Paoline Chi siamo logo_sp Sostenitori
51a Giornata delle Comunicazioni Sociali
28 maggio 2017
Tema: Comunicare speranza e fiducia
nel nostro tempo

Con Twitter e Instagram anche i Papi sono diventati social

giugno 25, 2016 − by settimanadellacomunicazione − in Reti sociali − Commenti disabilitati

Alessandro Palermo

La Chiesa non può non abbracciare la cultura e la comunicazione digitale anche perché, parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo, significa entrare nello scenario digitale perché ad “abitarlo” sono proprio gli uomini.[1] E negli scenari digitali a essere protagonisti assoluti sono isocial network, “luoghi” privilegiati per sperimentare,

attraverso adeguate dinamiche comunicative, reali occasioni di confronto e di relazione. È per tali motivi, allora, che la Chiesa si sta rendendo presente all’intero del complesso universo dei social, come diceva Giovanni Paolo II, la Chiesa deve cogliere tutte «le opportunità offerte dalla comunicazione come percorsi dati provvidenzialmente da Dio per accrescere la comunione e rendere più incisivo l’annuncio».[2] E nell’attuale scenario digitale, i social media diventano scenari comunicativi per la testimonianza del messaggio evangelico perché, come ricorda Papa Francesco, «grazie alla rete il messaggio cristiano può viaggiare fino ai confini della terra. Aprire le porte delle chiese significa aprirle anche all’ambiente digitale».[3]

È con Benedetto XVI che per la prima volta un Papa entra realmente nei social networkin particolare in Twitter con l’account @Pontifex attivato direttamente dal Pontefice lo scorso 12 dicembre 2012. Il primo tweet del Papa fu “con gioia mi unisco a voi”, questo Suo desiderio si è mantenuto “attivo” in seguito anche ad alcune resistenze riguardo alla scelta social del Pontefice. Ad oggi, l’account in italiano ha raggiunto 3.598.439 followers. Antonio Spadaro, intervistato da Alessandro Gisotti per Radio Vaticana, ha evidenziato che il Papa approda su Twitter per incontrare gli uomini e annunciare il vangeloLa Chiesa deve convincersi che ormai i messaggi di senso passano anche attraverso le reti sociali. La Chiesa, continua Spadaro, ha sempre avuto passione per l’umanità, quindi non può tenersi fuori dai social network.[4]

Il magistero comunicativo di Benedetto XVI può essere considerato lungimirante perché è con i suoi Messaggi per le giornate mondiali delle comunicazioni sociali che, per la prima volta, si comincia a parlare concretamente di evangelizzazione e di pastorale “nei” e “con” i social. Nei Messaggi degli ultimi tre pontificati, infatti, ce ne sono alcuni che possono essere considerati come una sorta di compendio per la pastorale digitale e gli orientamenti più interessanti sono stati evidenziati proprio da Benedetto XVI.

Benedetto XVI ci ricorda che «il modo di comunicare, la comunicazione in se stessa, sta cambiando; si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale».[5] Per una pastorale digitale si richiede, quindi, «una comprensione attenta» dei nuovi processi comunicativi, al fine di rendere «significativa la presenza» della Chiesa nella rete e una presa di coscienza, in merito al fatto, che«le reti sociali sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo». Viene ribadito, pertanto, che la Chiesa è chiamata ad agire pastoralmente anche nella rete esclusivamente perchéil web – oggi strutturato con social media – non è un mondo virtuale, parallelo a quello reale ma «parte della realtà quotidiana di molte persone, frutto dell’interazione umana».[6]

Nel Messaggio per la XLIV giornata delle comunicazioni, Benedetto XVI ricorda inoltre che nella Chiesa, l’azione comunicativa è fondamentalmente «servizio alla Parola e della Parola»un servizio che non avviene semplicemente con «l’inserimento di contenuti dichiaratamente religiosisulle piattaforme dei diversi mezzi, ma testimoniando con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, preferenze, giudizi che siano coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita».[7]

Inoltre, l’efficacia comunicativa del Vangelo non dipende «dalla popolarità o dalla qualità di attenzione che riceve» perchè la sua verità non è un “oggetto di consumo” e non va resa con linguaggi e forme “accettabili”, ma occorre “comunicarla nella sua integrità” tenendo presente che è sempre «un dono che richiede una libera risposta».[8]

