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51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

La Pastorale digitale va oltre la messaggistica religiosa

maggio 24, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in Evangelizzazione − Commenti disabilitati

Alcuni importanti orientamenti per la pastorale digitale sono stati già evidenziati nel Messaggio per la XLVI Giornata mondiale delle comunicazioni: il messaggio da comunicare è il Vangelo e per comunicarlo efficacemente: occorre una preparazione teologica, spirituale e mediale; comprendere che il web non è uno spazio da occupare (non basta la sola presenza); superare la logica “pubblicistica” della trasmissione (non serve a nulla inserire sempre e solo versetti della Bibbia) per assumere la logica “pastorale” della prossimità (nei social ci si incontra sempre e comunque con un altro che anche se non vediamo è reale).

Papa Benedetto XVI, già con il solo titolo (Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: nuovi media al servizio della Parola), ricorda che il compito primario del sacerdote – e di tutti i battezzati – non può che essere quello di annunciare il Vangelo: la Persona di Gesù Cristo. Si definisce che, nella Chiesa, l’azione comunicativa è «servizio alla Parola e della Parola».

Lo scenario digitale, con le sue dinamiche e con i suoi processi comunicativi, è diventato una sfida per l’azione pastorale. Innanzitutto perché, come dice il Papa, le tecnologie digitali «sono entrate da tempo a far parte degli strumenti ordinari» per la pastorale. Le nuove tecnologie permettono alle comunità ecclesiali non solo di entrare, e di mantenersi, in contatto con il proprio territorio ma soprattutto di instaurare «forme di dialogo a più vasto raggio». Dunque, è evidente che, nel ministero sacerdotale, la comunicazione digitale è una categoria importante, anzi necessaria, perché concorre alla realizzazione della comunione. Per questo motivo il Papa nel messaggio ricorda che, «convocata dalla Parola, la Chiesa si pone come segno e strumento della comunione che Dio realizza con l’uomo e che ogni sacerdote è chiamato a edificare in lui e con Lui».

In secondo luogo “lo scenario dei social network” apre notevoli prospettive e attualizzazioni per l’annuncio del Vangelo. Addirittura, evidenzia il Papa, con le dinamiche digitali «la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente, e reclama un impegno più motivato ed efficace». Per il sacerdote, tutto questo, diventa una sfida. Egli, in un certo senso, «viene a trovarsi come all’inizio di una storia nuova», è «chiamato a occuparsene pastoralmente», ossia non può delegare, l’annuncio nei media digitali, ad altri ma dovrà impegnarsi personalmente affinché, anche in questi scenari, venga fatto un buon servizio della e alla Parola.

In che modo bisogna comunicare “pastoralmente” nel digitale? Innanzitutto, evitare di «considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare». È convinzione comune ritenere che la pastorale in internet sia trasmissione d’informazioni parrocchiali o diocesane ed emissione di contenuti religiosi. Occorre, invece, farsi presenti nel web personalmente, cioè “occupare” lo spazio della rete con la relazione umana più che con i dati. Una presenza, quindi, determinata dalla «costante fedeltà al messaggio evangelico, per esercitare il proprio ruolo di animatori della comunità e annunciare il Vangelo».

L’azione pastorale può servirsi dei media per far conoscere la vita della Chiesa e aiutare a “scoprire il volto di Cristo”. È richiesta una preparazione non solo strumentale ma anche teologica e spirituale per permettere che la comunicazione sia occasione per mostrare che Dio è vicino ad ogni uomo. La maggior parte degli uomini oggi vive di tecnologia e naviga nella rete in balia non solo di alcune insidie – come la perdita del contato umano – ma anche del rischio di dimenticarsi del suo dato spirituale. Per questo, compito di chi opera nei media è quello di trovare e creare tutte le occasioni per incontrare l’altro «assicurando la qualità del contatto umano e l’attenzione alle persone e ai loro bisogni spirituali». È una questione di responsabilità: i cristiani devono offrire «agli uomini che vivono questo tempo digitale i segni necessari per riconoscere il Signore».

La Chiesa nel digitale è chiamata ad esercitare una “diaconia della cultura”, l’azione pastorale non può ridursi ad una sorta di messaggistica religiosa ma deve assumere uno stile culturale per una comunicazione del Vangelo capace veramente di toccare “i cuori, i desideri di assoluto e di verità” di quanti non credono ma che sono in contatto con il sentire religioso. Il web, in questo senso, diventa un’opportunità perché è diventato il “cortile dei gentili” del nostro tempo, dove «anche coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto» possono diventare i destinatari della buona notizia.

Alessandro Palermo (@Amandil5)

(dal Messaggio per la XLIV Giornata Mondiale delle Comunicazioni “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: nuovi media al servizio della Parola” di PP. Benedetto XVI)