Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Il volto umano di Taranto tra passaparola e social network

aprile 23, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in Comunicazione − Commenti disabilitati

Come si comunica la misericordia? I manuali lasciano il posto all’esempio di vita. Quello che ha dato Papa Francesco ai potenti della terra visitando Lesbo. Nessuna parola vale gli abbracci, l’ascolto assorto delle esigenze di ciascuno, i disegni donati dai bambini, che il pontefice chiede agli assistenti di conservare gelosamente e mettere sulla sua scrivania. Un viaggio che ha acceso i riflettori della comunità internazionale su quanto stia accadendo ai profughi e richiedenti asilo che cercano di raggiungere l’Europa, via terra o via mare.

Ingabbiati in un sistema più grande di loro, con accordi di sorta, come quello tra Unione Europea e Turchia, che prevede rimpatri forzati, i migranti diventano ingranaggio inconsapevole di una macchina legislativa che continua a fare acqua. Anche Taranto, già piagata dalle annose questioni ambientali e dal ricatto occupazionale, si trova al centro del meccanismo, da quando, poco più di un mese fa, è stato inaugurato l’hotspot, il primo in Italia sulla terra ferma, dopo quelli sorti in Sicilia, a Lampedusa, Pozzallo, Porto Empedocle, Augusta e Trapani.

A molti ancora non è chiaro cosa sia un hotspot. Si tratta di un centro dove i migranti, per prassi, dovrebbero essere trattenuti non più di 72 ore, anche se di fatto il periodo è molto più lungo perché le strutture dove ricollocarli sono al collasso. L’hotspot va considerato come un grande filtro che divide i cosiddetti ‘migranti economici’, cioè persone che vogliono raggiungere l’Europa per lavoro o per ottenere condizioni di vita migliori, dai ‘richiedenti protezione internazionale’, vale a dire chi nel proprio Paese rischia la vita a causa di conflitti o persecuzioni ed è necessariamente costretto a fuggire. I primi vengono ‘respinti’ ed obbligati, con foglio di via, a lasciare l’Italia entro una settimana, gli altri invece iniziano la trafila per ottenere lo status di rifugiato ed essere collocati in strutture di accoglienza e Sprar.

Spinti dall’emergenza, che tale non è, visto che da anni sanno dei flussi migratori in arrivo, i governi europei hanno elaborato una strategia che contravviene di fatto a diverse normative della Costituzione italiana. Tra tutte, la più grave è la contravvenzione all’articolo 10 comma 3, che ricorda come il diritto alla protezione internazionale sia soggettivo e chiunque possa avvalersene, senza differenze di nazionalità di provenienza. Taranto, di questa grave mancanza di misericordia, ha fatto già le spese.

Qualche settimana fa circa duecento marocchini, proprio perché provenienti dal Marocco, considerato, secondo regole non scritte, un Paese sicuro, sono stati respinti dall’hotspot e lasciati in stazione. Si trattava di giovani uomini e donne e di adolescenti, nati in Marocco, ma residenti in Libia da anni per lavoro. Questo però non ha cambiato la situazione. Ha contato la nascita e non la provenienza. Senza soldi, senza documenti, senza cibo, senza aver capito che entro una settimana avrebbero dovuto abbandonare l’Italia per non divenire, nei fatti, “clandestini”, queste persone hanno assaporato il volto umano e misericordioso della città, che si è subito fatta sentire.

Associazioni, coordinamenti, semplici cittadini, con il passaparola o utilizzando i social network, si sono prodigati per garantire pasti e mettere in contatto i profughi con le loro famiglie sparse per l’Europa. Alcuni volontari hanno fatto da mediatori, mettendosi a disposizione per ricevere denaro sui propri conto correnti da parte dei parenti del migranti, così da permettere loro di comprare il biglietto del treno e partire. In qualche giorno tutti sono andati via.

Le istituzioni locali hanno fornito, dopo numerose sollecitazioni, un luogo dove farli riposare almeno per una notte. Il problema è evidentemente internazionale e non può pesare sulle casse di un Comune come Taranto, che esce da un dissesto finanziario enorme. Ma la domanda che ci poniamo è questa: se già per i richiedenti asilo l’Europa gira spesso la testa dall’altra parte, cosa accadrà a chi, almeno sulla carta, non ‘merita’ protezione internazionale?

Nessuno tornerà nel proprio Paese di origine e dunque migliaia di invisibili, senza diritti e senza documenti,  sottoposti perciò più di altri al rischio del lavoro nero e della schiavitù sessuale, si riverseranno, come già sta accadendo, per le strade della ‘civile’ Europa.

Marina Luzzi, Corrispondente da Taranto per Avvenire ed Agensir