Se è con Papa Benedetto XVI che la Chiesa comincia a scommettere sui social, con Papa Francesco incomincia, invece, ad affrontare le sfide comunicative del digitale. Come evidenzia Alessandro Gisotti, in un suo intervento alla Giornata accademica dell’Università di Salamanca, la comunicazione di Francesco è radicata in una cultura dell’incontro, ricca di espressioni e d’immagini (Dio spray, Chiesa babysitter) tutte perfettamente conciliabili con la cultura digitale dei social network. Gisotti sottolinea che il suo è «un modo di parlare semplice, inclusivo, aperto a tutti, immerso nella contemporaneità pur comunicando un messaggio senza tempo e sempre nuovo», e appunto per questo che Francesco fa successo sui social network: pur non essendo un esperto dei social incarna le modalità comunicative del digitale.[9]

Detto ciò si comprendono perfettamente alcune sue scelte. Innanzitutto il proseguimento comunicativo con l’account Twitter @Pontifex, l’avvio della riforma dei media vaticani e l’apertura di un nuovo account @Franciscus sul popolare social media Instagram. Per Antonio Spadaro, Francesco sbarca su Instagram perché condivide la “logica comunicativa dei selfie”. Ecco perché una presenza su Instagram: «condividere immagini non soltanto per un loro valore simbolico, ma innanzitutto perché sono veri e propri gesti che permettono di condividere un pezzo di vita vissuta».[10]

Dario Edoardo Viganò, spiega che la presenza su Twitter e Instagram, «non è una esclusivamente un lavoro di staff. Quella del Papa è una presenza reale che ha voluto fortemente, per poter continuare a raccontare e a descrivere le vie della tenerezza e della misericordia». Viganò evidenzia che «per Twitter è il Santo Padre a scegliere le frasi che vengono postate; su Instagram, invece, vengono rilanciate frasi e foto, pensate come prolungamento della sua attività e del pensiero giornaliero».[11]

Per Papa Francesco, come ha evidenziato nel messaggio per la 50° giornata delle comunicazioni, la comunicazione essendo prossimità deve essere segno di misericordia nelle parole e nei gesti sia nell’ambiente fisico che in quello digitale dei social networkLa sua autenticità non dipende dalla tecnologia ma dal cuore dell’uomo e nelle reti sociali, pertanto, ci si può veramente accarezzare o ferire perché lì ci sono persone che, anche se non vediamo, sono reali e per questo il loro utilizzo richiede una grande responsabilità.[12]

Un esempio di prossimità comunicativa ci è stata testimoniata lo scorso 8 maggio dal Santo Padre con la pubblicazione di un suo chirografo, in occasione della 50° Giornata delle comunicazioni, nei suoi account ufficiali (Twitter e Instagram). Qui personalmente ha voluto rispondere ai tanti che li chiedevano benedizioni e preghiere e grazie ai social network ha potuto farsi prossimo a tutti (il messaggio autografo è stato tradotto in 40 lingue) con la sua preghiera e la sua benedizione.

[1] Cfr. Benedetto PP. XVI, Discorso ai partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali (2011).

[2] Cfr. Giovanni Paolo PP. II, Lettera apostolica: Il rapido sviluppo (2005), n. 6.

[3] Cfr. Francesco PP., Messaggio per la XLVIII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2014).

[4] Cfr. A. Spadaro, Su Twitter il Papa si mette in gioco per incontrare l’uomo di oggi, in URL <http://www.news.va/it&gt;.

[5] Cfr. Benedetto PP. XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2011).

[6] Cfr. Benedetto PP. XVI, Messaggio per la XLVII Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2013).

[7] Cfr. Benedetto PP. XVI, Messaggio per la XLIV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2010).

[8] Cfr. Benedetto PP. XVI, Messaggio per la XLV Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2011).

[9] Cfr. A. Gisotti, I linguaggi di Francesco, intervento alla giornata accademica della Fondazione Poalo VI della Pontificia Università di Salamanca.

[10] Cfr. A. Spadaro, Perché Papa Francesco “sbarca” su Instagram?, in URL <http://www.cyberteologia.it&gt;.

[11] Cfr. E. D. Viganò in URL <http://agensir.it/quotidiano/2016/5/9&gt;.

[12] Cfr. Francesco PP., Messaggio per la L Giornata mondiale delle comunicazioni sociali (2016).

(tratto da https://elementidipastoraledigitale.wordpress.com/)