare le scelte siano criteri esclusivamente economici in una crisi globale, oppure se ci siano nuove idee.

L’informazione è tanto più precisa e completa quanto più si hanno occhi e persone fisiche sui territori. La Rai ha tanti canali e tante reti. Uno dei problemi di fondo è diversificare il prodotto.

In che modo sta cambiando il sistema radiotelevisivo?

Io lavoro all’interno di un allnews che penso sia l’avanguardia dei nuovi linguaggi e dei nuovi modi di fare. Oggi si sta procedendo verso un’integrazione sempre maggiore con il web. Oltre al tema della diversificazione, c’è bisogno di trovare nuovi modi di coinvolgere il pubblico perché la qualità del prodotto si misura anche sugli indici di ascolto. Occorre però coniugare fruibilità, appetibilità e capacità di interessare con la scelta della qualità.

(fonte: http://agensir.it